A morte il ceto medio e i ricchi, berciano in coro Bersani e Monti. Che vogliono impoverire ancor più il Paese

Dodici giorni al voto e né Bersani e Vendola né Monti hanno ancora presentato uno straccio di programma di governo. Sulle intenzioni e degli uni e dell’altro si sa davvero poco. E quel poco, per di più, non conforta.

Si sa, ad esempio, che essi, dopo aver introdotto (è il caso dell’Imu) o inasprito (è il caso del prelievo sul deposito titoli) plurime imposte patrimoniali, che al contribuente sono costate svariate diecine di miliardi di euro, intendono acquistare il voto di taluni connazionali esentandoli (almeno in parte) dall’onere di pagarle, presentando, però, il conto di questa “beneficenza” al ceto medio e medio-alto.

In particolare, tanto gli uni quanto l’altro desiderano rendere ancora più progressiva, e cioè fiscalmente onerosa per chiunque sia anche solo minimamente possidente, l’imposta sugli immobili.

Il Pd intende perseguire tale obiettivo vessatorio e social-comunista «con una graduale progressività aggiuntiva sulla fascia di patrimonio immobiliare che va da 1,5 milioni di valore catastale (di fatto circa tre milioni di euro di valore di mercato), in su», e ciò al fine di reperire le risorse utili a rendere meno gravosa l’Imu a «quelli che hanno finora pagato fino a 400-500 euro di imposta». Mentre il Professore, che da bravo democristiano qual è evita puntualmente di fornire cifre precise, più genericamente, in tema di Imu, promette: «Sarà gradualmente ridotta a partire dal 2013 rendendola ancora più progressiva per eliminarla da circa la metà delle prime case».

Insomma, per chiunque abbia messo su, con anni di duro lavoro e risparmi, un patrimonio immobiliare di una qualche consistenza, verranno tempi ancor più bui; nei quali si rimpiangerà l’esborso Imu fronteggiato nel 2012 e lievitato, rispetto all’anno prima (quando si versava l’Ici), in alcuni casi anche del 200%. Val la pena sottolineare, come altrove già fatto, poi, che la proposta del Pd comporterebbe un onere economico aggiuntivo, per i “malcapitati”, oscillante tra gli 8.400 e i 15.000 euro annui (almeno). Una roba scandalosa.

Tanto più che, giova sempre rimarcarlo, l’Italia è già il quarto paese al mondo in cui più sono tassati coloro che guadagnano tra i 100.000 e i 300.000 dollari (fonte: KPMG) – quelli che, cioè, con maggiore probabilità hanno anche un patrimonio immobiliare (e non) –, e il secondo in Europa in cui più lo sono i patrimoni (fonte: Corriere della Sera); nonché quello in cui il Fisco arriva a prelevare, a taluni contribuenti, anche l’83% del reddito.

Insomma, se tutti gli italiani patiscono le pretese economicamente esose dello stato, e non ne possono più, quelli che non hanno la sventura di versare in condizioni di povertà, checché se ne dica in taluni talk-show televisivi dediti alla demagogia ed al populismo, le patiscono anche di più. Con tutto ciò che di negativo ne consegue.

Innanzitutto, tassare troppo la ricchezza ne scoraggia la produzione. E questo frena la crescita del Prodotto Interno Lordo e rende più difficile creare posti di lavoro. Dunque, a pagarne le conseguenze sono innanzitutto i più poveri: i disoccupati.

In secondo luogo, un prelievo fiscale complessivo troppo gravoso sui redditi medi e medio-alti spinge i cittadini ad avere il Fisco (avviene in tutto il mondo). E, non a caso, l’Italia è la nazione in cui, almeno stando a certe stime, l’infedeltà fiscale dei contribuenti è più alta.

In terzo luogo, tutte le tasse possono essere sempre traslate: cioè trasferite ad altri soggetti (ne abbiamo avuto un esempio giusto qualche giorno fa). E questo, alla fine, danneggia sempre i più poveri: che si tratti di cittadini-consumatori o di cittadini-inquilini.

Quest’ultima asserzione è talmente evidente che è condivisa finanche da taluni esponenti della Lista Monti: «Credo che mettere una patrimoniale su un secondo o terzo appartamento locato (…) potrebbe direttamente danneggiare l’inquilino (…). Infatti, è ovvio che in qualche modo il proprietario sentendo una enorme imposizione fiscale, ulteriormente gravata da una patrimoniale, cercherebbe in qualche modo di scaricare sulle tasche dell’inquilino una parte di tali esborsi, inasprendo il fitto stesso». Precisamente quanto qui, ed anche altrove, si è postulato.

Non abbiamo bisogno di incrementare il prelievo fiscale, ma di abbatterlo mediante una drastica riduzione della spesa primaria. Cosa più che fattibile, visto che la stragrande maggioranza della spesa pubblica non finanzia il Welfare:

«Stato e amministrazioni locali spendono ogni anno (dati del 2010 e senza contare gli interessi sul debito) circa 720 miliardi. Togliamo i 310 miliardi che vanno in pensioni e spesa sociale: ne restano 410. Una riduzione del 20 per cento di queste spese, senza alcun taglio alla spesa sociale, consentirebbe di risparmiare 80 miliardi e di ridurre la pressione fiscale di 10 punti», Francesco Giavazzi ed Alberto Alesina.

Questo va fatto se si vuole rilanciare l’economia. Non vessar ancor più il ceto medio.

Ps. Val la pena rilevare, tra l’altro, che, con l’introduzione dell’Imu, l’Italia è diventata anche il paese Ocse in cui gli immobili sono mediamente più tassati: «Il peso del prelievo fiscale sugli immobili in Italia, con l’introduzione dell’Imu, sale leggermente sopra la media Ocse che è pari all’1,1% del Pil, attestandosi a circa l’1,2%. Nel 2011 l’Italia era invece il Paese con la più bassa tassazione della proprietà sulla casa tra i principali Paesi Ocse. Nel 2009 il peso delle imposte sulle case era di circa lo 0,6% del Pil, a fronte di una media Ocse di circa l’1,1%» (Il Fatto Quotidiano). L’ennesimo record negativo. Complimenti.



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5 Responses to "A morte il ceto medio e i ricchi, berciano in coro Bersani e Monti. Che vogliono impoverire ancor più il Paese"

  • paolo says:
  • camelot says:
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