Dal 26 febbraio, contro la patrimoniale, sciopero della fame e della sete ad oltranza. Fino alla morte, se necessario

Giusto poche parole perché sono febbricitante.

Mancano meno di due mesi alle elezioni e i signori del Pd non si sono ancora degnati di far conoscere agli elettori il proprio programma.

In compenso, nell’Italia che è divenuta (per colpa loro e di Monti, Casini e Berlusconi) la seconda nazione in Europa dove i patrimoni sono più tassati, e la quarta al mondo dove più lo sono i redditi alti, lor signori, per bocca di Fassina, hanno pensato di proporre una seconda patrimoniale.

Se con la prima si prefiggevano di tassare, in modo progressivo, i patrimoni superiori a 1,2 milioni di euro per reperire 5 miliardi da regalare, in forma di minori imposte (9,26 euro mensili per 13 mensilità), a 41,5 milioni di contribuenti, con la seconda essi mirano a tosare, ancor di più, i medesimi patrimoni, e quelli superiori a 1,5 milioni, onde racimolare, come scrive Stefano Caviglia su Panorama, «i 2 miliardi e mezzo di gettito necessari ad abolire del tutto l’Imu sulle prime case di valore inferiore a 1,2 milioni di euro, e a ridurla parzialmente anche sugli immobili strumentali delle micro imprese».

Eccone descritti i dettagli dallo stesso responsabile economico del Pd:

«La nostra proposta prevede una tassazione progressiva, la cui soglia di partenza è fissata a 1,2 milioni di euro. Al di sopra di quel valore l’Imu attuale dovrà essere appesantita, introducendo un’aliquota massima pari allo 0,7 per cento, che si innalzerà all’1 per cento sopra un valore di 1,5 milioni di euro».

Questo provvedimento dovrebbe colpire i proprietari delle abitazioni aventi il valore succitato con un aggravio medio di spesa oscillante tra gli 8.400 e i 15.000 euro all’anno. È intollerabile. Soprattutto perché, stante già la durezza dell’Imu (che è una patrimoniale, ricordiamolo!), e le difficoltà economiche derivanti dalla crisi, molti di essi potrebbero non disporre del danaro necessario a fronteggiare quell’esborso; e sarebbero costretti ad intaccare i propri risparmi o a vendere casa.

Ragione per cui, dal 26 febbraio, contro questa ed altre eventuali imposte, il sottoscritto inizierà uno sciopero della fame e della sete ad oltranza. Fino alla morte, se fosse necessario.

Non è più possibile, con tasse o misure da Stato di Polizia tributaria, comprimere ulteriormente le libertà economiche di alcuno. Senza, con ciò, aprire le porte ad un vero e proprio regime dittatoriale.

La patrimoniale deve pagarla lo stato, non i cittadini. Ed è arrivato il momento di ribadirlo con forza. Anche mettendo a repentaglio la propria vita, se necessario.

D’altronde, meglio morire che vivere da schiavi in uno stato ladro, autoritario ed illiberale.

«Succede che il dispotismo burocratico-amministrativo ne eroda, ogni giorno, le libertà individuali e i diritti soggettivi senza che i cittadini se ne accorgano. Succede che una certa deriva totalitaria, già aggravata dalla politica fiscale del centrodestra, si accentui col governo tecnico. Ma accade anche, contemporaneamente, che chi denuncia l’andazzo sia accusato di lesa maestà; come, un tempo, chi raccontava la disastrosa realtà dell’Unione Sovietica – poi dissoltasi per implosione – fosse accusato di “anticomunismo viscerale”» (05/01/2013).

«La società che vuole chi governa è composta da famiglie che: vivono in case popolari; mangiano poco e male; comprano un capo d’abbigliamento ogni venti, trent’anni; viaggiano su un fac-simile della Trabant (l’auto dell’ex Germania comunista). Il redditometro, infatti, insegna che: a) la nostra burocrazia non è quella della «società dei consumi», ma è (ancora) quella del regime economicamente autarchico e politicamente autoritario sconfitto nel ’45; b) il regime ideale di chi governa è una via di mezzo fra autoritarismo e totalitarismo.

(…) Che dire? La morale, culturale e politica, che se ne può trarre è semplice: con l’instaurazione dello Stato di polizia fiscale – che, in realtà, indagando sugli stili delle persone, entra nelle loro vite – l’Italia è scivolata nello Stato di polizia tipico dei totalitarismi del XX secolo» (Piero Ostellino, 06/01/2013).

Leggere anche: Voi preparate la patrimoniale? E gli italiani, allora, risponderanno con la ghigliottina.

Ps. Val la pena ricordare che, con l’Imu e rispetto all’Ici, i cittadini si sono trovati a sborsare anche il 200-300% in più (con punte del 1000%). E per tutti gli immobili: quelli utilizzati a fini abitativi, per fare impresa o dati in locazione a terzi. Informazioni qui, qui e qui.



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27 Responses to "Dal 26 febbraio, contro la patrimoniale, sciopero della fame e della sete ad oltranza. Fino alla morte, se necessario"

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