Lezzo di fogna e di autoritarismo fasciocomunista

Il Paese sta prendendo una brutta china. Vanno diffondendosi, ormai da troppo tempo, idee e suggestioni nient’affatto democratiche e liberali. E, ciò che è peggio, il tutto avviene, salvo rare eccezioni, nella pressoché totale indifferenza, o con la colpevole complicità, dell’opinione pubblica e del giornalismo.

Alcuni protagonisti vecchi e nuovi del “dibattito pubblico”, soggetti politici all’esordio o sul proscenio da molte primavere, presentano, quali soluzioni taumaturgiche alla crisi, economica e morale della Nazione, ricette che nell’orbe terracqueo trovano applicazione esclusivamente nei regimi dispotici, nelle dittature. E che, dunque, dovrebbero suscitare sdegno, terrore; ottenere pubblica riprovazione. Ma ciò non accade.

La vittima sacrificale dei “nuovi autoritari” è una: l’Individuo. Ritenuto privo di diritti e libertà fondamentali, incomprimibili ed inalienabili, se non quelli “ottriati”, e cioè concessi, ma solo temporaneamente e dunque in ogni istante revocabili, da Sua Maestà lo Stato; e tale, dunque, da poter essere fatto oggetto di sevizie, vessazioni e quanto altro ancora dovesse rendersi necessario a tutelare il cosiddetto “interesse generale”.

I nuovi autoritari, naturalmente, usano una neolinga gravida di mistificazioni: non possono permettersi il lusso di rendere chiare le proprie intenzioni; non a tutti, quantomeno. E perciò usano parole e concetti, come altrove già spiegato, che consentano loro di indorare la pillola e di far apparire nobili i propri propositi. Che, tuttavia, autoritari ed antidemocratici restano, al di là di come vengano rappresentati.

Si prendano tali dichiarazioni di Antonio Ingroia a proposito della lotta all’evasione fiscale, rilasciate nel corso di una puntata di Ballarò (le si può ascoltare, nel video di seguito riportato, a partire dal minuto 14.50):


«Quando si inseguono i patrimoni, si possono abbassare le garanzie perché non è in gioco la libertà personale dell’imputato, come nel processo penale. Nel processo per la caccia ai patrimoni si può avviare un processo di tipo presuntivo: ci sono degli indizi di evasione fiscale? Ci sono degli indizi di corruzione? (…). C’è una sproporzione tra i patrimoni di cui questa persona è titolare, direttamente o per interposta persona, e il reddito dichiarato? Bene, in questo caso, come si fa per i mafiosi, si sequestri questi beni, si avvii un procedimento, la persona avrà diritto a provare la provenienza lecita del bene, o che non ha evaso le tasse, e se non lo prova viene confiscato. Questo nell’arco di sei mesi. Vedrà come in questo caso le casse dello Stato si riempiono rapidamente».

Ecco. Per Ingroia, e per le persone incolte ed autoritarie come lui, le libertà economiche ed i diritti di proprietà dell’Individuo non hanno alcuna dignità e valore; non integrano diritti naturali e legittimi. Li si può tranquillamente calpestare, attivando processi sommari ed indiziari, come avviene nelle dittature di stampo fascista o comunista, e, soprattutto, lì dove serva allo stato per procacciarsi il danaro di cui ha bisogno. Il fine giustifica i mezzi e l’Individuo conta niente: è uno schiavo al servizio dell’oligarchia, più correttamente si dovrebbe dire: onagrocrazia, che detiene il potere in una nazione.

Pensieri immondi, vergognosi, illiberali, nazisti. Eppure nessuno ha sentito il bisogno di stigmatizzarli. Nessuno ha proferito verbo.

«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano
».

Come nessuno ha avuto alcunché da ridire, a parte il mio amico Pietro Monsurrò, su un comunicato stampa diffuso dai Comunisti italiani e volto a contestare la presenza di taluni (troppi) ebrei, definiti israeliani per non passare quali antisemiti, al Festival di San Remo:

