Un voto ragionevolmente irragionevole

Giusto qualche breve considerazione (ché qui, stanotte, per fare il liveblogging, si è dormito molto poco).

Sarebbe potuta andare molto peggio

1) Bersani e Vendola avrebbero potuto vincere e, magari con l’appoggio dei montiani, conquistare una larga maggioranza tanto alla Camera quanto al Senato. A quel punto, l’Italia avrebbe sperimentato una ricetta economica del tutto fallimentare: una ulteriore (dopo quelle imposte da Berlusconi e Monti) redistribuzione di ricchezza privata, mediante l’inasprimento del carattere (già fin troppo) progressivo dell’Imu, che non avrebbe avuto alcun impatto positivo sulla crescita e sull’occupazione (sarebbe stata un’operazione a “somma zero”), ma solo stritolato ulteriormente il ceto medio. Nessuna riforma di sistema; nessun alleggerimento del peso dello stato e, conseguentemente, del carico fiscale complessivo gravante su ogni contribuente; e, in più, il pericolo di fare un brusco passo indietro sulla riforma delle pensioni e in tema di libertà economiche (si legga alla voce: soglia di tracciabilità dei pagamenti fissata a 300 euro, come avrebbero voluto Pd e Sel). Il Paese ne avrebbe risentito negativamente e si sarebbe avvitato, ancor più, in una spirale recessiva. La quale, a sua volta, avrebbe accentuato il malessere sociale spingendo ancor più elettori tra le braccia di Grillo. Pericolo sventato.

2) Monti e la sua coalizione avrebbero potuto conseguire una buona performance (cosa alla quale qui mai si è creduto). E questo avrebbe potuto, progressivamente, minare e alla fine annichilire l’unica vera conquista della cosiddetta Seconda Repubblica: il bipolarismo, cioè l’alternanza tra coalizioni (e, teoricamente, tra diversi impianti di politica economica e filosofie/visioni della società); riconsegnando il Paese, come altrove già considerato, ad un regime di “democrazia blindata”, come ai tempi del pentapartito in cui gli elettori avevano a disposizione un unico rassemblement di governo per cui votare. Pericolo sventato.

Ex malo bonum (forse)

1) Il risultato delle urne, un Parlamento abbastanza “balcanizzato”, e il timore che Grillo possa conquistare in futuro un consenso ancor più vasto e destabilizzante, potrebbero finalmente indurre i due principali partiti, visto anche il peso irrilevante e lo scarso potere di veto che in questa legislatura potranno esercitare le formazioni politiche minori, a modificare la legge elettorale nell’unico modo possibile (e auspicabile): introducendo un sistema maggioritario puro, coi collegi uninominali. Ne trarrebbero beneficio i cittadini, che potrebbero tornare finalmente a scegliersi gli eletti (e finanche i candidati nei singoli collegi, se fosse previsto anche l’obbligo delle primarie), e soprattutto il Paese: il sistema politico supererebbe il pluripartitismo coalizionale, fonte di buona parte delle sciagure secondo-repubblicane, e diverrebbe tendenzialmente bipartitico, incentrato su due grandi forze che si alternerebbero al governo ciascuna in regime di autosufficienza (senza, cioè, il bisogno di allearsi con altri soggetti politici minori). Per la Nazione sarebbe un deciso passo in avanti verso la modernità, l’efficienza, ed il ritorno ad un compiuto sistema democratico. E il Movimento 5 Stelle ne uscirebbe fortemente ridimensionato.

2) Nonostante il voto a Grillo, l’Italia resta un paese bipolare. Gli elettori, pur disgustati dal pessimo modo di governare delle due coalizioni principali, questo hanno detto nelle urne. Quelli che auspicavano la fine del bipolarismo, per ragioni di opportunismo (Casini & C.), o quelli ancor più stolti che semplicisticamente e demagogicamente sostenevano andassero superate le categorie “destra e sinistra” (poveri pirla! Esse rappresentano il basamento principale di ogni sistema democratico mondiale), farebbero bene a riflettere sul responso elettorale. Non c’è posto per chi si collochi al di fuori dell’asse destra-sinistra. Semmai, per rimettere in sesto il Paese, resta l’esigenza, impellente, di costruire una destra ed una sinistra autenticamente liberali.

Ultima considerazione. Gli elettori, da qui la ragione del titolo del post, hanno fatto una scelta sufficientemente ragionevole, quantunque molti di essi abbiano premiato una forza politica palesemente nichilista ed eversiva. E per una ragione, la stessa evidenziata ieri notte: “Queste elezioni dimostrano che gli italiani non ne possono più delle torchiature fiscali: hanno punito (o non premiato) chi aveva loro aumentato le tasse (Berlusconi, Monti e Bersani), ed hanno impedito, a chi lo avrebbe fatto ancor più (Bersani e Monti), di avere una maggioranza”.

La questione fiscale ha avuto un peso rilevantissimo, in questo voto. D’altra parte, son sei anni che siamo sottoposti a vessazioni fiscali continue ed ininterrotte, e che il carico fiscale cresce senza requie.

Speriamo lo capiscano e tengano a mente lor signori del Pd, del Pdl e della coalizione Monti quando, necessariamente, dovranno mettersi d’accordo per dare vita ad un nuovo esecutivo di larghe intese.



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23 Responses to "Un voto ragionevolmente irragionevole"

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