Il patriottismo liberale di Gérard Depardieu e l’arroganza antidemocratica ed incolta di Gad Lerner

La notizia dovrebbe essere nota. Qualche giorno fa, l’attore francese Gérard Depardieu ha deciso di chiedere la cittadinanza belga al fine di sottrarsi alla norma autoritaria ed illiberale introdotta dall’esecutivo Hollande e che impone, a chiunque guadagni oltre un milione di euro, di soggiacere ad un’aliquota espropriativa del 75%.

Dopo aver esplicitato codesto proposito, egli è stato ricoperto di contumelie dal primo ministro transalpino, l’impresentabile social-comunista Jean-Marc Ayrault (il cui indice di gradimento, come quello dell’inquilino dell’Eliseo, è il più basso mai registrato in tutta la Quinta Repubblica); che ha ritenuto opportuno apostrofarlo come «miserabile» («minable»). A quel punto, Depardieu ha replicato piccato:

«Miserabile, lei ha detto “miserabile”? (…).

Sono nato nel 1948, ho cominciato a lavorare quando avevo 14 anni come tipografo, come magazziniere e poi come artista drammatico. Ho sempre pagato le tasse e le imposte, di qualsiasi aliquota e di qualsiasi Governo. In nessun momento non ho ottemperato ai miei doveri (…).

Parto, perché ritenete che il successo, il creare, il talento, in pratica, tutto ciò che fa la differenza, debbano essere puniti.

Non chiedo approvazione, ma potreste almeno rispettarmi. Tutti coloro che hanno lasciato la Francia, non sono stati insultati come il sottoscritto. Non devo giustificare le ragioni della mia scelta, che sono tante e intime. Parto dopo aver pagato, nel 2012, l’85% di imposte sul reddito (…).

Vi restituisco il mio passaporto e la mia tessera della mutua, di cui non mi sono mai servito. Non abbiamo più la stessa patria (…).

Non ho mai ammazzato nessuno, non penso di avere dei demeriti, ho pagato 145 MILIONI di € di imposte in 45 anni, ho dato lavoro ad 80 persone nelle aziende che sono state create per loro e gestite da loro.

Non sono qui per lamentarmi, né per vantarmi, ma rifiuto il termine “miserabile”.

Chi siete voi per giudicarmi così, glielo chiedo signor Ayrault, primo Ministro del signor Hollande, vi chiedo, chi siete voi?».

A questa missiva, ed in particolar modo al fatto che Depardieu dichiarasse d’aver versato l’85% dei propri guadagni all’Erario francese, ha risposto, poi, il Ministro per i Rapporti col Parlamento, Alain Vidalies: «Ovviamente ciò non è possibile» («Evidemment ce n’est pas possible»). Dimostrando d’essere oltremodo ignorante, come la totalità dei social-comunisti dell’orbe terracqueo, e, pertanto, inadatto a ricoprire il proprio ufficio.

Si dà il caso, infatti, e come ha evidenziato il quotidiano economico Les Echos, che, appena insediatosi, il governo Ayrault-Hollande abbia introdotto plurime tasse straordinarie e valevoli per il 2012, tra cui una forte patrimoniale. La cui caratteristica, tra l’altro, è quella d’aver fatto saltare il cosiddetto tetto “Rocard”, introdotto nel 1988, e che (come scrive il giornale): «prevedeva che la somma dell’imposta sul reddito e sul patrimonio non superasse il 70% del reddito di un famiglia, e l’85% dal 1985» («prévoyait que la somme de l’impôt sur le revenu et de l’ISF ne dépasse pas 70 % des revenus d’un ménage, puis 85 % à partir de 1985»).

Non solo.

In ragione di tutti questi balzelli autoritari, sottolinea ancora Les Echos: «alcune famiglie si ritrovano a versare in tasse all’Erario più del 100% del proprio guadagno, per effetto dell’ISF e dell’imposta sul reddito» («certains ménages se retrouvent imposés à plus de 100 % de leurs revenus, en cumulant l’ISF et l’impôt sur le revenu»).

Avete letto bene. L’impresentabile social-comunista François Hollande, il Fassina d’Oltralpe, ha stabilito, ex lege, che taluni individui debbano considerarsi schiavi, essere soggetti ad una deminutio capitis, e versare (in tasse) a Sua Maestà lo Stato anche più di quanto guadagnino in un anno. Un atto dispotico, tirannico, nazista contro il quale, secoli or sono, si sarebbe scesi in piazza e fatta una cruenta rivoluzione in nome della tutela delle inviolabili libertà individuali.

A questo s’è ribellato, Gérard Depardieu: al fatto d’essere trattato quale schiavo. E, invece di recarsi in armeria ad acquistare un fucile a canne mozze, onde difendersi legittimamente dall’iniqua ed autoritaria pretesa del Leviatano (rosso social-comunista, rosso dittatura, rosso morte), da persona democratica, pacifica e liberale qual è, ha deciso di fare l’unica cosa che considerasse ragionevole e possibile: espatriare perché discriminato e considerato una nullità.

