Fino al 2017, altri 100 miliardi di tasse in più

Se non ci fosse, Mario Baldassarri andrebbe inventato. Da anni, infatti, è solo grazie a lui (e ad Oscar Giannino) che noi comuni mortali veniamo a conoscenza delle decisioni economiche, il più delle volte nefaste, prese dai governanti.

Stamane, il Nostro ha indirizzato una lettera al Corriere della Sera per commentare i dati contenuti nell’ultimo Documento di Economia e Finanza (Def) elaborato dal governo Monti. Si tratta di cifre (“tendenziali”, e quindi passibili di modifica futura) che fanno accapponare la pelle. Eccole in sintesi.

Fino al 2017, le tasse aumenteranno di altri 100 miliardi di euro (l’anno base è il 2012). 30 dei quali serviranno per ridurre il deficit, senza che questo ci consenta però di raggiungere nemmeno a quella data il pareggio di Bilancio, e 70, invece, per finanziare ulteriori incrementi di spesa corrente (mentre quella in conto capitale diminuirà di 5 miliardi). Il tutto è mostrato chiaramente nella seguente tabella (pubblicata, a pagina 34, nel succitato Def).

Come se non bastasse, Baldassari, nella missiva, ha anche aggiunto:

«Sul fronte dell’economia reale, quei numeri dicono che il Pil del 2007 verrebbe recuperato nel 2019 e la disoccupazione del 2007 verrebbe recuperata nel 2020. Pertanto, a “bocce ferme” il bilancio pubblico e “tendenziale” continuerà a frenare la crescita, ridurre l’occupazione, senza mai ottenere il deficit zero e fermare l’aumento del debito pubblico».

Morale della favola. Visto che continuiamo ad incrementare il prelievo fiscale, e a fare manovre correttive principalmente sul versante delle entrate (aumentando le tasse) anziché su quello delle uscite (riducendo la spesa pubblica), se tutto va bene, cioè nella migliore delle ipotesi, torneremo ai livelli pre-crisi, sia per quanto riguarda la crescita del Pil che per ciò che concerne il livello di disoccupazione, solo nel 2019-2020.

Si tratta, tuttavia, di una valutazione probabilmente fin troppo ottimistica. Il governo Letta, infatti, in questo istante sta lavorando ad una riforma dell’imposizione fiscale gravante sugli immobili; e, a quanto s’apprende dai giornali, essa dovrebbe far lievitare il prelievo sugli stessi dagli attuali 23,7 miliardi (derivanti dall’Imu) a oltre 40 miliardi di euro.

Difficile immaginare che con altre tasse ancora, oltre a quelle già previste dal Def, questo paese possa tornare ai livelli pre-crisi per quella data (pur remota).

Detto questo, speriamo che Oscar Giannino torni presto a far sentire la propria voce, per denunciare cose come quelle qui riportate, perché quelli che ne hanno preso il posto – null’altro che nerd con i piedi ben piantati sulle nuvole di Iperuranio, e che però pretendono di dirti cosa sia realistico e possibile fare qui sulla Terra, dove loro, al tuo contrario, nemmeno “vivono” (un po’ come se la Binetti pretendesse d’insegnare alla Minetti la tecnica migliore per fare le fellatio) – non servono ad una beneamata mazza.

Del “Paese reale”, infatti, non sanno alcunché. Nulla di nulla.

Come i vari Letta, Alfano, Fassina, Bersani, Berlusconi, Casini e Monti.

Sull’argomento leggere anche: Dal 2010 abbiamo fatto manovre correttive basate soprattutto su maggiori tasse (per 167 miliardi di euro).



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4 Responses to "Fino al 2017, altri 100 miliardi di tasse in più"

  • paolo says:
  • camelot says:
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