Il Procuratore Grasso elogia il centrodestra per il varo di alcune norme antimafia. Le medesime contro cui votarono il Pd, l’Idv e l’Udc

A Cesare ciò che è di Cesare.

Il centrodestra, in questa legislatura, ha dato indiscutibilmente pessima prova di sé: ha tradito la propria identità liberale e, ciò che è peggio, gli impegni presi con gli elettori introducendo 100 e passa miliardi di maggiori tasse; ha approvato alcune norme da Stato di Polizia tributaria che sono all’origine delle proteste contro Equitalia di cui leggiamo da settimane – penso all’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente (in virtù della quale quest’ultimo, in caso di contenzioso tributario, è da considerarsi colpevole sino a prova del contrario, come avviene solo nelle dittature), e penso soprattutto al “solve et repete”, alla rapina di stato, in forza del quale, e come altrove scritto, “se l’amministrazione dello stato ritiene che un contribuente le debba del danaro, gli invia un avviso di pagamento che è immediatamente esecutivo. Il che vuol dire che il malcapitato dovrà versare, entro sessanta giorni, l’intero importo richiestogli, a prescindere dal fatto che effettivamente debba o meno quel danaro allo stato (che sia innocente o colpevole, per intenderci); o, in alternativa, e dopo aver contestato il provvedimento, versarne subito il 33% ed attendere l’esito del ricorso”; e, come se non bastasse, «di fronte al ricorso del cittadino, per sei mesi gli agenti della riscossione non potranno avviare pignoramenti, ma potranno ipotecare una casa e bloccare un’auto. Se Equitalia, poi, si convince che c’è “fondato pericolo” di perdere il credito, ha il mandato per fare quello che crede: sequestrare una pensione, mandare un bene all’asta immobiliare» (La Repubblica).

Ecco. Accanto a questi provvedimenti immondi, e che giustamente gli hanno fatto perdere milioni di voti, il centrodestra ne ha approvati anche alcuni, in verità pochi, meritevoli di plauso. Come, ad esempio, l’inasprimento del carcere duro per i mafiosi (il cosiddetto 41bis), il divieto di patteggiamento in appello per gli stessi, e le norme volte a facilitare la confisca dei loro beni.

Sono cose di cui, un anno fa, aveva già parlato, e positivamente, il Procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri:

«Se confrontiamo i 18 mesi dell’ultimo governo Prodi con il governo Berlusconi, ebbene l’attuale esecutivo ha fatto di più in tema di lotta alla mafia. Almeno tre cose importanti. La prima: ha abolito il patteggiamento in appello che riduceva ad esempio pene di 27-28 anni si riducevano a pene ridicole di 6-7 anni. Secondo: ha fatto in modo che si possano confiscare i beni anche ai figli dei mafiosi che li ereditavano dai padri. Terzo: ha reso ancora più duro il 41 bis».

E sui cui, ieri, è intervenuto anche il Procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso:

«Darei un premio speciale a Silvio Berlusconi e al suo governo per la lotta alla mafia. Ha introdotto delle leggi che ci hanno consentito di sequestrare in tre anni moltissimi beni ai mafiosi. Siamo arrivati a quaranta miliardi di euro».

Dunque il centrodestra, in questa legislatura, ha fatto una pessima politica economica e socialista, accentuando la portata della crisi, e però anche qualcosa, e di buono, per contrastare la Mafia. E gli deve essere riconosciuto.

Allo stesso modo va ricordato che il Partito democratico, l’Italia dei Valori e l’Udc, quando approdò in Aula, alla Camera e al Senato, il “pacchetto sicurezza”, che conteneva le succitate norme antimafia, decisero di votare contro lo stesso. Quando invece avrebbero potuto evidenziare il proprio disappunto verso alcune misure di quel pacchetto, facendo ricorso ad un’astensione motivata. In questo modo non si sarebbero mostrati ambigui su un tema, quello del contrasto alla criminalità organizzata, su cui tutti i partiti hanno il dovere di essere sempre compatti e chiari e di non indulgere in pratiche che, a “certuni”, potrebbero suonare come ammiccamenti.

A Cesare ciò che è di Cesare.



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