La concussione e l’ossessione anti-Cav

Per loro è un’ossessione, sempre e comunque, e nonostante ora conti meno di niente (o quasi).

Sicché non stupisce che la Repubblica e Il Fatto Quotidiano, da qualche giorno, stiano lanciando strali contro un disegno di legge presentato da vari esponenti del Pd, tra cui Anna Finocchiaro, sostenendo esso sarebbe finalizzato a depenalizzare il reato di concussione onde favorire il Grande Inceronato, ovvero il Berlusca, nel processo Ruby.

Ma le cose stanno così?

Assolutamente no. Prova ne sia il fatto che il ddl non fa altro che ricalcare pedissequamente il contenuto di un’altra proposta di legge presentata, udite udite, addirittura dall’Italia dei Valori. A riferirlo è il responsabile del dipartimento Giustizia e Sicurezza del partito dipietrista, Luigi Li Gotti:

«Mi appaiono non giustificate le preoccupazioni collegate alla proposta di modifica del reato di concussione, riferite al processo Berlusconi-Ruby. Infatti, nel seguire le indicazioni della convenzione di Strasburgo anticorruzione, si vuole evitare, quanto spesso è accaduto, ossia il fatto che il corruttore, dopo aver ricevuto una indebita utilità dal corrotto, accampi una causa di giustificazione, asserendo d’essere vittima di concussione. In effetti, oggi il reato di concussione, è costruito sulla condotta del concussore subita dalla vittima.

La proposta di modifica,  è nel senso di collocare la condotta di concussione, nel reato di estorsione (…).

La  proposta di modifica  trasferisce,  quindi,  nell’estorsione,  la condotta estorsiva commessa dal pubblico ufficiale. Nessuno, allora,  vuole eliminare una condotta delittuosa oggi esistente,  ma chiamarla diversamente e aggravando le pene. Proprio per tale ragione,  nel processo Berlusconi – Ruby, si continuerebbe ad applicare la norma attuale,  prima cioè dell’eventuale modifica ,  perchè norma più favorevole,  prevedendo una pena più bassa.

Ecco,  la ragione che mi lascia perplesso,  sul grido di allarme circa il  rischio di sparizione di un reato. Comunque,  la proposta dell’IDV  (che PD ha ripreso con proprio ddl),  proprio perchè proposta,  è suscettibile di modifiche per allontanare quei rischi che io,  in verità,  non vedo».

Quindi, a detta del dipietrista Li Gotti, non solo non si depenalizzerebbe la concussione, con la succitata legge, ma la si punirebbe anche più severamente. Spezzettandola in tre distinti reati.

Esattamente quanto ha riferito, qualche giorno fa, la pidina Donatella Ferranti (prima firmataria del ddl):

«Qui non si cancella niente, si prevedono altre fattispecie, dove la minaccia, anche larvata, dà il via all’estorsione aggravata, dove la concussione per induzione rientra a pieno titolo nella corruzione, dove l’abuso di funzione, una nuova figura di reato, è punito fino a 5 anni. Da anni, ce lo chiede l’Ocse di rivedere la concussione».

L’Ocse formula tale richiesta, e dal 1997, perché il reato di concussione non è previsto in alcun ordinamento europeo, come scrive il Corriere della Sera:

«L’Italia viene sollecitata a modificare il reato di concussione che non ha corrispondenza nella maggior parte dei paesi occidentali (…). L’Ocse invita l’Italia a ristrutturare integralmente il reato di concussione rubricandolo come estorsione (quando ci sono violenza o minaccia, anche implicita) o come corruzione».

E della richiesta dell’Ocse ebbe a parlare, un mese fa, anche Piercamillo Davigo (già membro del pool di Mani Pulite):

«Devo segnalare che si tratta di una norma che l’O.C.S.E. ci chiede da tempo di cambiare. Infatti contiene due ipotesi distinte: quella della costrizione e quella dell’induzione. La prima non pone problemi, perché può essere ricondotta all’uso di violenza o minaccia, ma allora sarebbe più ragionevole ricondurla all’ipotesi dell’estorsione, con una specifica aggravante per il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio. L’induzione è invece evanescente e – poiché secondo la giurisprudenza ormai consolidata – la concussione per induzione non è incompatibile con il fatto che il privato tragga anche vantaggi dal compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio o dall’omissione di atti d’ufficio da parte del funzionario pubblico, finisce per consentire ai corruttori di gabellarsi per concussi».

Il resto è aria fritta.



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