Berlusconi e Monti: gemelli bugiardi separati dalla nascita

I due, a dispetto delle apparenze, si assomigliano molto. E lo stanno dimostrando, pervicacemente, in questa campagna elettorale.

Si prenda Berlusconi, il pifferaio magico. Ebbene, dopo aver fiscalmente torchiato gli italiani, in questa legislatura, con diecine di miliardi di nuove o maggiori tasse, il Nostro ha deciso di presentarsi alle elezioni con un impegno solenne: ridurre il carico fiscale.

A darne contezza è stato il quotidiano Libero, ieri: «Berlusconi ha fretta (…) di tornare a cavalcare l’argomento che fin qui si è rivelato vincente per l’«operazione recupero»: la politica fiscale. Ecco, così, oltre all’abolizione dell’Imu nel «primo consiglio dei ministri», la riduzione della spesa pubblica «del 10% in cinque anni» per destinare il risparmio ottenuto – ottanta miliardi – alla riduzione delle tasse per famiglie e imprese».

Il Satiro d’Arcore, dunque, intende ridurre di 5 punti di Pil, in 5 anni, la spesa pubblica; onde decurtare, del medesimo importo, le imposte. Che gioia.

Ecco come ha spiegato il proposito:

«Avremo così un risparmio di almeno ottanta miliardi in cinque anni. Metà si potranno destinare a ridurre le imposte sulle famiglie, e per l’altra metà alla graduale abolizione dell’Irap».

Nel dettaglio, il taglio dell’Irpef «potrà avvenire con tre diversi interventi scaglionati nel tempo. Via subito l’Imu, poi introduzione del quoziente familiare a partire dal 2014 e dal 2015 arrivare alle due aliquote del 23 e 33%».

Ricapitolando. Il Cavaliere s’impegna ad abolire, sia pur gradualmente, l’Irap (che oggi garantisce un gettito di circa 40 miliardi); a cancellare l’Imu sulla prima casa (trovando la copertura finanziaria in alcuni incrementi d’imposta che andrebbero a gravare sulle sigarette, gli alcolici, i giochi come il SuperEnalotto e le addizionali sui diritti d’imbarco); ad introdurre il quoziente famigliare (che richiederebbe risorse per 8 miliardi di euro); e a ridurre le attuali aliquote Irpef da 5 a 2, portando quella marginare dal 43 al 33% (e che dovrebbe costare tra i 24 e i 32 miliardi di euro, cioè tra 1,5 e 2 punti di Pil).

Roba da orgasmo. Se non fosse, però, per una piccola, e nient’affatto trascurabile, questioncella. Il Nostro, nel suo programma, non indica una sola voce di Bilancio dove i tagli andrebbero effettuati. Basta leggerlo.

Ciò che promette, dunque, è nient’altro che pura aria fritta. Nulla di serio e credibile.

Come nient’affatto serie e credibili sono le promesse elettorali del Professore.

Il quale, dopo averci fiscalmente tosati a dovere come il Grande Inceronato, oggi vorrebbe farci credere d’essere intenzionato a ridurre il gravame d’imposte che ci ha messo sul groppone.

Ecco cosa ha dichiarato:

«Aumento a partire dal 2013 della detrazione sulla prima casa da 200 a 400 euro. Raddoppio delle detrazioni per figlio a carico da 50 a 100 euro per figlio. Introduzione di una detrazione di 100 euro per gli anziani che vivono soli. Tutto fino a un massimo di 800 euro. Il costo stimato è di 2,5 miliardi. La copertura viene dal contenimento della spesa corrente primaria pari a circa 3 miliardi. La nostra riforma dell’Imu renderà l’imposta più progressiva e più equa sia in termini di reddito che di nuclei familiari».

E poi:

«Eliminazione del monte salari dalla base imponibile Irap. Il totale della riduzione dell’Irap alla fine della legislatura sarà pari a un dimezzamento dell’attuale carico fiscale sul settore privato. Sono 11,5 miliardi di imposta in meno in cinque anni sulle imprese. Priorità alle piccole e medie imprese».

Ma non finisce mica qui:

«Vogliamo ridurre in maniera significativa il peso dell’Irpef a partire dai redditi medio-bassi. E il taglio fiscale avverrà attraverso l’aumento delle detrazioni per i carichi familiari e la riduzione delle aliquote a partire da quelle più basse. Complessivamente nella legislatura ridurremo il gettito Irpef di 15,5 miliardi, corrispondenti a una riduzione del rapporto tra gettito e Pil del 2%. Con questa misura vogliamo liberare risorse per le famiglie e sostenere i consumi».

Meraviglioso. Quasi quasi ci si muove. E come dovrebbero essere finanziati questi sgravi fiscali? Presto detto:

«Blocchiamo la spesa pubblica corrente al netto degli interessi. Lo Stato non spenderà un euro in più rispetto al 2012. Questo significa una riduzione a fine legislatura del rapporto tra spesa pubblica e pil del 4% nell’arco di cinque anni. È coerente con il nostro impegno con l’Europa, ed è un obiettivo credibile ottenuto con misure che hanno tutte le coperture necessarie».

Interessante. Il Bocconiano propone di arrestare la crescita (monetaria e reale) della spesa corrente, congelandone l’ammontare al livello da essa raggiunto nel 2012; sì da ridurre la spesa pubblica complessiva, in rapporto al Pil, del 4% in un lustro.

Peccato, però, che, come spesso accade, tra il dire e il fare ci sia di mezzo il mare.

E a dimostrarlo, in questo caso, è la Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (Def) redatta dal governo capeggiato proprio dal Bocconiano. In essa, a pagina 16, è pubblicata la seguente tabella.

Si focalizzi l’attenzione sulla voce “Totale spese correnti al netto interessi” (quella su cui Monti vorrebbe calare l’accetta). Ebbene, essa, nel 2012, annoverava uscite per 672,765 miliardi di euro, in crescita di 138 milioni rispetto al 2011. Nel 2013, invece, ne prevede per 674,325 miliardi, con un incremento di 1,56 miliardi rispetto all’anno precedente. Nel 2014, poi, la voce contempla spese per totali 682,150 miliardi, registrando una crescita di 7,825 miliardi rispetto all’anno precedente. Nel 2015, l’ultimo anno preso in considerazione nella tabella, la voce “Totale spese correnti al netto interessi” arriva a 694,266 miliardi, registrando, rispetto al 2014, un incremento di 12,116 miliardi e, rispetto al 2011, anno in cui Monti è diventato Premier, un aumento di 21,639 miliardi.

Ricapitolando. Monti, per raccattare voti, oggi promette di voler ridurre le tasse; ma, quando ha governato il Paese, le ha significativamente incrementate (col pieno sostegno di tutti i partiti della “strana maggioranza”: Pdl, Pd, Udc e Fli). Similmente, per finanziare quegli sgravi fiscali asserisce debba essere ridotta la spesa corrente; che, sotto il suo governo, è però considerevolmente cresciuta (carta canta).

C’è bisogno di aggiungere altro?

Sì, una cosa ancora. Anche nel suo programma non si dice dove andrebbe tagliata la spesa.

La cialtronaggine, evidentemente, è contagiosa.

Aggiornamento del 3 febbraio.

Il portavoce nazionale del Tea Party Italia, Giacomo Zucco, ripetendo quanto qui esposto nel corso della trasmissione Leader, ha fatto rimediare una gran brutta figura al Professore. A voi il video.

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20 Responses to "Berlusconi e Monti: gemelli bugiardi separati dalla nascita"

  • FabioG says:
  • rokko says:
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  • Giacomo Zucco says:
  • camelot says:
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