Ridefinire il perimetro del Welfare. Il Servizio Sanitario Nazionale deve occuparsi solo dei poveri

Monti, ieri, parlando del Servizio Sanitario Nazionale, ha detto:

«La crisi ha colpito tutti. Il campo medico non è un’eccezione. Le proiezioni di crescita economica e quelle di invecchiamento della popolazione mostrano che la sostenibilità futura dei sistemi sanitari, incluso il nostro servizio nazionale, di cui andiamo fieri, potrebbe non essere garantita se non si individueranno nuove modalità di finanziamento e di organizzazione dei servizi e delle prestazioni».

Nel pomeriggio, poi, siccome tali dichiarazioni avevano creato parecchio malumore a sinistra, il Presidente del Consiglio ha ritenuto opportuno far diramare una nota da Palazzo Chigi, per precisare:

«Per il futuro è necessario individuare e rendere operativi modelli innovativi di finanziamento e organizzazione dei servizi e delle prestazioni sanitarie. Il presidente non ha messo in questione il finanziamento pubblico del sistema, bensì, riferendosi alla sostenibilità futura, ha posto l’interrogativo sull’opportunità di affiancare al finanziamento a carico della fiscalità generale forme di finanziamento integrativo».

Ecco. Chi legge abitualmente questo modesto blog, sa che qui, da diversi mesi, parlando di “riforme di sistema”, riforme cioè che garantirebbero risparmi di spesa grazie al contenimento del perimetro dello stato, se ne elencano puntualmente tre, che si ritiene sarebbe giusto varare: la privatizzazione di almeno il 10-20% degli Atenei; l’affidamento ai privati della gestione delle carceri; e, guarda caso, l’esclusione di alcune categorie di contribuenti, quelli con redditi da 100-120.000 euro in su, dai benefici del Servizio Sanitario Nazionale.

Insomma, è il ragionamento che qui si fa da tempo, sarebbe opportuno che chi ha redditi alti e sufficienti a provvedere a se stesso, stipulasse una polizza sanitaria privata ed evitasse di farsi pagare i farmaci dai cosiddetti poveri. Anche perché, con buona probabilità, e visto che ad ogni italiano il Servizio Sanitario Nazionale costa in media 1.833 euro l’anno, se sottoscrivesse una polizza privata, farebbe risparmiare non solo lo stato ma anche se stesso. A guadagnarci, dunque, sarebbero tutti.

Si tratta di una proposta, a onor del vero, che è stata formulata per primo dall’economista, nonché docente universitario, Antonio Martino; e che tiene conto, tra l’altro, dell’esigenza di conseguire, e mantenere, il cosiddetto pareggio di Bilancio evitando di fare ulteriori tagli lineari alla spesa (quelli, purtroppo, prediletti dal nostro ceto politico):

«Nella storia non c’è un caso uno di un paese in cui la spesa pubblica superi il 40% del Pil, che abbia uno sviluppo di lunga durata, uno sviluppo rilevante. Ne sanno qualcosa gli svedesi. Lo sviluppo che l’Italia ha ormai da molti anni è molto simile all’errore statistico. Sotto l’1%. Da quando la spesa pubblica ha superato il 50% del Pil, l’Italia ha smesso di crescere».

«La prima cosa da fare è ridurre il rapporto spesa pubblica/Pil. Agendo sui cosiddetti entitlements, cioè su quelle voci di spesa pubblica che, a legislazione invariata, non possono essere ridotte o fatte variare. Prendiamo, ad esempio, il servizio sanitario nazionale: se non lo si riforma, ma lo si tocca a legislazione invariata, le spese andranno avanti senza che il governo possa fare alcunché».

«L’Italia ha bisogno di riforme, non di manovre».

«Abbiamo un sistema sanitario inefficiente e regressivo: tassiamo il bracciante agricolo affinché anche Berlusconi possa avere le medicine gratis! Se, poi, aggiunge che il sistema è marcio e corrotto, con migliaia di frodi nel sistema farmaceutico, allora ne consegue che va riformato al più presto. Perfino un esponente del Pd, Umberto Veronesi, ha proposto di limitare le prestazioni del Ssn ai meno abbienti, così da passare dal servizio sanitario universale a un sistema selettivo, che dia, non tutto a tutti, ma tutto a chi ne ha bisogno» (Antonio Martino).

In questo modo, e come hanno evidenziato anche gli economisti Giavazzi ed Alesina sul Corriere della Sera, riformando il Servizio Sanitario Nazionale e i criteri d’accesso al medesimo, sarebbe finanche possibile far pagare meno tasse a chi oggi è soggetto ad un prelievo superiore al 50%:

«Non è possibile fornire servizi sanitari gratuiti a tutti senza distinzione di reddito. Che senso ha tassare metà del reddito delle fasce più alte per poi restituire loro servizi gratuiti? Meglio che li paghino e contemporaneamente che le loro aliquote vengano ridotte. Aliquote alte scoraggiano il lavoro e l’investimento. Invece, se anziché essere tassato con un’aliquota del 50% dovessi pagare un premio assicurativo a una compagnia privata, lavorerei di più per non rischiare di mancare le rate».

La questione vera è che abbiamo bisogno, come ha rilevato anche Martino, di riforme di sistema, non di continue manovre correttive, per conseguire gli obiettivi di Finanza Pubblica e, soprattutto, rilanciare la crescita. Dobbiamo ripensare i compiti dello stato.

D’altra parte, l’innalzamento della speranza di vita alla nascita (l’età media), e la conseguente crescita del peso degli anziani sul totale della popolazione, così come il fatto che il tasso di fertilità femminile italiano continui ad essere tra i più bassi al mondo (è pari a 1,4), ci mettono di fronte a una scelta obbligata: o ridimensioniamo il Welfare, o rischiamo, da qui a qualche lustro, di non avere soldi a sufficienza per mantenerlo; se non tassando, ancor di più, chi, già oggi, versa tra il 50 ed il 60% del proprio reddito all’Erario.

Questa è la vera sfida che il Paese ha davanti: ridefinire il perimetro e la mission del Welfare; anche per reperire risorse da destinare a politiche di sostegno alla natalità (visti gli scenari foschi che prospetta l’Ocse).

Il problema è che nessun politico, o aspirante tale – nemmeno Oscar Giannino (duole rilevarlo) o quelle quattro pippe democristiane che rompono i maroni con la cosiddetta “Agenda Monti” –, propone cose del genere.

Per questo faremo la fine della Grecia.

«Lo Stato è la grande illusione attraverso la quale tutti cercano di vivere alle spalle di tutti gli altri» (Frédéric Bastiat).



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7 Responses to "Ridefinire il perimetro del Welfare. Il Servizio Sanitario Nazionale deve occuparsi solo dei poveri"

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