Una fuga, dunque. Che ne ricorda altre, ben più tristi. Come quelle di chi, nel secolo buio che ci siamo lasciati alle spalle, lasciava il suolo patrio perché marchiato a fuoco, trattato quale bestia, privato della dignità di uomo e considerato come fonte di tutti i mali; e, come tale, talvolta mandato a morte.

La schiavitù dovrebbe fare orrore a chiunque. E la tutela delle libertà individuali, a cominciare da quelle economiche senza le quali tutte le altre giammai possono essere esercitate o garantite, dovrebbe stare a cuore a tutti. Quantomeno, alle persone democratiche.

Ed è qui che casca l’asino. Perché, se a chiacchiere tutti si dichiarano tali, nei fatti, invece, taluni dimostrano di pensarla molto diversamente. È il caso di Gad Lerner:

«Gérard Depardieu annuncia oggi con una lettera aperta al primo ministro francese la sua intenzione di restituire il passaporto per protesta contro il governo che l’accusa di ingratitudine. Ciò a seguito della sua decisione di trasferire la residenza in Belgioo per sfuggire alla severa progressività della normativa fiscale introdotta dal socialista Hollande, come promesso in campagna elettorale. Depardieu sarebbe rimasto ricco sfondato lo stesso, anche pagando il 75% di imposte sulla cifra eccedente il milione di euro l’anno di reddito (…).

La plateale sua indifferenza all’esigenza di redistribuire la richezza in un momento di crisi -pur senza espropriare o tanto meno lasciare sul lastrico nessuno- merita solo la pubblica riprovazione (…).

Bisogna riconoscergli solo il merito della sfrontatezza: in Italia nessun evasore fiscale (e Depardieu, badate bene, non lo è) ha il coraggio di affrontare pubblicamente la legge».

Mai letto, in così poche righe, un concentrato così elevato di cose false, inesatte, banali, incolte ed intrinsecamente antidemocratiche.

Chi si lamenta dell’esosità del Fisco, secondo l’Emilio Fede della sinistra italica, sarebbe un evasore: falso. Lo è chiunque non si ribelli ad aliquote vessatorie ed illiberali. Ma non è il caso di Lerner che, sicuramente, guadagnerà 20.000 euro lordi l’anno e, pertanto, non sarà costretto a soggiacere, come ad altri capita in Italia, ad un prelievo fiscale complessivo dell’83%; altrimenti, non solo capirebbe il gesto di Depardieu ma ne tesserebbe financo le lodi.

Per Lerner, poi, un prelievo fiscale effettivo dell’85%, come quello patito dall’attore francese, o superiore al 100%, come quello imposto alle famiglie di cui sopra, è tale da non espropriare o tanto meno lasciare sul lastrico nessuno. Evidentemente, il giornalista che campa da quando è nato solo grazie alla “tessera di partito”, o ha seri problemi con la logica, dovuti alla conclamata e notoria scarsa dimestichezza con lo studio e la lettura, oppure ritiene che lo Stato, ovvero i partitanti che ne muovono i fili, possa avanzare qualunque tipo di pretesa perché la singola persona, se ricca, non ha diritti inviolabili, non dispone di capacità giuridica, non è eguale a tutti gli altri cittadini, come statuisce qualunque Costituzione, e dunque è lecito, se non addirittura doveroso, vessarla lasciandole in tasca appena il 15% di ciò che guadagna o privarla del tutto del proprio reddito. È evidente la sintonia tra il Lerner-pensiero e quello di alcuni grandi dittatori della storia: da Stalin a Hitler, da Pol Pot a Mussolini.

In ultimo, il giornalista che si crede intelligente sol perché evidentemente quando parla non presta attenzione a ciò che dice, asserisce che la super tassazione al 75% introdotta da Hollande servirebbe a fare redistribuzione (come se questa potesse giustificare un esproprio dittatoriale). Il che è assolutamente falso.

E per due ordini di ragioni: la prima è che, portando alle casse dello stato solo un gettito di 200 milioni, a fronte di una spesa pubblica complessiva di centinaia di miliardi di euro, essa non può garantire, né mai è stata questa l’intenzione di chi l’ha proposta, alcun tipo di redistribuzione a favore delle fasce più disagiate della popolazione; la seconda è che, gravando soltanto su 1.500 persone, ha un valore meramente simbolico; e, per questo, risulta ancora più odiosa: non serve a migliorare la vita ai poveri ma solo a punire i ricchi.

Cosa che, probabilmente, a chi ha scarsa cultura e radici politiche che affondano in tradizioni antidemocratiche, come Gad Lerner, potrà anche fare piacere (soprattutto se al Fisco risulta che guadagni poco, nonostante introiti milioni di euro, ma, badate bene, non è il caso di Gad Lerner).

Agli altri, a quelli che hanno cervello, istruzione e valori solidamente liberali, e pertanto democratici, fa solo orrore.

Viva Gérard Depardieu.

Viva la libertà e chi la difende.



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