Si sta come d’autunno sul Titanic i passeggeri. E, per di più, al comando ci sono quattro Schettino

È che si credono dannatamente intelligenti e furbi.

Pensavano, infatti, di poterla sfangare anche questa volta: che quattro liberalizzazioni all’acqua di rose, condite con una spruzzatina di semplificazioni ed un goccio di serietà (la riforma delle pensioni), sarebbero bastate a far mutare idea agli investitori stranieri. Neanche costoro fossero i più grandi minus habens esistenti sulla faccia della Terra.

Pensavano, evidentemente, di chiudere la partita à l’italiana (o à la greca, che è la stessa cosa): nascondendo, more solito, la polvere sotto il tappeto. E che sarebbe stato sufficiente piazzare a Palazzo Chigi un front-man di indiscussa fama, serietà e competenza per rendere credibile l’usuale gioco delle tre carte.

Pensavano, insomma, che tutti avrebbero abboccato all’amo. Che nessuno si sarebbe reso conto che, sotto sotto, i provvedimenti che l’esecutivo del Professore andava licenziando, erano null’altro che pannicelli caldi: un’aspirina impiegata per curare un cancro ai polmoni.

Ché si credono dannatamente intelligenti e furbi.

Pensavano che, nonostante la Bce avesse richiesto draconiani tagli alla spesa corrente, nessuno avrebbe avuto alcunché da eccepire se, in luogo degli stessi, si fossero operati brutali incrementi del prelievo fiscale. D’altra parte, si sa, la crescita è stimolata dalle tasse: lo si legge e raccomanda (ad uso dei governanti) in tutti i manuali di Macro Economia.

Pensavano, altresì, che, se invece di rendere più flessibile in uscita il mercato del lavoro (e conveniente per le imprese assumere a tempo indeterminato), onde secondare le raccomandazioni della Ue e superare il dualismo tra insiders ed outsiders, lo si fosse reso ancora più rigido, in uscita (con la burocrazia) e in entrata (con un appesantimento fiscale per le aziende), gli investitori esteri, non avendo alcuna alfabetizzazione macroeconomica, in quanto sempre e solo laureati in Giurisprudenza, come Alfano e Casini (e, prima di loro, Tremonti), avrebbero accolto di buon grado la riforma giudicandola, per di più, «epocale»; nonché utile a rilanciare l’economia e l’occupazione, e non buona, invece, soltanto a strozzare e l’una e l’altra.

Pensavano, ancora, che, se non avessero mai nemmeno preso in considerazione l’ipotesi di falcidiare lo stock di debito privatizzando parte dell’immenso patrimonio dello stato (ammontante a 1.800 miliardi di euro), nulla sarebbe accaduto: in fondo, perché mai ridurlo visto che la crisi economica dell’Eurozona è stata dovuta, sin dal principio, solo al fatto che taluni paesi, a cominciare dall’Italia, crescendo poco ed essendo indebitati fino al collo, apparissero esposti, a ragion veduta, a forte rischio default? Non v’era ragione di farlo.

Pensavano, insomma, che, dopo la Lega, anche l’Europa ed il mondo intero si fossero italianizzati e “terronizzati”. E che, pertanto, nessuno si sarebbe accorto del bluff; o che, se anche fosse capitato, si sarebbe di certo chiuso un occhio (se non due).

Ché si credono dannatamente intelligenti e furbi.

Il problema, però, è che non lo sono. Nemmeno un po’.

Sicché ieri, come era facile prevedere, in Borsa si è tornati a ballare: Piazza Affari ha perso il 5% e il differenziale tra Btp e Bund è salito a 410 punti base. A nulla rilevando, poi, che oggi le cose siano andate meglio: è solo speculazione (ieri si è giocato al ribasso, vendendo, per comperare oggi ad un prezzo più conveniente).

Quello che deve essere chiaro, e su cui gli analisti concordano, è che siamo ritornati alla casella di partenza: lo tsunami finanziario che l’estate scorsa aveva sconquassato il nostro paese, è di nuovo in prossimità delle nostre coste; e, tra maggio ed agosto, tornerà a flagellarci.

E la colpa è solo dei signori Alfano, Bersani, Casini e Fini. I quali non solo hanno boicottato taluni provvedimenti dell’esecutivo Monti, è il caso ad esempio delle liberalizzazioni (che avrebbero rinvigorito il nostro Pil), ma gli hanno anche intimato di fottersene delle perentorie richieste della Bce, ch’erano finalizzate a farci varare riforme liberiste e di destra, imponendogli di continuare a seguire la “via socialista”: nessun taglio alla spesa corrente (per rendere meno oneroso il peso dello stato al contribuente); nessuna privatizzazione (per ridurre lo stock di debito ed allontanare da noi il rischio default); nessuna significativa liberalizzazione (per rimettere in moto la crescita e rendere più sostenibile il debito); nessuna modifica, in senso liberale, alle regole che disciplinano il mercato del lavoro (per favorire il riassorbimento della disoccupazione).

Galleggiavamo nella merda, l’estate scorsa, e continuiamo a farlo.

E al comando della tinozza-Italia, per di più, ci sono quattro Schettino (prima, almeno, ve n’era uno solo e soleva circondarsi anche di belle donne).

In bocca al lupo, guagliò.



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11 Responses to "Si sta come d’autunno sul Titanic i passeggeri. E, per di più, al comando ci sono quattro Schettino"

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  • Augusto says:
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