La nuova manovra di Monti è una porcata recessiva e regressiva

Partiamo, innanzitutto, da questa tabella pubblicata stamane dal Corriere della Sera.

Com’è di tutta evidenza, il saldo complessivo delle due principali misure contenute nella Legge di Stabilità, la riduzione dell’aliquote gravanti sui primi due scaglioni di reddito (dal 23 al 22 e dal 27 al 26%) e l’incremento di quelle Iva all’11 (dal 10) e al 22% (dal 21), è negativo. Naturalmente, per i cittadini. In specie, quelli non abbienti.

Da una parte, infatti, il governo “regala” 11,53 euro al mese (150 euro divisi per 13 mensilità) ai contribuenti con un reddito fino a 15.000 euro, e 19,23 (250 euro divisi per 13 mensilità) a quelli che ne abbiano uno fino a 28.000 euro, dall’altra, invece, fa loro piovere sul capo un incremento dell’Iva che, nella migliore delle ipotesi, renderà nullo il “regalo”, e, nella peggiore, costerà loro ulteriori quattrini. Come direbbero ad Oxford: un’autentica presa per il culo.

Come se non bastasse, il provvedimento in esame, che viene pure rappresentato come molto “equo” e finalizzato ad alleviare la condizione di disagio economico delle fasce meno abbienti della popolazione, danneggerà invece quest’ultime più di quanto non farà con quelle più ricche.

Innanzitutto, massacrerà i cosiddetti incapienti, vale a dire quei cittadini che, avendo un reddito molto basso, non sono tenuti a versare tasse all’Erario, perché essi non potranno beneficiare dei tagli alle aliquote Irpef e, però, saranno egualmente tenuti a pagare un’Iva più salata su tutto ciò che acquistano. Una porcata.

In secondo luogo, visto che il taglio delle aliquote dei primi due scaglioni Irpef va a beneficio di tutti i contribuenti – anche quelli che introitano, ad esempio, un milione di euro l’anno e che, sulla parte del proprio reddito che arriva fino 15.000 euro, usufruiranno della nuova e più bassa aliquota fissata al 22, come usufruiranno dell’aliquota del 26% (anziché del 27) sulla parte di esso che va da 15.001 fino a 28.000 euro –, chi è più ricco, come si può appurare dalla tabella prima pubblicata, risparmierà, grazie al taglio in oggetto, più soldi dei cosiddetti poveri. E, allo stesso modo, risentirà meno dell’effetto-stangata dovuto all’incremento delle due aliquote Iva.

In terzo luogo, la manovra sarà particolarmente pesante per le famiglie, in particolar modo quelle numerose, ed indolore invece per i single. E per una ragione: al crescere delle bocche da sfamare crescono i consumi. Ciò su cui si applica l’Iva.

Insomma: il conto di questa manovra lo pagheranno soprattutto quelli con pochi soldi in tasca e tanti figli; e che già faticano ad arrivare alla fine del mese. E questo nonostante si dica il contrario (a scanso di equivoci: non sto dicendo che si sarebbe dovuto stangare i ricchi, sono un liberale, non penso simili puttanate; mi sto limitando ad evidenziare come i due provvedimenti in esame siano sbagliati innanzitutto perché penalizzano chi ha di meno. Cosa, questa, che non può rallegrare alcuno).

Non solo.

Accanto a queste due misure, e come qui avevamo anticipato diversi mesi fa, il governo è intervenuto anche sulle cosiddette tax expenditure, vale a dire le detrazioni, le deduzioni e le altre agevolazioni fiscali di cui beneficiano i contribuenti. E lo ha fatto, sforbiciandole. Mettendo un tetto di 3.000 euro alle detrazioni e stabilendo che nessuna spesa (di quelle previste) fino all’ammontare di 250 euro possa più dare luogo a deduzioni (dall’uno e dall’altro provvedimento, però, dovrebbero essere esclusi i percettori di redditi fino a 15.000 euro).

Detto ciò, la manovra sicuramente contribuirà a “sgretolare” ulteriormente il Pil: causa crollo dei consumi che ne seguirà. E, per tale ragione, renderà ancor più arduo il conseguimento del pareggio di Bilancio nel 2013. Un suicidio.

Cosa si sarebbe dovuto fare, invece, per racimolare soldi senza far pagare ulteriori tasse ai soliti noti? Presto detto.

1) Legalizzare la prostituzione attorno alla quale ruotano almeno 8 miliardi di euro l’anno non tassati (secondo la Commissione Affari Sociali della Camera);

2) Abbandonare la logica delle “manovre correttive” e sposare, invece, quella delle riforme di sistema, per realizzare risparmi di spesa; e cioè, ad esempio:

3) Escludere i percettori di redditi superiori a 100.000 euro dai benefici del Servizio Sanitario Nazionale; e chiedere loro di stipulare una polizza assicurativa privata (con la quale, tra l’altro, risparmierebbero, loro come il Leviatano, di sicuro quattrini) – lo stato deve cessare di essere l’illusione secondo cui tutti campano alle spalle di tutti gli altri; che nei fatti significa anche che gli operai e gli impiegati, con le proprie tasse, pagano i farmaci ai milionari; il che è grottesco;

4) Affidare, almeno in parte, la gestione delle carceri ai privati (con esclusione di quelle dove sono reclusi i mafiosi);

5) Privatizzare (almeno) il 20% delle Università e abolire il valore legale del titolo di studio. Per favorire la nascita di Atenei del valore della Bocconi e creare maggiore concorrenza tra gli stessi (a tutto vantaggio degli studenti). Utilizzando, poi, i risparmi per: 1) Investire in ricerca e scuola; 2) Abbassare le tasse; 3) Rendere più corpose le borse di studio per i meritevoli;

6) Abolire tutti i contributi pubblici, diretti ed indiretti, all’editoria. Per i quali, oggi, il contribuente sborsa tra i 450 e i 700 milioni di euro l’anno (infinitamente più di quanto spenda per mantenere la cosiddetta Casta);

7) Imporre alle società partecipate – comunali, provinciali e regionali – di ripianare le proprie perdite immediatamente, e pena commissariamento, alienando quote di capitale sociale ai privati e licenziando dipendenti in sovrannumero. In modo da non gravare ulteriormente sulle tasche dei contribuenti;

8 ) Continuare con la spending review.

Se tutto questo non fosse bastato, allora, si sarebbe potuto pensare ad altro:

1) Imporre il pagamento dell’Imu, per un periodo di tempo limitato, anche ai partiti e ai sindacati. Che possiedono immobili del valore di 4,5 miliardi;

2) Rivedere l’aliquota agevolata del 4% che oggi pagano, e per di più solo sul 20% delle copie stampate, gli editori di giornali.

Si è fatto altro, invece, e ne pagheremo tutti il conto.



Tags: , ,

15 Responses to "La nuova manovra di Monti è una porcata recessiva e regressiva"

  • FabioG says:
  • camelot says:
  • marcopedroni says:
  • camelot says:
  • Augusto says:
  • francesco says:
  • camelot says:
  • francesco says:
  • camelot says:
  • francesco says:
  • camelot says:
  • camelot says:
Leave a Comment