Acconto Imu 2013: fino al 2.330% in più per gli immobili locati, fino al 240% in più per i capannoni e i negozi

Continua l’esproprio proletario ai danni dei proprietari di immobili.

Iniziamo considerando quello che si abbatterà, quest’anno, sui titolari di capannoni e negozi:

«L’Ufficio delle politiche fiscali della Cna ha realizzato uno studio analitico su quanto costa un immobile commerciale e industriale in ogni capoluogo di Provincia e quale possa essere l’incremento in quest’anno in corso. Il risultato è impressionante. Nel 2013 l’aumento della pressione fiscale sugli immobili produttivi potrebbe sfiorare i 6 miliardi con un incremento complessivo del 127% rispetto all’Ici che si pagava nel 2011 (…). Gli incrementi della pressione fiscale sui negozi e botteghe nel 2012 sono stati mediamente del 136%.

Incrementi medi che potrebbero arrivare nel 2013 al 166%, ossia a circa 650 euro di aumento medio sulle piccole botteghe. Giusto per fare qualche esempio: un negozio a Milano subirà (mediamente ) un aumento del 61,5% che diventa il 105,65% a Roma e il 29% a Bologna. Ma se si considera quali fossero i canoni della vecchia Ici, si scopre che per i negozi e botteghe infatti gli incrementi lo scorso anno sono stati tra il 207% e il 79% e così il costo dell’Imu complessivamente varia dai 2.263 euro circa di Firenze ai 624 euro di Trieste. Incremento che nel 2013 potrebbe arrivare a salire di un ulteriore 121% per chi ha la propria attività ad Aosta (…).

Per gli opifici industriali e artigianali lo scenario 2013 è addirittura peggiore: infatti, non bisogna dimenticare che gli immobili accatastati nella categoria D, escluso D5, nel 2013 devono scontare anche l’ulteriore aumento della base imponibile dell’8,33%.

E così, rispetto all’ICI 2011, si arrivano a raggiungere percentuali di incremento da capogiro. In questo caso in testa agli incrementi è sempre Aosta, con un più 244%, al secondo posto Milano con un aggravio complessivo di imposizione del 175%» (Isidoro Trovato, Corriere della Sera).

Non occorre essere economisti per prevedere che, dinanzi a questi ulteriori incrementi d’imposta, e stante la crisi e il crollo della domanda al consumo, molte attività imprenditoriali, a cominciare da quelle commerciali e di piccole dimensioni, purtroppo, cesseranno. Provocando un ulteriore incremento della disoccupazione.

Come se non bastasse, questi rincari colpiranno anche i proprietari di immobili dati in locazione. Con effetti altrettanto negativi:

«Aumenti d’imposta, rispetto all’acconto Imu 2012, fino al 40% sia per i contratti liberi (Venezia, Napoli e Campobasso) che per quelli concordati (Napoli e Campobasso). È quanto dovranno aspettarsi i proprietari di immobili affittati che andranno a pagare l’Imu a giugno. Se poi il paragone viene fatto con la prima rata della vecchia Ici pagata nel 2011, il rincaro esplode e arriva a +208% di Milano per il primo tipo di contratti e a +2.330% di Venezia per il secondo. Sono alcuni dei dati calcolati dall’Ufficio studi della Confedilizia» (Antonella Baccaro, Corriere della Sera).

Ecco, a occhio e croce, il locatore che arriverà a sborsare fino al 2.330% in più (rispetto al 2011, quando c’era l’Ici), si vedrà sottrarre dall’Erario l’intero canone di locazione corrispostogli dall’inquilino (o quasi). Se questo non è un esproprio proletario à la François Hollande, non so proprio quale potrebbe esserlo.

Non solo. Tempo qualche anno, i proprietari di case trasleranno, in buona parte, l’Imu sui locatari. A quel punto, questi dovranno fronteggiare pigioni maggiorate dell’ordine del 30-40% (auguri).

Però, come sostengono i diversamente socialisti, l’Imu è bellissima e chi ne propone l’integrale soppressione è solo un populista o uno sporco liberista.



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12 Responses to "Acconto Imu 2013: fino al 2.330% in più per gli immobili locati, fino al 240% in più per i capannoni e i negozi"

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