Siamo passati da un governo di pataccari ad un altro

Difendere il governo Monti, ed il suo operato, sta diventando, ogni giorno di più, un’impresa ardua. Anche perché, col passare del tempo, spiace rilevarlo, sembra sempre più simile al precedente esecutivo Berlusconi: un gabinetto di pataccari la cui unica attività sembra essere quella di declamare slogan o fare promesse da marinaiFaremo un decreto al mese per liberalizzare»).

Si prenda il cosiddetto Decreto Sviluppo, ieri approvato dal Consiglio dei Ministri dopo una lunghissima gestazione durata diversi mesi.

In esso, ci raccontano i tecnici, sono contenute misure che dovrebbero mobilitare risorse per circa 80 miliardi di euro. Peccato questo danaro, nel decreto in oggetto, semplicemente non esista. Al massimo, e se tutto va bene, infatti, esso riuscirà a veicolare, con certezza, solo 2-3 miliardi. Argent de poche.

Nulla di cui stupirsi, però. Circa un mese fa, il pirla che qui scrive, infatti, su Twitter formulava un sospetto:

A naso. I 100 miliardi di cui parla Passera, probabilmente sono gli stessi che Tremonti giurava d’aver sbloccato. Il gioco delle tre carte.

E di “gioco delle tre carte”, alla fine, si trattava.

Ciò detto, vediamo, per grandi linee, perché il decreto sviluppo è deludente.

Innanzitutto, le risorse vere da immettere nell’economia, e a favore delle imprese, come suaccennato, a quanto pare ammonterebbero a 2 miliardi soltanto; già presenti, tra l’altro, nelle pieghe del Bilancio dello stato, ma mai impiegati prima.

In secondo luogo, per rendere più appetibili i cosiddetti project bond, che servirebbero a racimolare danaro privato grazie al quale finanziare infrastrutture, il governo ha pensato di ridurne la tassazione al 12,5%. Una scelta, forse, solo apparentemente giusta, dati i tempi che corrono, e visto che potrebbe provocare una contrazione della domanda interna di Bot e Btp. Ad evidenziarlo, a quanto riferisce Franco Bechis su Libero, è stato, nel corso del CdM di ieri, lo stesso vice ministro dell’Economia, Vittorio Grilli: «Bella idea, così sottoscrivono project bond e non i Bot. Io le aste come le faccio?». Ma qui siamo nel campo dell’opinabile.

Dove, invece, si sono compiute certamente scelte sbagliate è nell’ambito delle liberalizzazioni. E ciò perché, come scrive sempre Bechis, si registrano «tre retromarce clamorose»:

«Congelate norme su taxi e noleggiatori auto per non rischiare infrazioni Ue. Indietro tutta sulle tariffe minime di architetti e ingegneri. Non si chiameranno più così, per non perdere la faccia, ma saranno di importo identico alle tariffe minime, altrimenti le stazioni appaltanti non sanno come valutare e pagare le loro prestazioni (successe la stessa cosa con gli avvocati). Terza retromarcia per le gare sul gas nei servizi pubblici locali: il governo si è accorto che le norme delle liberalizzazioni Monti sarebbero state impugnate. Varranno dalla prossima volta: dal 2024 in poi».

Quanto all’estensione della Srl cosiddetta semplificata anche agli over 35, si tratta di una vera e propria patacca: a quanto pare, infatti, nello stesso decreto è scritto, nero su bianco, che la misura è priva di copertura finanziaria. Quindi resterà lettera morta.

Tra le misure positive, invece, c’è sicuramente quella relativa al bonus per le ristrutturazioni edilizie, che sale dal 36 al 50% e con un tetto di spesa massima che lievita da 48 a 96.000 euro.

A sé stante, invece, è il capitolo delle privatizzazioni, su cui pure il governo sta iniziando a muovere i primi passi; e che, però, già paiono non solo timidi ma pure sbagliati.

Sembra, infatti, esso sia intenzionato a fare il gioco delle tre carte anche in tale ambito. Prevedendo quanto segue: lo stato, con una mano dovrebbe vendere immobili e partecipazioni societarie in proprio possesso; e con l’altra riacquistarli mediante la Cassa Depositi e Prestiti. E tutto questo per incassare soltanto 10 miliardi di euro (a detta de il Corriere della Sera). I quali, per di più, non è affatto detto verrebbero necessariamente destinati alla riduzione del debito. Pare, infatti, si stia considerando l’ipotesi di usare i proventi delle dismissioni per fare altro: realizzare, ad esempio, infrastrutture (o pagare i fornitori dello stato).

Ecco, è bene chiarirsi le idee: le privatizzazioni vanno fatte, e a tutto spiano; e devono garantire ricavi non inferiori a 250-400 miliardi di euro, altrimenti non hanno utilità alcuna.

Ma questi proventi non possono che servire per ridurre lo stock di debito, così da metterci al riparo dal rischio default e consentirci al contempo di pagare meno interessi sul debito residuo: non possono essere usati per fare altro.

Quando si hanno debiti, non ci si vende l’”argenteria di famiglia” per comperare una casa nuova (finanziare le infrastrutture, nel caso in esame). Quando si hanno debiti, da che mondo è mondo, ci si vende l’argenteria di famiglia proprio per ripagarli.

Ciò detto, il governo Monti perde inesorabilmente colpi e appeal: è indiscutibile. Che sia tutta colpa dei partiti che lo sostengono, come numerose volte qui si è segnalato, o anche delle divergenze tra i ministri che ne fanno parte, è difficile stabilirlo.

Ciò che è certo, invece, e che, fino ad ora, ha fatto solo una cosa giusta: la riforma delle pensioni.

Davvero troppo poco per essere promosso.



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8 Responses to "Siamo passati da un governo di pataccari ad un altro"

  • ~jm says:
  • camelot says:
  • Jo says:
  • camelot says:
  • Jo says:
  • camelot says:
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