Incremento della pressione fiscale: quanto dipende da Monti e quanto, invece, da Berlusconi e Bossi

La Corte dei Conti, come noto, ieri ha diffuso i dati relativi alla pressione fiscale negli anni 2012-2014.

Vediamo come ne ha parlato Enrico Zanetti, direttore di Eutekne.info, sul quotidiano online Linkiesta:

«(…) Il presidente della Corte dei conti ha sottolineato come la pressione fiscale sia destinata a superare il 45%, polverizzando ogni precedente record del nostro Paese (43,7% nel 1997) e ponendoci ai primissimi posti delle graduatorie mondiali. Per la precisione, la pressione fiscale dovrebbe attestarsi nel 2012 al 45,15; nel 2013 al 45,70% e nel 2014 al 45,54 per cento. In realtà, causa le revisioni al ribasso delle stime di crescita del Pil, è altamente possibile che, in assenza di correttivi, già dal 2013 si possa superare la soglia del 46 per cento (…).

A parte gli aumenti delle accise sui carburanti e, con le buste paga di questo mese di marzo, la presa di coscienza degli effetti dell’aumento retroattivo delle addizionali all’Irpef, la gran parte dell’aumento delle tasse ha ancora da produrre i suoi drammatici effetti. Il clou è previsto da giugno in avanti, quando, tra Imu ed aumento dell’Iva, gli italiani sborseranno oltre 14 miliardi di tasse aggiuntive e vedranno all’opera anche gli ulteriori, quanto inevitabili effetti inflazionistici sui consumi.

Sarà allora che capiranno come non è stata salvata l’Italia, bensì lo Stato italiano, inteso come struttura, apparati, capacità di spesa e relativo potere esercitabile: tutte cose rimaste sostanzialmente invariate, rispetto allo status quo ante crisi (…)».

Ecco, leggendo queste considerazioni, peraltro condivisibili, si è praticamente indotti a ritenere che i summenzionati incrementi della pressione fiscale siano, per intero, responsabilità del governo Monti. Cosa che non è (come qui si è raccontato più e più volte).

Per appurarlo, è sufficiente leggere ciò che lo stesso Enrico Zanetti scriveva, a commento delle cifre contenute nel Documento Economico Finanziario 2011-2014 (approvato dall’allora governo Berlusconi-Bossi), il 24 settembre 2011; e proprio sul sito Eutekne.info:

«(…) La nostra attenzione è stata attirata dall’aggiornamento del dato della pressione fiscale attesa, messo in bella evidenza anche nella nota stampa di accompagnamento dell’articolato documento: 42,7% per il corrente anno 2011; 43,8% per il 2012, 43,9% per il 2013 e 43,7% per il 2014 (…).

Ciò nondimeno, stupiva non vedere superata quella soglia del 44% che, secondo le elaborazioni effettuate da tutti i principali centri studi, ivi compreso il nostro, avrebbe invece dovuto essere tristemente surclassata, dopo questa lunga estate di aggravi fiscali (…).

Posto che, successivamente a quello studio, la conversione in legge del DL 138/2011 aveva comportato la reintroduzione, seppure attenuata, del contributo di solidarietà e, soprattutto, l’aumento di un punto percentuale dell’IVA ordinaria, sarebbe stato lecito aspettarsi, a consuntivo della manovra, una pressione fiscale attesa leggermente superiore in corrispondenza di ciascuno degli anni interessati.

Così è stato per il 2011 e il 2012, ma non per il 2013 e il 2014, i quali anzi, in modo invero sorprendente, risulterebbero attestarsi su livelli di pressione fiscale attesa sensibilmente inferiori e comunque prudentemente al di sotto della soglia psicologica (e mediatica) di quel 44% mai superato prima nella pluridecennale storia del Paese.

Un errore di calcolo, nostro come di altri centri studi, figlio del pressapochismo e del desiderio di dare fiato a un sensazionalismo catastrofista?

In verità, no.

Basta, infatti, approfondire la lettura delle 26 pagine del DEF, anziché fermarsi alla sintetica (…) per rendersi conto che i dati di pressione fiscale attesa messi in evidenza per il 2012, 2013 e 2014 sono calcolati al netto delle maggiori entrate che dovranno essere assicurate dal taglio delle agevolazioni fiscali (4 miliardi di euro sul 2012 che salgono a 16 miliardi sul 2013 e arrivano infine a 20 miliardi a partire dal 2014), oppure dal ridisegno complessivo del sistema fiscale, nel caso in cui si riesca a pervenire a una sua riforma organica entro la fine del 2012 (…).

La pressione fiscale attesa dei veri anni (…), sulla base delle risultanze del DEF stesso e non di altre elaborazioni, va più correttamente quantificata nel 44,07% sul 2012, nel 44,84% sul 2013 e nel 44,83% sul 2014».

Morale della favola: per sapere di quanto Monti abbia effettivamente incrementato la pressione fiscale, da quando è al governo, è necessario sottrarre ai dati diffusi ieri dalla Corte dei Conti, quelli divulgati da Zanetti il 24 settembre scorso.

Nel 2012, stando alle cifre del Def varato dall’esecutivo Berlusconi-Bossi, la pressione fiscale avrebbe dovuto attestarsi al 44, 07%, contro il 45,15 di cui ha parlato ieri la Corte dei Conti: la differenza imputabile a Monti, dunque, è di 1,08%.

Nel 2013, la pressione fiscale sarebbe dovuta arrivare al 44,84% e, invece, arriverà al 45,70%: la differenza imputabile al Bocconiano è di 0,86%.

Nel 2014, infine, la pressione fiscale sarebbe dovuta arrivare al 44,83% contro il 45,54 oggi atteso: la differenza, sempre imputabile a Monti, in questo caso è di 0,71%.

Insomma: pagheremo più tasse (sai che scoperta!). Ma la colpa è solo in parte del Professore.

E dirlo chiaramente, è un fatto di serietà.

P.S. Naturalmente, la pressione fiscale, come qualunque altro rapporto abbia al denominatore il Pil, aumenta se quest’ultimo diminuisce. E occorre sempre ricordarlo. Soprattutto se è prevista una contrazione del Pil stesso.

P.P.S.S. Nel 2008, quando Berlusconi venne eletto, la pressione fiscale era al 42,8%.



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11 Responses to "Incremento della pressione fiscale: quanto dipende da Monti e quanto, invece, da Berlusconi e Bossi"

  • loretta says:
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  • camelot says:
  • WolfNet says:
  • camelot says:
  • Paolo says:
  • Paolo says:
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