Canto l’uomo, il Legno Storto

Io canto l’uomo, il Legno Storto, quello divinamente fragile che è caduto vittima del proprio caduco torto.

Umili le origini, agra la vita, forte la voglia di non dargliela vinta.

Io canto l’uomo, il Legno Storto, quello divinamente fragile che il destino ha più volte rotto.

Piagato nel corpo, dal Male oscuro, costretto a tirare avanti a dosi di cianuro.

Io canto l’uomo, il Legno Storto, quello divinamente fragile che mai ha mostrato il fiato corto.

Ricoperto di improperi, pur di stare nel giusto, ha sempre scelto la strada difficile senza curarsi del costo.

Io canto l’uomo, il Legno Storto, quello che dopo infinite lotte s’è trovato a terra morto.

A chiedere scusa, come se avesse ucciso un padre, reo soltanto d’aver trafitto la propria vanità su un pubblico altare.

Io canto l’uomo, quel Legno Storto, perché finanche la sua fragilità il fato gli ha voluto ritorcere contro.

Canto quell’uomo, che sento fratello, perché la vita gli ha donato solo più d’un fardello.

E la mia gratitudine va a lui, a quel Legno Storto, perché combattere per la libertà è un merito sì grande da cancellare ogni torto.



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