Amministrative. La questione fiscale, il disgusto e la disperazione seppelliscono tutti i partiti

Nel 2008 gli italiani avevano deciso di affidarsi nuovamente a Berlusconi. Ma non perché fossero convinti che con lui le cose sarebbero andate meglio. Più semplicemente, e come ebbe ad evidenziare all’epoca il professor D’Alimonte, su Il Sole 24 Ore, erano talmente disgustati da come il centrosinistra aveva governato il Paese, dalle infinite tasse ch’esso aveva introdotto (facendo lievitare la pressione fiscale di tre punti percentuali in due anni), dalle liti continue che avevano attraversato la maggioranza frustrandone l’operato, che, mossi da disperazione e da assenza di alternative, non avevano trovato soluzione migliore a quella di riversarsi, una volta ancora, tra le braccia del Satiro d’Arcore.

La disperazione, dunque, ed il disgusto; accompagnati dalla questione fiscale, dal pauroso incremento del prelievo tributario: questi i fattori che avevano fatto sì che Berlusconi, nel 2008, e suo malgrado, riuscisse ad agguantare la più ampia maggioranza parlamentare della storia repubblicana.

Ecco. Queste tre variabili – la questione fiscale, la disperazione ed il disgusto nei confronti del ceto politico – hanno fatto nuovamente la propria comparsa, e prepotentemente, ieri l’altro; regalando al cripto-fascista Pippa Grillo, che agli occhi dell’elettore appariva quale alternativa (ciò che, fino a poco tempo prima, esso non aveva), un consenso impressionante; e, allo stesso tempo, polverizzando tutti i partiti, a cominciare dal Pdl e dal Pd.

Un risultato ampiamente prevedibile. Scontato. Si potrebbe dire: ovvio.

Lor signori tutti, senza distinzione di sorta, dal ’94 ad oggi hanno dato pessima prova di sé. Non a caso l’elettorato, e questo è il dato politologico di maggior rilievo, la principale costante della Seconda Repubblica, non ha mai attribuito due vittorie di seguito alla medesima maggioranza. Un dato unico al mondo.

E ciò perché, come tante altre volte abbiamo segnalato, nessuna coalizione di governo è mai riuscita a garantire, causa divisioni interne alimentate dal venefico pluripartitismo coalizionale, due risultati assieme: una consistente riduzione del prelievo fiscale accompagnata da un significativo incremento del saggio di crescita del Pil.

Crescita e tasse. Ovvero: benessere materiale. Ciò che rappresenta l’Alfa e l’Omega delle richieste dell’elettorato, di destra quanto di sinistra. Ciò che, in un paese gravido di ideologismo; colmo, ancora, di fascisti e comunisti; succube di superstizioni, nonché di rozzo fanatismo cattolicista (mai purificatosi al sacro lavacro protestante), appare quale vera e propria bestemmia, agli occhi dei partitanti.

L’elettorato, ci narrano lor signori, brama altro: per gli esponenti del Pdl, e ad usare il loro ruvido linguaggio, non certo quello dello scrivente, che pensa tutt’altro, esso desidera che si urli “abbasso i froci e abbasso i negri!”, “un sondino in culo ad ogni cittadino”, “no al divorzio breve”, “abbasso il relativismo”; e che tutto ciò venga tradotto in fatti, in atti di governo. Come se il cittadino elettore di centrodestra non dovesse dare di che mangiare e vivere ai propri figli, prioritariamente; non avesse bollette energetiche e telefoniche da pagare; come se fosse “puro spirito”, e non “essere carnale”.

Allo stesso tempo, lor signori cattocomunisti, che comprendono le dinamiche del “reale” quanto Paola Binetti le gioie del sesso libertino e del cunnilingio, ci narrano quanto segue: l’elettore brama si seguiti a berciare slogan contro i padroni; si faccia lotta di classe depauperando alcuni (i cosiddetti ricchi) e a beneficio di altri (i cosiddetti poveri); si mettano tasse ad ogni piè sospinto; si scaglino anatemi ora contro il “liberismo”, ora contro la “reificazione” dei rapporti umani prodotta dalle dinamiche capitalistiche. E tutto ciò, come se l’elettore del centrosinistra fosse ostaggio di una bolla di sapone che ne avesse impedito l’evoluzione antropologica e socio-economica, il contatto con l’esterno, con chi è altro da sé, e la contaminazione valoriale e culturale; come se non potesse anch’egli appartenere alla tanto vituperata categoria dei “padroni”; come se le sue priorità e le sue idee fossero le medesime, ed incolte, che avevano i “compagni” negli anni ’70; come se vivesse imprigionato in un limbo pavloviano e continuasse sempiternamente ad avere quale unico obiettivo esistenziale l’abbattimento del sistema capitalistico e la lotta di classe.

Ecco. A tutti questi partitanti, gli elettori, ieri l’altro, hanno recapitato un messaggio chiaro: siamo così disperati, e voi ci fate a tal punto ribrezzo, che abbiamo deciso di premiare un clown e nonostante le sue ridicole posizioni; abbiamo provato a dirvelo, in vent’anni, che dovevate riformarvi, smetterla di tirar su coalizioni-caravanserraglio prive di qualunque possibilità di governare il Paese – altrimenti perché mai avremmo dato al Pd, nel 2008, il 34 e passa percento di voti, se non per premiarlo per il fatto che, finalmente, aveva deciso di mollare i comunisti al proprio destino?; abbiamo provato a farvelo capire che i vostri sforzi dovevano concentrarsi esclusivamente sulla crescita e sulla diminuzione delle tasse – altrimenti perché, in quattro lustri, ci saremmo impegnati ogni volta a bocciare nelle urne la maggioranza uscente, impedendo così alla medesima coalizione di governare per due legislature di fila, se non per il fatto che nessuna ci aveva mai garantito ciò che tutti noi si voleva, ovvero più benessere e libertà?; abbiamo provato a dirvelo che dovevate risolvere i nostri problemi materiali, anziché accrescerli, e che per noi era prioritario questo e non altro; ma non ci avete ascoltati; così, ieri l’altro, soprattutto noi gente del Nord e del Nord-Est, noi gente produttiva, noi imprenditori, artigiani, commercianti ed operai, noi che portiamo avanti la baracca-Italia, in perfetta solitudine ed avendo contro lo stato strozzino che ci vessa con tasse abnormi ed in più facendoci mordere i polpacci da Equitalia; noi che patiamo la crisi economica e la disoccupazione più che altrove, perché esportiamo la più parte delle merci che produciamo e la contrazione della domanda globale ci ha ridotti in miseria; noi che non ne possiamo più di voi parassiti che passate le giornate a pensare di risolvere i problemi creando nuovi partiti, anziché riducendone il numero; ecco, noi abbiamo deciso di uccidervi nelle urne regalando la vittoria ad un pazzo: e dunque la morte anche a noi; meglio questo, della disperazione cui la vostra arroganza e cecità ci hanno condotto; meglio morire seppelliti da una risata.



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10 Responses to "Amministrative. La questione fiscale, il disgusto e la disperazione seppelliscono tutti i partiti"

  • Leo Vadala says:
  • camelot says:
  • Leo Vadala says:
  • Augusto says:
  • camelot says:
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