A marzo, possibile nuova stangata: Monti lascerebbe un buco di 7-8 miliardi

La voce, da giorni, si fa viepiù insistente: tra marzo e maggio potrebbe rendersi necessaria una manovra correttiva di 7-8 miliardi di euro. Il perché, come spiegava ieri l’altro Dino Pesole su Il Sole 24 Ore, è presto detto. Nel 2013, il Pil potrebbe registrare, come ipotizzano numerosi analisti, una contrazione maggiore di quella prevista dal governo Monti; assottigliando l’entità dell’avanzo primario e rendendo più arduo, se non impossibile, il conseguimento del pareggio di Bilancio in quello stesso anno.

Non a caso, qualche giorno fa, Pier Luigi Bersani ammoniva:

«Se guardiamo seriamente l’anno 2013 dovremo valutare se gli obbiettivi che ci siamo dati, cioè il pareggio di bilancio e la piena rispondenza agli impegni europei, sono stati raggiunti o meno».

«Verso febbraio o marzo capiremo meglio due cose. Uno: se le previsioni, seppur minime, di crescita sono realistiche. Due: quanta polvere è stata messa comunque sotto il tappeto. Lì bisogna fare il punto della situazione».

E di «polvere sotto il tappeto» ha parlato anche Stefano Fassina, intervistato ieri da Libero:

«La polvere sotto il tappeto c’è. I problemi sono legati soprattutto alla copertura della Cassa integrazione in deroga, e ai rinnovi delle scadenze dei contratti nella PA. A marzo, coi dati Istat, sapremo di cosa si tratta».

A dire il vero, già lo scorso Natale, il centro studi Nens, capeggiato da Vincenzo Visco e Pier Luigi Bersani, aveva tratteggiato, per il 2013, uno scenario a tinte fosche:

«Nella nota di aggiornamento al Def (Nda) il governo ha presentato le ultime stime circa l’andamento dei principali indicatori di finanza pubblica per il 2012. Il peggioramento del quadro maturato in soli quattro mesi è piuttosto netto, e l’evoluzione delle previsioni governative è andata, per i principali saldi, nella direzione anticipata nel IX Rapporto Nens di finanza pubblica ossia di un generale peggioramento. Questa correzione, tuttavia, potrebbe non essere sufficiente. Tenendo conto del pessimo andamento dell’Iva, presumibilmente dovuto all’incremento dell’evasione, l’avanzo primario per il 2012 potrebbe quindi collocarsi tra il 2,4 e il 2,6 del Pil (contro il 2,9 previsto dal Governo) mentre l’indebitamento netto raggiungerebbe un valore compreso tra il 2,9 e il 3,1 del Pil (contro il 2,6 previsto dal Governo). Nella peggiore, ma non improbabile, ipotesi, quindi, l’Italia non uscirebbe dalla procedura comunitaria per disavanzo eccessivo, il che renderebbe sostanzialmente obbligatoria una manovra immediata per il governo subentrante».

La questione è che il governo Monti, come prima quello guidato dal Cav., ha deciso di conseguire gli obiettivi di Finanza Pubblica, a dispetto del buon senso e della logica, soprattutto facendo ricorso alla leva delle entrate, cioè a maggiori tasse. E, da che mondo è mondo, come è assodato in letteratura economica, l’inasprimento del prelievo fiscale, in specie in una situazione economica recessiva, fa colare a picco i consumi ed ammazza la crescita. Dunque, se effettivamente tra qualche mese ci si trovasse in presenza di un “buco” nei conti pubblici, non ci sarebbe alcunché di cui stupirsi.

Semmai, il fatto che gli esponenti del Partito democratico segnalino da mesi codesta eventualità, deve preoccupare e non poco. E per una ragione: è probabile che lor signori stiano precostituendosi un alibi per introdurre nuove tasse, e segnatamente una ulteriore patrimoniale, appena giunti a Palazzo Chigi.

D’altra parte, quale scusa migliore, per farlo, se non la necessità di reperire risorse per rimediare ai (veri o presunti) danni lasciati in eredità da altri?

È dunque probabile, per non dire certo, che appena Bersani, Vendola e Fassina accederanno alla stanza dei bottoni, regaleranno, al già più che tartassato contribuente italico, dal quale pretenderanno per di più un “grazie”, altre nuove e “bellissime” tasse. In forza delle quali, ovviamente, il Pil si contrarrà ancor più, rendendo definitivamente impossibile il conseguimento degli obiettivi di Finanza Pubblica.

Il famoso serpente che si morde la coda: si introducono tasse per correggere i conti pubblici, ma a causa delle stesse i consumi calano, il Pil si contrae, le entrate dello stato diminuiscono, il rapporto deficit/Pil peggiora, e ogni sforzo di risanamento si rivela vano.

Cosa che solo i nostri politici non capiscono.

Aggiornamento del 18 gennaio.

Bankitalia, oggi, ha comunicato che nel 2013 il nostro Pil subirà una contrazione dell’1%, e non dello 0,2% come previsto dal governo in carica. Il che rende quasi certa una manovra correttiva.



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8 Responses to "A marzo, possibile nuova stangata: Monti lascerebbe un buco di 7-8 miliardi"

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  • camelot says:
  • paolo says:
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