Oscar Giannino presenta “Fare per Fermare il Declino”


«Verrebbe da dire che, rispetto a chi dice che “sale”, come Monti, noi non ci collochiamo né a destra né al centro né a sinistra, perché andiamo “avanti”. Cioè abbiamo semplicemente una ricetta su cui pezzi di società civile, tanti professionisti, accademici e così via indicano, con precisione che non vediamo in nessun programma, come abbattere il debito con ciò che ha lo Stato, la patrimoniale la deve pagare lo Stato, basta con la via tutta tasse dei cittadini, quanti punti di Pil in cinque anni (sei) di minore spesa e quanti punti di minore pressione fiscale (cinque) debbano essere conseguiti come risultato per rilanciare la crescita, più tante cose di questo tipo però improntate ad una grande chiarezza. Ecco, noi ci mettiamo “avanti” sulla via della chiarezza. Senza chiarezza ci sono solo deleghe in bianco. E questo non ci piace».


«Noi siamo liberisti ma con una fortissima iniezione di ricentramento del Welfare a favore delle vittime di questa crisi, che sono i giovani, le donne ed i disoccupati di lungo periodo. E per questo, infatti, avanziamo una proposta di rimodulazione della pressione fiscale e contributiva per loro, cioè per coloro che hanno una minore anzianità contributiva (…). Giovani, donne e disoccupati di lungo periodo, purtroppo, non sono affatto eguali agli altri. E, allora, cambiamo la pressione fiscale e contributiva per loro.

Per rilanciare il mercato abbiamo bisogno di minore pressione fiscale, senza fare deficit e debito che ci renderebbe sospetti in Europa, e per questo occorre privatizzare ciò che ha lo Stato per abbattere il debito pubblico; bisogna ricentrare i due punti ed oltre di Pil di aiuti alle imprese in incentivi che siano automatici e non discrezionali, soprattutto o solo per le piccole imprese, per la loro crescita dimensionale, patrimoniale e per l’internazionalizzazione, e quindi bisogna cambiare anche la politica di incentivo diretto alla crescita; e poi, la terza cosa, bisogna, appunto, mettere più reddito disponibile nelle tasche di alcuni milioni di italiani, che oggi non ne hanno a sufficienza, vale anche per le pensioni, 4 milioni di italiani con 512 euro al mese è una vergogna che non si può tollerare (…). La società civile che non indica obiettivi programmatici chiari, è sbagliata come la politica che chiede le mani libere (…).

Mi auguro una legge sul conflitto d’interesse che ne sciolga quelli pubblici e privati. Montezemolo è il perfetto rappresentante di uno che ha conflitti d’interesse. Non si candida alle elezioni, certo, però è il primo organizzatore di tutto il pilastro della società civile della forza politica di Monti. Che dire? Berlusconi almeno ci metteva la faccia, nel suo conflitto d’interessi, mentre altri non ce la mettono e si limitano semplicemente a mettere gente a libro-paga, esattamente come faceva Berlusconi. A me pare esattamente così. Quindi, ci vuole una buona legge sul conflitto d’interesse, che mi auguro si estenda a molte aree della vita italiana, perché non c’è solo quello che riguarda la politica. Se andiamo a vedere le grandi società quotate in Borsa, e tra banche e finanza, i conflitti d’interesse sono purtroppo l’ABC della nostra vita quotidiana nei piani alti della finanza e dell’impresa. E quindi anche lì ci vorrebbero norme molto più stringenti (…).

La corruzione frena tantissimo lo sviluppo del Paese e dipende dall’estensione troppo ampia che ha la “mano pubblica” nella nostra economia. Dipende non solo da questo ma anche dalla discrezionalità che caratterizza l’operato della pubblica amministrazione (…). Occorre avere una macchina pubblica meno estesa e soprattutto con minori principi discrezionali. I manager della Sanità, ad esempio, non li devono nominare i partiti. Devono essere scelti come i manager delle aziende private, in base alle competenze».

Altre informazioni sul programma di Fare per Fermare il Declino, qui (e sull’account Facebook del movimento).



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