D’Alema: sono affetto da una rara forma di masochismo e, talvolta, ho anche amnesie selettive alquanto imbarazzanti

Nel 1985, Massimino D’Alema, allora segretario regionale pugliese del Pci, ebbe a farsi corrompere da un faccendiere, tale Francesco Cavallari; accettando da lui un finanziamento illecito, dell’ammontare di 20 milioni di lire, a favore del partito. Nel 1994, poi, per questa vicenda finì indagato; ma, fortunatamente per lui, l’anno dopo la sua posizione fu archiviata per decorrenza dei termini di prescrizione.

Ecco cosa disse il Gip, Concetta Russo:

«Uno degli episodi di illecito finanziamento riferiti, e cioè la corresponsione di un contributo di 20 milioni in favore del Pci, ha trovato sostanziale conferma, pur nella diversità di alcuni elementi marginali, nella leale dichiarazione dell’onorevole D’Alema, all’epoca dei fatti segretario regionale del Pci. Con riferimento all’episodio riguardante l’illecito finanziamento al Pci, l’onorevole D’Alema non ha escluso che la somma versata dal Cavallari fosse stata proprio dell’importo da quest’ultimo indicato».

Prese la mazzetta e lo confessò finanche in tribunale.

Un corrotto reo confesso, dunque. E che, però, pare non ricordarlo:

«Sì ai codici etici, ma è tempo di fare una legge sui partiti che li solleciti ad autoregolarsi, che introduca criteri di controllo e trasparenza e meccanismi premiali e dissuasivi».

In poche parole:

«Che i partiti che mettono in lista i corrotti siano esclusi dai rimborsi elettorali».

Resta da capire se ci faccia o se ci sia.



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  • diggita.it says:
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