Qualche spiraglio. Forse

Le nubi all’orizzonte sembrano diradarsi, almeno un po’. S’intravede qualche spiraglio di luce: tanto nel Pd quanto nel Pdl si è capito che, per superare l’ondata d’antipolitica che attraversa la società e che s’appalesa nel voto a Pippa Grillo, occorra mondarsi e fare ricorso al sacro lavacro democratico delle primarie. Solo così, coinvolgendo gli elettori in una scelta fondamentale, quella del leader, facendoli sentire importanti e davvero “sovrani”, i due partiti potranno riacquistare credibilità e legittimazione e sedare, sul nascere, le pulsioni nichiliste che, negli ultimi tempi, gli italiani hanno manifestato nelle urne. Almeno questo pensa chi li guida.

Bersani spariglia

In perfetta solitudine ed autonomia, e lasciando di stucco non pochi dirigenti del partito, Pier Luigi Bersani ha deciso di accogliere la richiesta di Matteo Renzi: indire “primarie aperte”, alle quali naturalmente s’è candidato, per individuare il nuovo leader del Pd. Una decisione coraggiosa. Non è affatto detto, infatti, che il Nostro abbia la vittoria in pugno; che possa avere la meglio sugli sfidanti, Renzi in primis (ammesso quest’ultimo voglia scendere in campo), nonostante avrà a godere dell’appoggio, pressoché unanime, dei mammasantissima del partito.

Non è affatto detto che Bersani possa agguantare la corona (di via) del Nazareno perché l’appoggio al governo Monti, ch’egli ha deliberato, avrà un peso non secondario nelle primarie, se queste saranno vere, dacché esso ha scontentato molti elettori.

O un “Papa straniero” trionferà, a sinistra come a destra, o vincerà Grillo e faremo la fine della Grecia

La questione fiscale sarà il tema principale della prossima campagna elettorale, anche se buona parte del ceto politico (e di quello giornalistico) non l’ha ancora capito (d’altra parte campa a spese del contribuente e non ha mai lavorato).

Le tasse hanno raggiunto un livello insostenibile. Le norme da stato di Polizia tributaria varate dal governo Berlusconi, a cominciare dal “solve et repete” – che rende esecutivo un semplice avviso di pagamento ed obbligatorio versare immediatamente allo stato, prim’ancora che s’instauri o giunga al termine un contenzioso tributario, il 33% dell’importo ch’esso pretende, anche se tale pretesa sia del tutto infondata ed arbitraria –, stanno mettendo in ginocchio milioni di italiani: non solo imprenditori e professionisti, ma anche lavoratori dipendenti. La disoccupazione ha raggiunto un livello di guardia. Le imprese, soffocate dalla crisi e dalle tasse, stentano a restare sul mercato.

C’è bisogno di una svolta vera e liberale (altro che à la Hollande!); e di qualcuno che, per essere giudicato credibile, appaia non compromesso con i due ultimi esecutivi fiscalmente assassini (quello guidato da Monti e quello presieduto da Berlusconi). Un Papa straniero, appunto. Qualcuno che possa presentarsi agli elettori, a sinistra come a destra, e dire: io non c’entro una fava con chi, negli ultimi anni, non ha fatto altro che derubarvi ed impoverirvi (praticamente ciò che fece Walter Veltroni, anni or sono e con successo, per “lanciare sul mercato” il Pd e prendere le distanze dal governo Prodi e dalla sua fallimentare politica economica).

Né Bersani né Alfano possono farlo: il primo ha avallato la torchiatura fiscale dell’esecutivo Monti; il secondo anche quella, ben più consistente, dell’ultimo governo Berlusconi (di cui, per di più, è stato anche ministro). L’uno e l’altro, dunque, sono irrimediabilmente compromessi (come si prendono cura di evidenziare, puntualmente, tutti i sondaggi); e, se dovessero essere sfidati alle primarie da qualche purosangue di valore, e le regole del gioco non fossero “truccate”, farebbero una pessima fine.

Questo apre la strada a Matteo Renzi. Il quale, però, non è ancora chiaro se, oltre ad avere idee blairiane, e dunque abbastanza “intelligenti”, ancorché comunque di sinistra, disponga anche di altro e di non minore rilevanza: il coraggio e le palle.

Non è chiaro se il Gian Burrasca pidino, dopo l’annuncio di Bersani, abbia intenzione di scendere davvero in campo; se voglia smettere di dedicarsi solo alla pars destruens, ovvero la fin troppo facile denuncia dei mali del Paese e del Pd, o voglia, con eguale tenacia, dedicarsi finalmente ad un’impresa un po’ più difficile: raccogliere consensi, tra la gente, per aggiudicarsi la leadership del partito, onde renderlo coevo del Terzo Millennio e non più dell’Ottocento (ad esser generosi), e conquistarsi l’accesso a Palazzo Chigi, onde provare a risolverli, i problemi del Paese, e non solo a denunciarli. Non è ancora chiaro.

Certo è che, se si decidesse a scendere nell’agone, rivitalizzerebbe e di molto la politica italiana, contribuendo non poco a rilegittimarla agli occhi degli elettori: dimostrerebbe che il “ricambio generazionale”, richiesto con forza dall’elettorato, è possibile ed anche in assenza di meccanismi illiberali quali la cooptazione (e finanche nei partiti “normali”: non solo in quelli guidati da Grulli); porterebbe, nel “discorso pubblico”, temi ed argomenti inediti (perché pronunciati, questa volta, da sinistra), quali il merito, la libertà (a partire da quella d’impresa), la necessità di mettere al bando ogni forma di statolatria e di egualitarismo; spezzerebbe, e questa è la cosa più importante, confini e tabù, facendo proprie parole d’ordine delle destre liberali, le uniche che governino abbastanza bene e facendo cose giuste (e, per questo, poi finendo per essere imitate dalle sinistre), restituendo al Pd quella vocazione maggioritaria che ne era, e non si capisce perché non dovrebbe continuare ad esserne, il tratto saliente, la ragion d’essere ed il punto di forza.

