Il redditometro l’hanno voluto ed introdotto Berlusconi, Maroni, Crosetto e Meloni

Era l’8 dicembre del 2011 e qui si scriveva:

«Per Berlusconi, la nomina di Monti a primo ministro è stata un’autentica manna dal cielo: buona parte dei 115 miliardi di tasse che ha introdotto con le ultime tre manovre, infatti, entrerà in vigore nel 2012; quando a Palazzo Chigi, cioè, siederà il Professore. Ed è a quest’ultimo che gli italiani – in genere poco propensi a leggere e a documentarsi – attribuiranno la colpa del salasso fiscale; non a lui. Per questo, alla fine, s’è deciso a mollare la seggiola.

Questo, naturalmente, consentirà al Pdl di rifarsi una verginità; e di presentarsi agli elettori, nel 2013, come se non avesse mai messo le mani, e per di più copiosamente, nelle tasche degli italiani (…).

Ma non basta.

Lor signori [del Pdl e della Lega], infatti, hanno anche concertato un “piano d’attacco” con i gazzettieri di Libero e de Il Giornale. A questi spetta far credere ai propri lettori che tutti gli aumenti di tasse e le misure da Stato di Polizia tributaria che, d’ora in poi, entreranno in vigore – a cominciare, appunto, da quelli decisi, a suo tempo, dal trio Berlusconi-Bossi-Tremonti – siano opera esclusiva del cattivo tecnocrate canuto».

Ahinoi, avevamo visto giusto. Si prenda, ad esempio, il cosiddetto Redditometro.

Da settimane, il Cavaliere va sparando ad alzo zero contro lo strumento di “accertamento sintetico”. È una misura illiberale, quella introdotta dal governo Monti, asserisce, e degna di un regime dispotico. Come pure illiberale è il fatto che abbia stravolto i principi dello stato di diritto invertendo l’onere della prova a carico del contribuente (rendendolo “colpevole”, in caso di contenzioso tributario, salvo prova contraria).

Tutto giusto. Se non fosse, però, per un piccolissimo dettaglio. Il nuovo Redditometro non è stato varato dal Bocconiano, ma dal Cavaliere; con l’articolo 22 del Dl n.78 del 2010 (pagina 64):

Aggiornamento dell’accertamento sintetico

1. Al fine di adeguare l’accertamento sintetico al contesto socio-economico, mutato nel corso dell’ultimo decennio, rendendolo piu’ efficiente e dotandolo di garanzie per il contribuente, anche mediante il contraddittorio, all’articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, con effetto per gli accertamenti relativi ai redditi per i quali il termine di dichiarazione non e’ ancora scaduto alla data di entrata in vigore del presente decreto, i commi quarto, quinto, sesto, settimo e ottavo, sono sostituiti dai seguenti:

«L’ufficio, indipendentemente dalle disposizioni recate dai commi precedenti e dall’articolo 39, puo’ sempre determinare sinteticamente il reddito complessivo del contribuente sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta, salva la prova che il relativo finanziamento e’ avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta, o con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile.

La determinazione sintetica puo’ essere altresi’ fondata sul contenuto induttivo di elementi indicativi di capacita’ contributiva individuato mediante l’analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza, con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale con periodicita’ biennale. In tale caso e’ fatta salva per il contribuente la prova contraria di cui al quarto comma.

La determinazione sintetica del reddito complessivo di cui ai precedenti commi e’ ammessa a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un quinto quello dichiarato.

L’ufficio che procede alla determinazione sintetica del reddito complessivo ha l’obbligo di invitare il contribuente a comparire di persona o per mezzo di rappresentanti per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento e, successivamente, di avviare il procedimento di accertamento con adesione ai sensi dell’articolo 5 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218. Dal reddito complessivo determinato sinteticamente sono deducibili i soli oneri previsti dall’articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986 n. 917; competono, inoltre, per gli oneri sostenuti dal contribuente, le detrazioni dall’imposta lorda previste dalla legge».

Monti, dunque, col succitato strumento di Inquisizione fiscale, come direbbero a Lugano, non c’entra una beneamata mazza. Non l’ha né voluto né ideato. L’unica colpa che gli si possa muovere è quella di non averne bloccato l’esecuzione.

