Contrordine, compagni: la CO2 non c’entra una mazza col riscaldamento globale che, per inciso, manco esiste. Parola di James Lovelock, padre dell’ipotesi Gaia

Correva l’anno 2006. E, dalle colonne del quotidiano britannico The Independent, il teorico dell’”ipotesi Gaia”, lo scienziato ed ambientalista James Lovelock, riferendosi al cosiddetto riscaldamento globale, con tono apodittico dichiarava:

«Devo dirvi, come membri della famiglia della Terra e parte intima della stessa, che voi e soprattutto la civiltà siete in grave pericolo» («I have to tell you, as members of the Earth’s family and an intimate part of it, that you and especially civilisation are in grave danger»).

«Prima della fine di questo secolo miliardi di noi moriranno. Le ultime persone che sopravviveranno si troveranno nell’Artico dove il clima resterà tollerabile» («Before this century is over billions of us will die and the few breeding pairs of people that survive will be in the Arctic where the climate remains tolerable»).

«Abbiamo fatto ammalare Gaia e presto la sua condizione peggiorerà in uno stato comatoso (…). Noi siamo responsabili e ne subiremo le conseguenze: con l’avanzare del secolo, la temperatura salirà di 8 gradi centigradi nelle regioni temperate e di 5 gradi ai tropici» («We have given Gaia a fever and soon her condition will worsen to a state like a coma (…).We are responsible and will suffer the consequences: as the century progresses, the temperature will rise 8 degrees centigrade in temperate regions and 5 degrees in the tropics»).

A più di un lustro di distanza, l’insigne catastrofista e sostenitore della teoria del Global Warming, ha mutato radicalmente opinione; e, intervistato dal quotidiano online Msnbc, ha chiesto scusa per le sesquipedali sciocchezze che nel passato aveva postulato:

«Il problema è che non sappiamo cosa stia facendo il clima. Credevamo di saperlo venti anni fa. Ciò che ha portato alla pubblicazione di alcuni testi allarmistici – incluso il mio – perché tutto allora sembrava chiaro, ma non è accaduto» («The problem is we don’t know what the climate is doing. We thought we knew 20 years ago. That led to some alarmist books – mine included – because it looked clear-cut, but it hasn’t happened»).

«Il clima sta facendo i suoi soliti trucchi. Non c’è più niente che indichi che (il surriscaldamento, ndr) si stia realmente verificando ancora. Avremmo dovuto essere a metà strada verso un mondo carbonizzato ora» («The climate is doing its usual tricks. There’s nothing much really happening yet. We were supposed to be halfway toward a frying world now»).

«Il mondo non si è riscaldato molto dall’inizio del nuovo millennio. Dodici anni sono un tempo ragionevole … (la temperatura) è rimasta pressoché costante, mentre avrebbe dovuto essere in aumento l’anidride carbonica è in aumento, non c’è dubbio su questo» («The world has not warmed up very much since the millennium. Twelve years is a reasonable time… it (the temperature) has stayed almost constant, whereas it should have been rising — carbon dioxide is rising, no question about that»).

«Ho fatto un errore» («I made a mistake»).

Un errore che al mondo intero è costato centinaia – forse migliaia – di miliardi di dollari per contenere le emissioni di CO2.

Da leggere, sull’argomento, anche: Riscaldamento globale? Senz’altro! I dati mostrano che da 15 anni la temperatura del pianeta non aumenta.



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16 Responses to "Contrordine, compagni: la CO2 non c’entra una mazza col riscaldamento globale che, per inciso, manco esiste. Parola di James Lovelock, padre dell’ipotesi Gaia"

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