Grillo ha ragione: i giornalisti son maggiordomi. Se non lo fossero, scriverebbero ogni giorno dei condoni cui ha aderito

«Conosco molti furfanti che non fanno i moralisti, ma non conosco nessun moralista che non sia un furfante» (Indro Montanelli).

Era il 27 luglio del 2006 (si tenga bene a mente codesta data); e, in un post dal titolo L’italiano medio ruba le tartarughe, Pippa Grullo, sul proprio blog, scriveva:

«Ho portato i miei figli in un’oasi per le tartarughe vicino a Massa Marittima sponsorizzata dalla Comunità europea. Il primo cartello visibile in questo piccolo parco invita a depositare le borse all’ingresso a causa dei continui furti di tartarughe (…).

L’italiano medio ruba le tartarughe (…). L’italiano medio se può evade le tasse, l’italiano medio critica chi evade le tasse (lui lo fa per necessità) (…). L’italiano medio è abusivo e condonista (sempre per necessità)».

Il futuro Duce del Movimento 5 Stelle, insomma, stigmatizzava aspramente il comportamento di taluni suoi concittadini: quelli che di giorno s’impancano a Torquemada, e scagliano frecce al curaro contro l’evasione fiscale e i condoni, e di notte delinquono, evadendo il fisco, salvo evitare il gabbio grazie ai condoni.

A ben vedere, però, stava semplicemente criticando se stesso. Il Nostro, infatti, a quella data, aveva già aderito a ben due condoni tombali per sanare la posizione della propria società immobiliare, la Gestimar srl. A rivelarlo, un anno prima, il 16 novembre del 2005, era stato l’allora direttore de Il Tempo, Franco Bechis (che aveva firmato il “pezzo” col nom de plume Fosca Bincher):

«Per Beppe Grillo il condono è sempre stato un vero tabù. Per il Beppe Grillo comico e tribuno di piazza, naturalmente. Non per il Grillo imprenditore e immobiliarista (…).

Giuseppe Grillo detto Beppe insieme al fratello Andrea quel condono, anzi l’articolo 9 della legge sul condono fiscale di Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti, proprio la norma sul condono tombale, l’hanno utilizzata con grande sapienza. Non una, ma due volte, perché mentre in parlamento impazzavano le polemiche sulla riapertura dei termini per prorogare a tutto il 2002 la grazia fiscale già concessa per il periodo 1997-2001, i Grillo risfruttavano la possibilità. Come? Nei bilanci 2002 e 2003 della propria immobiliare, la Gestimar srl con sede a Genova e casette in giro per l’Italia. Così scrive Andrea Grillo nel bilancio 2002, mettendo avanti le mani anche per conto del fratello Beppe (che ha il 99 per cento delle azioni): «In considerazione della possibilità concessa dalla legge finanziaria 2003 di definire la propria posizione fiscale con riferimento ai periodi di imposta dal 1997 al 2001, fermo restando il convincimento circa la correttezza e la liceità dell’operato sinora eseguito, si è ritenuto opportuno di avvalersi della fattispecie definitoria di cui all’articolo 9 della predetta legge (condono Tombale)». Piccola decisione un po’ nascosta in bilancio e fra mille scuse e inutili professioni di correttezza (applicare il vituperato condono fiscale berlusconiano non era infatti obbligatorio), di cui non si trova più traccia nel bilancio 2004 della Gestimar».

Il 18 novembre del 2005, due giorni dopo l’uscita dell’articolo, poi, il Nostro, richiesto di un commento, a Il Giornale aveva dichiarato:

«Perfetto, articolo perfetto, eh, eh. A parte che scrivono 461 milioni di euro invece che 461mila euro…».

Articolo perfetto. Dunque contenente notizie veritiere.

Ma non finisce qui.

Il 26 aprile del 2008, Filippo Facci, su Il Giornale, raccontava altri dettagli, non proprio edificanti, della vita di Grullo (senza esserne smentito o querelato):

«1986 (…). È il periodo in cui andò a vivere a Sant’Ilario, la Hollywood di Genova: una bellissima villa rosa salmone, affacciata sul Monte di Portofino (…). Non fece scavare una piscina, ma due: cosa che piacque poco ai vicini e soprattutto al dirimpettaio Adriano Sansa, già poco entusiasta del terrazzo di 100 metri quadri che Grillo fece interamente ricoprire inciampando in un clamoroso abuso edilizio cui pose rimedio con uno di quei condoni contro cui è solito scagliarsi (…)».

Il Duce del Movimento 5 Stelle, dunque, ha aderito a due condoni tombali ed uno edilizio (almeno). Non certo roba da galantuomini.

Ecco. Vivessimo in un paese normale (la Germania, il Regno Unito, gli Stati Uniti), i giornalisti, gli stessi che egli accusa d’esser maggiordomi e sol perché non gli leccano a sufficienza le terga, avrebbero già raccontato queste cose diecine e diecine di volte, in prima pagina e per smascherarne l’ipocrisia, costringendolo a ritirarsi a vita privata.

Fortunatamente per lui, però, viviamo in Italia ed esistono solo i Marchetta Travaglio; pennivendoli che gli rivolgono domande del genere «Non temi qualche polpetta avvelenata? Nei cambi di regime, chi rompe lo status quo rischia»; e che accettano, per di più, risposte come questa:

«Mah, preferisco non pensarci. Magari qualche operazione di discredito… Ma son cinque anni che ci provano. Scheletri nell’armadio non ne trovano: vita privata, cose fiscali, tutto a posto».

Tutto a posto. Senz’altro.

Grazie ai tanto (da lui) vituperati condoni.



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31 Responses to "Grillo ha ragione: i giornalisti son maggiordomi. Se non lo fossero, scriverebbero ogni giorno dei condoni cui ha aderito"

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