Bersani sente la vittoria (di Pirro) in pugno

Sereno, sicuro di sé, finanche molto sorridente: così è apparso Bersani, ieri, nel salotto televisivo della Gruber. Sprizzava contentezza da ogni poro.

I sondaggi interni, d’altra parte, da giorni lo danno vincente addirittura al primo turno. Per lui, domenica, l’incoronazione dovrebbe essere certa.

Resta da capire, semmai, quanta gente parteciperà alle primarie. Si parla di un’affluenza che potrebbe superare i tre milioni di persone (e creare non pochi problemi dal punto di vista logistico).

Una vittoria di Pirro

Vincerà Bersani, dunque, con buona probabilità; ma sarà una vittoria di Pirro.

Oggi, infatti, il Pd è dato tra il 31 e il 32% e questo risultato, senza dubbio buono, è largamente ascrivibile all’entusiasmo e all’attenzione che le primarie hanno generato. Alle Politiche, però, si voterà il 10 marzo. Tra quattro mesi. Ed è difficile immaginare che, a quella data, il partito conserverà ancora tale consenso. Più probabilmente, venuto meno l’effetto primarie, esso tornerà a veleggiare attorno al 26-28%. Una percentuale modesta e che, soprattutto se dovesse essere modificata la legge elettorale e ridimensionata l’entità del premio di maggioranza, difficilmente garantirebbe al Segretario e ai progressisti una vittoria piena, e solida, alle elezioni.

Bersani, d’altra parte, ha commesso un errore fatale. Avrebbe dovuto chiedere che l’Election Day avesse luogo a gennaio-febbraio: poco tempo dopo la fine delle primarie. Solo così avrebbe potuto serbare, pressoché intatto, il consenso maturato grazie alla mobilitazione popolare. Ma non l’ha fatto: e ne pagherà le conseguenze con l’impossibilità di mettere piede a Palazzo Chigi.

L’incognita Renzi, il Monti bis ed il rischio scissione in casa Pd

Nessuno sa cosa farà Renzi, dopo la sconfitta. Se la accoglierà con fair play e continuerà, davvero, a fare il Sindaco di Firenze come, a più riprese, negli ultimi mesi ha giurato. In molti gli chiedono di lasciare il partito e di mettersi a capo di un nuovo movimento. Lui, però, sino ad ora ha sempre e solo risposto picche. Dichiarandosi indisponibile.

Oltre all’incognita Renzi, poi, in casa Pd ci sono altri potenziali problemi.

Fioroni e Veltroni, ad esempio. Negli ultimi mesi hanno manifestato, a più riprese, molto disagio per il progressivo spostamento a sinistra dell’asse del partito. Denunciandone l’intollerabile “fassinizzazione”. In più, vorrebbero che i democrat si dichiarassero disponibili a sostenere un Monti bis. Ipotesi, questa, che Bersani e il suo inner circle escludono con forza.

Di qui il rischio, tutt’altro fuorché remoto, che, nei prossimi mesi, dal Pd fuoriescano esponenti di peso per confluire, assieme a diversi pdiellini in fuga dal Cav., nel movimento iper-montiano di Luca di Montezemolo.

Insomma, Bersani, domenica, vincerà pure; ma avrà davvero molto poco da festeggiare.



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12 Responses to "Bersani sente la vittoria (di Pirro) in pugno"

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