Ecco, se Renzi scendesse in campo; se gli fosse consentito di gareggiare alla pari con Bersani, ovvero in libere e “vere” primarie sequenziali; se, dopo questo, riuscisse addirittura a vincerle, cosa quantomeno possibile: a quel punto, nel Paese, molti ingranaggi che negli ultimi anni hanno funzionato poco o male, perché ricoperti di sabbia e fango dalla plebe partitocratica, si rimetterebbero in moto. Consentendoci di fare qualche discreto passo in avanti: ciò che non è avvenuto negli ultimi quattro lustri.

Con Matteo Renzi alla guida del Pd, il centrosinistra cesserebbe d’essere una coalizione caravanserraglio: nessun accordo elettorale, infatti, verrebbe siglato né con Sel né con l’Idv. È molto probabile il partito si presenterebbe da solo alle elezioni (il Nostro, d’altra parte, è convintamente bipartitista), o al massimo in alleanza con forze autenticamente democratiche e sufficientemente liberali: i Radicali ed i Socialisti di Nencini.

A quel punto, prima nei sondaggi e poi nelle urne, grazie anche al meccanismo del “voto utile”, il Pd verrebbe premiato e con percentuali almeno pari a quelle ottenute da Veltroni nel 2008 (il 34%); riuscendo a raccogliere consensi ovunque: tra gli elettori dell’Udc, i cui dirigenti infatti lo temono più della peste, e finanche tra i delusi del Pdl. E, se dovesse riuscire perfino a vincere le Politiche, cosa più che probabile, stando almeno ai sondaggi attuali, il Paese non avrebbe di che preoccuparsi: sarebbe nelle mani di un fanciullo social-liberale; non certo di un pazzo social-comunista quale Nichi Vendola.

La discesa in campo del Fiorentino, poi, rimescolerebbe le carte anche a destra, e segnatamente nel Pdl: dove, in un modo o nell’altro, e per quanto l’intelligenza scarseggi oltremodo, si capirebbe che, in presenza di un competitor che non ha mai governato il Paese o sostenuto alcun esecutivo, non si potrebbe rispondere contrapponendogli un Agnellino Alfano che, per quanto giovane, di un governo ha già fatto materialmente parte, in qualità di ministro, ed un altro lo ha appoggiato in quanto “Capo” del Pdl.

Un Papa straniero (Renzi) ne renderebbe obbligatorio un altro: almeno per provare ad avere qualche chance di vittoria o rendere meno cocente la sconfitta.

Siccome, però, questo Papa dovrebbe contrapporsi ad un social-liberale, e non ad un pericoloso bolscevico, per sembrare effettivamente diverso da lui, una valida e reale alternativa, non gli basterebbe essere un “centrista”, un moderato, un fessacchiotto-tutto-casa-e-Chiesa e sostenitore di quella formula astrusa e socialista nota come: economia sociale di mercato. No, no, no.

Questa volta, gli ingranaggi, come suaccennato, funzionerebbero e pure bene. Dunque, per sembrare autenticamente di centrodestra, questo Papa dovrebbe  – incredibile dictu – effettivamente esserlo; e proporre soluzioni thatcheriane, reaganiane, ovvero liberiste, in economia, e cameroniane, ovvero liberal-conservatrici (e non reazionarie), sui temi eticamente sensibili (come richiesto dalla stragrande maggioranza degli elettori del Pdl, d’altra parte).

Questo Papa, naturalmente, dovendo subentrare al Pifferaio d’Arcore, uno che in vent’anni ha fatto solo chiacchiere e pochi fatti, anche o soprattutto per colpa dei propri alleati (Bossi, Casini e Fini), e riconquistare al voto un elettorato, quello di centrodestra, profondamente amareggiato perché tradito dai propri referenti politici, dovrebbe avere un Dna autenticamente thatcheriano e godere di una credibilità personale assoluta. Dovrebbe essere uno, insomma, così tanto convintamente e notoriamente liberista che, se promettesse “meno stato e meno tasse, e più libertà e più mercato”, a nessuno verrebbe in mente di pensare che lo faccia al solo scopo di raccogliere voti, come sarebbe nel caso di un Luca Cordero di Fenech, semplicemente perché quello è il suo credo, e chiunque lo saprebbe, e da quando è nato.

Questo Papa, ovviamente, ha già un nome e cognome ben preciso. Aspettiamo che qualcuno, saggio e di molto, e che abbia a cuore le sorti del Paese e del centrodestra, si decida, da un pulpito prestigioso, a chiedergli di scendere in campo.

Detto questo, resta da incrociare le dita e sperare che le primarie del Pd e del Pdl possano essere una bella pagina di democrazia; e che riservino sorprese positive.

Se così non fosse; se non andassero per il verso giusto e non facessero emergere Renzi ed un altrettanto valente competitor di centrodestra, per l’Italia le cose si metterebbero davvero male. Basta osservare la seguente proiezione sulla ripartizione dei seggi alla Camera, fatta sulla base di un recente sondaggio SWG, per capirlo.

P.S. Vi ricordo che è possibile donare 2 euro a favore delle popolazioni colpite dal terremoto, inviando un sms al numero 45500.



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9 Responses to "Qualche spiraglio. Forse"

  • Sergio says:
  • camelot says:
  • Paolo 2 says:
  • camelot says:
  • Paolo 2 says:
  • camelot says:
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