«Ancora una volta il carrozzone del Festival di Sanremo diventa vetrina privilegiata per Israele. Ieri sera infatti Fabio ha pensato bene di far fare alla modella israeliana Bar Rafaeli il contro altare alla simpatica e brava Littizzetto. La splendida Bar non è certo una ultrà pro Israele, aveva fatto discutere un suo twitter non sufficientemente schierato con l’attacco Gaza dei mesi scorsi e prima ancora delle sue dichiarazioni sull’Idf (esercito di Israele), quindi una presenza che serve ad avvalorare una presunta pluralità e l’idea di un Paese democratico dove tutto e tutti sono ammessi. Ma non paghi di ciò a metà serata sale sul palco dell’Ariston Asaf Avidal, cantante sempre israeliano, figlio di diplomatici, questa volta più in linea con il sentire di gran parte dei suoi concittadini. Una canzone, piccolo bis e via il gioco è fatto, tanto più che sembra che nelle prossime serate si esibirà anche l’ottimo direttore d’orchestra Daniel Barenboim. Negli occhi e nella mente dei dieci milioni di italiani che seguiranno il Festival resterà così l’idea di Israele come stato “normale” ».

Per questi signori, dunque, è ammissibile invitare ad una kermesse pubblica israeliani, cioè ebrei, purché contestino il diritto naturale di Israele ad esistere e a difendersi. Se non lo fanno, la loro presenza non è ammissibile e va censurata: ebrei sì, dunque, purché antisemiti. Questo, il pensiero dei Comunisti Italiani alleati, neanche a farlo apposta, di Antonio Ingroia

«Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici
».

E si arriva al Guru, al teorico del Fascismo 2.0: Pippa Grillo. Ogni sua affermazione è puro delirio; ogni suo pensiero è solo e soltanto autoritario, antidemocratico ed antiliberale.

Vinte le elezioni a Parma, ebbe ad esultare in tal modo: «Abbiamo sconfitto il capitalismo». Cioè quel sistema economico fondato sulla libera interazione tra individui; e a cui si contrappone solo l’economia di Piano, cioè quella delle dittature.

E al modello economico vigente in ogni regime dispotico, Grillo ognora dimostra di richiamarsi:

«Se lo Stato diventano i cittadini, non più i partiti, anche ‘nazionalizzare’ diventa una bella parola: le reti autostradali e telefoniche, le frequenze radio e tv, sono roba di tutti, quindi i gruppi privati che se ne sono impossessati le dovranno restituire ai cittadini. E settori vitali come energia e acqua devono essere pubblici. Nessuno deve rimanere indietro. In Italia ci sono un milione di volontari: io ne vorrei 60 milioni, di volontari. Il mio dentista, per qualche ora alla settimana, dovrà operare gratis chi ha bisogno».

L’Italia grillina, dunque, deve diventare una nazione in cui sia possibile confiscare beni ed aziende ai privati; in cui sia lo stato, cioè la ristretta oligarchia di individui che ne tira i fili, a produrre ricchezza e a decidere cosa sia giusto per ciascuno di noi; e in cui ogni cittadino debba prestare attività di volontariato (sia perdonato l’ossimoro). Libertà individuali conculcate, negate. L’Individuo ridotto a schiavo. Ricette economiche fallimentari e che, lì dove applicate, hanno sempre e solo ridotto in miseria centinaia di milioni di essere umani.

Ma importa a qualcuno? Si direbbe di no, visto che nessuno osa contestare le sue farneticazioni. E sono tante:

«Le pensioni non devono superare i 3 mila euro netti al mese, tanto se guadagnavi milioni qualcosa da parte avrai messo, no? Altro che ‘spending review’».

Ecco, per il ragioniere Pippa Grillo i cittadini non sono tutti eguali: alcuni possono essere tranquillamente privati dei diritti che hanno legittimamente conquistato con duri anni di lavoro. E vadano a farsi fottere la libertà, l’eguaglianza e la Costituzione! Che volete siano mai?

«Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi
».

Ma l’evasore fiscale Pippa Grillo, quello che si scaglia contro i condoni tombali avendone fruito ben due volte, ha in mente anche altro. Processi pubblici e sommari contro il ceto politico; bypassando i poteri della Magistratura:

«Non è questa la democrazia che abbiamo avuto in Italia. Abbiamo delegato dei truffatori che dovranno rispondere di quello che hanno rubato (…). Quindi i responsabili saranno giudicati da un giudizio pubblico e dovranno restituire i soldi che hanno rubato. Come i mafiosi (…). Non processi. Ma un giudizio pubblico. Con cittadini estratti a sorte, incensurati, che diranno quali lavori socialmente utili far fare a questa gente che ha derubato il Paese».

«Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista
».

«Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare
».



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9 Responses to "Lezzo di fogna e di autoritarismo fasciocomunista"

  • Fabio G says:
  • camelot says:
  • paolo says:
  • camelot says:
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