Rispetto a qualche mese fa, il centrosinistra ha meno chance di vincere le Politiche

Tutto, in questo istante, sembrerebbe deporre a favore del Pd e, più in generale, del centrosinistra: i risultati delle Amministrative, che hanno registrato il tracollo del Pdl e della Lega ed il fallimento dell’Udc e del Terzo Polo; le rilevazioni demoscopiche, che seguitano ad attribuire ai progressisti la maggioranza dei consensi degli italiani (su base nazionale).

Eppure, rispetto a qualche mese fa, Bersani & C. hanno molte meno chance di mettere piede a Palazzo Chigi, nel 2013. E per una serie di ragioni.

Innanzitutto, l’affermazione dei “grillini”, oltremodo significativa ed in parte inattesa, è avvenuta, alle recenti Comunali, soprattutto a spese dei partiti del centrosinistra e, su tutti, del Partito democratico.

Su 100 voti presi dal Movimento 5 Stelle, infatti, 24,3 – come ha rilevato Renato Mannheimer su il Corriere della Sera – provengono da elettori che, nel 2008, avevano crociato il simbolo del Pd; 6,1 da ex elettori di Sel e 3,6 da ex sostenitori dell’Italia dei Valori. Per un totale di 34 suffragi ogni 100 (mentre dagli ex elettori del centrodestra, al cui interno ricomprendiamo anche l’Udc per ragioni di comodità, ne provengono 31,7: 16,4 dalla Lega Nord; 13,6 dal Pdl e 1,7 dall’Udc).

Se questa tendenza andasse consolidandosi, se i grillini raccogliessero viepiù consensi a spese di Bersani e soci, ed appare assolutamente plausibile vista anche la convergenza programmatica che su molti temi si registra tra il Movimento 5 Stelle ed il centrosinistra – dalla lotta contro il Nucleare e la privatizzazione dell’acqua all’avversione nei riguardi del Mercato; dal contrasto alla Legge Biagi al sostegno alle “rinnovabili” (e tanto altro ancora potrebbe essere citato) –, il Pd ed i suoi alleati vedrebbero assottigliarsi, ancor più, i consensi nonché le probabilità di agguantare la vittoria, nel 2013.

Grillo, in poche parole, potrebbe tornare oltremodo utile al Popolo della Libertà: cannibalizzandone gli avversari.

In secondo luogo, se il centrosinistra ha oggi meno chance di vincere alle Politiche, lo si deve anche alla pessima performance elettorale del Terzo Polo.

Se le forze politiche che lo animano fossero andate bene, alle Amministrative, Bersani ed i suoi avrebbero fatto di tutto per stringere con loro un’alleanza; magari finanche offrire la premiership a Casini. Così non è stato e, ora, dalle parti del Nazareno s’inizia a registrare una certa aria di sufficienza nei confronti dei “terzopolisti”; D’Alema, spocchioso come non mai, ad esempio, quasi li motteggia e considera, oramai, del tutto collaudata la cosiddetta foto di Vasto (Pd+Sel+Idv) ed inutile la presenza dei centristi.

Senonché, senza un’alleanza col Terzo Polo, ovvero con un’aggregazione-partito di centro, il cosiddetto centrosinistra si presenterebbe alle elezioni molto – troppo – sbilanciato a sinistra: una riproposizione della “gioiosa macchina da guerra di Occhetto” – tutta tasse ed espropri proletari – contro cui il centrodestra, per quanto oggi malconcio e ridotto ai minimi termini, avrebbe ancora qualche possibilità di vittoria.

Di più: la coalizione ex berlusconiana, oggi oltremodo invisa ai propri elettori, se il centrosinistra scendesse in campo con il “Tridente di Vasto” (Bersani, Vendola e Di Pietro), verrebbe sicuramente rianimata dai suffragi di numerosi elettori moderati che, già oggi, al solo pensiero che Vendola possa mettere piede a Palazzo Chigi ed attuare un programma à la Hollande, come si ripromette di fare, toccano ferro ed anche altro; e che, pur di non subire un ulteriore e questa volta esiziale prelievo fiscale, si turerebbero di sicuro il naso e finirebbero per rivotarla, quantunque obtorto collo.

Allo stesso modo, se il centrosinistra, alle elezioni del 2013, assumesse nuovamente le fattezze dell’Unione prodiana, un caravanserraglio inconcludente di cui tutti abbiamo ancora vivida memoria, risulterebbe indigesto anche a moltissimi dei propri elettori; i quali, piuttosto che rifare il medesimo errore del 2006, votare per partiti che hanno poco o punto in comune e non sono capaci di governare il Paese, se ne resterebbero a casa o regalerebbero il voto a Grillo. Mica sono coglioni.

In ultimo, il deterioramento del quadro economico internazionale; la crescita che seguita a restare asfittica (o negativa) mentre la disoccupazione aumenta viepiù; la necessità di garantire il pareggio di Bilancio e di ridurre lo stock di debito di un ventesimo l’anno (in ossequio al Fiscal Compact); il prelievo fiscale oramai arrivato ad un livello intollerabile e con pochi eguali al mondo; le crescenti proteste contro Equitalia e l’Agenzia delle Entrate, ovvero contro le norme da Stato di Polizia tributaria che hanno conferito loro poteri autoritari ed illiberali: sono tutti elementi che portano a ritenere che la ricetta del Tridente di Vasto – più spesa (che, per rispettare il vincolo del pareggio di Bilancio, andrebbe finanziata con più tasse), ulteriore compressione delle libertà individuali (tracciabilità dei pagamenti fissata a 100 euro) ed inasprimento della lotta all’evasione fiscale (e quindi ancora più poteri ad Equitalia e all’Agenzia delle Entrate), riduzione dello stock di debito (per onorare il Fiscal Compact) mediante ulteriore prelievo a carico del ceto medio-alto (ancora tasse) e introduzione di una patrimoniale sempre a carico del medesimo (ancora tasse) – avrebbe davvero scarso – scarsissimo – appeal sull’elettorato.

Insomma, e al contrario di qualche mese fa, i giochi, tra le due coalizioni, sono ancora aperti.



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14 Responses to "Rispetto a qualche mese fa, il centrosinistra ha meno chance di vincere le Politiche"

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