Si può essere cattolici e, al contempo, liberali?

Si può agire e si può essere agiti. Si agisce quando, essendo in nostro potere fare A o B, si sceglie ad esempio di fare A. Si è agiti, viceversa, quando non è in nostro potere compiere scelta alcuna: vuoi perché la nostra coscienza c’impone di fare una determinata cosa; vuoi perché la medesima cosa ci viene imposta dall’esterno, da qualcheduno.

Ebbene, Dio ha dato all’uomo la forma più assoluta di libertà: il libero arbitrio, la possibilità di scegliere; di agire, dunque, e non di essere sempre e solo agiti. Ha indicato agli uomini la Via. Lasciandoli, però, liberi di seguirla o meno. E solo coloro che avranno scelto liberamente la Virtù, cioè senza esservi costretti da alcuno, alla fine, probabilmente, verranno premiati col Paradiso e la vita eterna. Perché il valore di un comportamento virtuoso è dato solo dal fatto ch’esso integri il frutto di una libera scelta. Si è virtuosi, in sostanza, solo quando, potendo scegliere di fare tanto il bene quanto il male, si decide di fare il bene. Si è fedeli alla propria donna, ad esempio, solo quando, pur avendo la possibilità di tradirla, si decide di non farlo.

Ecco, molti cattolici, soprattutto quelli impegnati in politica o che di quest’ultima s’occupano in qualche modo, ad esempio scrivendo sui giornali, questa banale verità l’hanno dimenticata; o fingono d’ignorarla.

Essi cianciano di Libertà della Persona, sovente. E con la stessa frequenza, però, propongono di limitarla, in qualunque modo. Quella stessa Libertà che non è altro che la forma attraverso cui prende corpo il libero arbitrio che Dio ha dato ad ogni uomo.

Molti cattolici, pur dicendo di agire in nome di Dio, dunque, ne calpestano il Disegno e la Volontà.

Dio ha fiducia nell’Uomo, anche perché lo ha fatto a propria immagine e somiglianza; molti cattolici, a cominciare da quelli che albergano in Vaticano e in Parlamento, no.

Essi vorrebbero imporgli la Virtù. Vorrebbero non avesse altra possibilità che seguire la Via Maestra. E vorrebbero, e qui veniamo all’aspetto politico della questione, che lo stato si facesse carico di questa Missione: approvando leggi che ricalcassero pedissequamente la Legge, e che ne contenessero i precetti. Precisamente quanto avviene nei paesi in cui domina la Sharia. Un abominio.

Si prenda, ad esempio, Antonio Socci (persona di cui il sottoscritto, pur non avendo il dono della Fede, ha massima stima perché, assai spesso, attraverso i suoi scritti riesce a capire – e quasi a vedere – cosa sia l’amore di cui Dio fa dono alle persone religiose).

Ebbene, stamane, lo “strano cristiano”, coma ama definirsi, su Libero ha lanciato strali contro un provvedimento varato dal governo Monti: quello che consente ai commercianti di alzare le saracinesche anche la domenica; il giorno che andrebbe consacrato al Riposo.

Leggiamo alcuni stralci del suo articolo:

«Monte Mario è una collinetta che sovrasta il Vaticano. Non vorrei che Monti Mario pretendesse di sovrastare Dio stesso, spazzando via, con un codicillo, quattromila anni di civiltà giudaico-cristiana (e pure islamica) imperniata sul giorno del Signore, «Dies Dominicus». Comandamento divino, nel Decalogo di Mosè, che è diventato il ritmo della civiltà anche laica, dappertutto. Perfino in Cina. Il codicillo del governo che «abolisce» Dio (o meglio abolisce il diritto di Dio che è stato il primo embrione dei diritti dell’uomo, come vedremo) è l’articolo 31 del «decreto salva Italia». Dove praticamente si decide che dovunque si possono aprire tutti gli esercizi commerciali 7 giorni su 7 e 24 ore al giorno (…).

Sembra una banale norma amministrativa, invece è una svolta di (in)civiltà perché abolendo la festa comune – e i momenti comuni della giornata – distrugge non solo il fondamento della comunità religiosa, ma l’esperienza stessa della comunità, qualunque comunità, dalla famiglia a quella amicale e ricreativa dello stadio. Distrugge la sincronia sociale dei tempi comuni e quindi l’appartenenza a un gruppo, a un popolo. Per questo c’è l’opposizione indignata della Chiesa e dei sindacati (pure di associazioni di commercianti). La cosa infatti non riguarda solo chi – per motivi religiosi – vede praticamente abolita la domenica, il giorno del Signore (per i cristiani è memoria della Resurrezione di Cristo e simbolo dell’Eterno in cui sfocerà il tempo).