Inoltre, le 100 voci di spesa in esso contemplate, quelle attraverso le quali si dovrebbe stabilire se il tenore di vita di un contribuente sia compatibile col reddito che dichiara, e che Tremonti asserisce siano state volute e personalmente scelte dal Professore, erano previste sin dal varo dello strumento.

A documentarlo, molteplici articoli pubblicati quando a Palazzo Chigi sedeva ancora il Satiro d’Arcore.

Il 25 ottobre 2011, Monti sarebbe divenuto premier il 16 novembre, il Quotidiano Nazionale, ad esempio, titolava: «Dalla colf all’iPad: ecco le 100 voci del redditometro». E, poi, aggiungeva:

«Il redditometro si compone di 7 categorie, che vanno dall’abitazione ai mezzi di trasporto, dai contributi previdenziali all’istruzione; all’interno delle quali vengono raccolte oltre 100 voci, come l’arredamento, le minicar, la pensione complementare e gli asili nido, i corsi di lingua straniera, la paytv, la barca o il cavallo, il pezzo di antiquariato e l’iscrizione alla palestra o all’università, i viaggi organizzati, le donazioni a favore di Onlus e l’iPad. Si tratta, come spiega la stessa Agenzia, di “voci rappresentative di tutti gli aspetti della vita quotidiana”».

Sempre il 25 ottobre del 2011, La Stampa, in un articolo dal titolo «Fisco, ecco il nuovo redditometro. Oltre 100 voci: dagli asili alle colf», scriveva:

«Dagli asili nido ai mutui, dagli elettrodomestici agli abbonamenti per le pay-tv, dall’attività sportive ai centri benessere e ai viaggi organizzati. Sono oltre 100 le voci di spesa che entrano nel nuovo redditometro messo a punto dall’Agenzia delle entrate. La sperimentazione del nuovo strumento di controllo e di compliance durerà 2-3 mesi e verrà fatta con le associazioni di categorie, e poi, da febbraio 2012 entrerà a regime. Nel mirino ci sono oltre 22 milioni di famiglie, per complessivi 50 milioni di soggetti».

Insomma, il Redditometro l’hanno ideato, per filo e per segno, Berlusconi, Tremonti, Maroni, Crosetto e Meloni. Nondimeno, hanno la faccia tosta di rilasciare dichiarazioni come queste:

«Il redditometro è un’altra stupidaggine che pagheremo nei prossimi mesi con un decremento ulteriore del Pil. Tutto bisogna fare in questo momento tranne che spaventare i consumi», Guido Crosetto (18/01/2013).

«(…) È vero che a monte c’era una norma di legge risalente al maggio 2010, una norma che sostituiva con uno nuovo il vecchio redditometro. Un aggiornamento del sistema reso opportuno dal fatto che il vecchio redditometro era basato su simboli di ricchezza arcaici e folkloristici, simboli che andavano dai cavalli ai club esclusivi. In ogni caso la norma del maggio 2010 non era direttamente operativa, presupponendo per la sua efficacia uno specifico decreto applicativo. Quale appunto è stato il citato decreto Monti. Prima non c’erano dunque le «cento voci» di redditometro di cui è scritto nell’articolo: non c’erano nel 2010, nel 2011, nel 2012. Sono apparse solo sulla «Gazzetta Ufficiale» del 4 gennaio 2013 (….)», Giulio Tremonti (17/01/2013).

«Così come è il redditometro è un’imposta patrimoniale aggiuntiva, che aumenta la pressione fiscale ed è molto più pesante per le famiglie del Nord rispetto a quelle del Sud. E’ un’altra assurda penalizzazione di questo governo Monti che va cancellata», Roberto Maroni (16/01/2013).

«Monti ha dato la colpa a noi del redditometro, ma non era quello che abbiamo messo noi, è completamente diverso. Il nostro era diverso da quello che era stato portato avanti dal governo Monti. Ci sono 100 voci che fanno sì che sia uno strumento che spaventa i cittadini», Silvio Berlusconi (15/01/2013).

Evidentemente pensano che gli elettori di centrodestra siano stupidi e facilmente raggirabili.

Anche per questo andranno “puniti”, e pesantemente, nelle urne.



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