Riguarda tutti, ci riguarda come famiglie, come comunità locali o particolari (…).La regola di un giorno di festa comune, non individuale, ma comune (sia per la liturgia religiosa che per le liturgie laiche), è infatti ciò che ci permette di riconoscerci. Ciò che consente di stare insieme ai figli, di vedere gli amici (allo stadio, al mare, in campagna, in bici, a caccia), di ritrovarsi con i parenti, di dar vita ai tanti momenti comuni o associativi».

Ecco, per il momento fermiamoci qui.

Per Socci, dunque, la facoltà concessa ai commercianti di aprire i negozi anche la domenica, produrrà un’ecatombe. E per le ragioni che ha esposto e che è inutile ribadire.

Il fatto che Socci subdolamente omette di dire, però, è che a nessuno verrà fatto obbligo di lavorare la domenica: verrà solo riconosciuta la libertà, oggi negata, e a chi vorrà fruirne, di alzare le serrande anche quel giorno. Niente in più.

Trattasi solo e soltanto di un’opportunità che vedrà il favore di quei lavoratori, e sono milioni, che nel corso della settimana, lavorando ogni giorno fino a tarda ora, non hanno tempo o possibilità di fare compere; magari nemmeno di acquistare qualcosa da mettere sotto i denti: visto che quando lasciano l’ufficio, i negozi sono tutti chiusi. Lo si chieda ai single, o alle coppie in cui tanto il marito quanto la moglie lavorano.

E non è vero che i padri e le madri non avranno tempo da trascorrere con i figli; che le famiglie si sfasceranno e che l’Anticristo poggerà i propri artigli sulla Terra. Anzi. I genitori, più di quanto non facciano oggi, la domenica potranno dedicare attenzione ai figli, soddisfandone, cosa che negli altri giorni è loro impossibile perché lavorano, anche i bisogni materiali (che, se non appagati, potrebbero magari nuocere anche alla loro anima). Potranno, naturalmente, solo se lo vorranno.

La verità, però, è un’altra. E Socci, alla fine, ha il coraggio di esplicitarla senza più reticenze:

«Il «giorno del Signore» nasce quattromila anni fa per affermare che tutto appartiene a Dio. Ed è significativo che il comandamento del riposo che fu dato da Dio nella Sacra Scrittura riguardasse – in quell’antichissima civiltà – anche servi, schiavi e animali: era il primo embrione in forma di legge di una liberazione, di un riconoscimento della dignità di tutti, che poi si sarebbe affermato col cristianesimo (…).

La presunzione di Monti nel chiamare «salva Italia» il suo decreto tartassatorio, oltreché irridente è quasi blasfema. Per i cristiani infatti a «salvare» è solo Dio. Non imperatori, tecnocrati, partiti, condottieri, duci o idoli vari».

Ecco. Socci ha fatto questa intemerata perché è stato punto nel vivo, come cattolico. Perché gli si è toccata la Domenica, che è il “giorno del Signore”. E, in quel dì, ad ogni buon cattolico è fatto obbligo di andare a messa e riposare. E, siccome “tutto appartiene a Dio”, anche la legge di una Repubblica, e soprattutto ciò che in essa è prescritto, deve soggiacere a questa regola.

Solo che, e ritorniamo a ciò che si è detto al principio del post, Dio non ha imposto alcunché all’Uomo. Gli ha solo indicato la Via. Gli ha detto: fai questo e quest’altro, altrimenti sarai dannato. Però poi lo ha lasciato sommamente libero.

Socci, invece, e quelli come lui, in niente diversi dai talebani (se non nel fatto che non abbiano confidenza con la violenza), vorrebbero privare l’Uomo di ogni libertà; e usare le leggi della Repubblica per imporgli di vivere secondo i dettami della Legge.

Per questo mi chiedo: è possibile per un cattolico essere liberale? È possibile per un cattolico, soprattutto se impegnato in politica, vivere la propria Fede senza pensare di avere il diritto – se non addirittura: il dovere – d’imporla anche agli altri? È possibile per un cattolico rispettare, per davvero e fino in fondo, il libero arbitrio che il suo Dio ha dato a ciascuno di noi?

A quanto pare, no.



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10 Responses to "Si può essere cattolici e, al contempo, liberali?"

  • diggita.it says:
  • Leo Vadala says:
  • camelot says:
  • Leo Vadala says:
  • bruno says:
  • domenico says:
  • camelot says:
  • camelot says:
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