«Affinché i contribuenti siano onesti, fa d’uopo anzitutto sia onesto anche lo Stato»


«Semplificare il groviglio, ridurre il numero, abbassare la scala delle aliquote delle imposte sul reddito è la condizione essenziale affinché gli accertamenti e le riscossioni cessino di essere un inganno, anzi una farsa. Affinché i contribuenti siano onesti, fa d’uopo anzitutto sia onesto anche lo Stato. Affinché si ricostruisca, è necessario che i cittadini abbiano una speranza. Affinché si senta la consapevolezza di essere parte dello Stato, della regione, della provincia, del comune, occorre che stato regione provincia e comune prelevino soltanto la parte del prodotto comune che gli enti pubblici, insieme con i cittadini, hanno contribuito a creare.

Se i cittadini spereranno di nuovo che del prodotto comune la parte maggiore ricomincerà di nuovo a restare «legalmente» a loro disposizione, essi non si sforzeranno più a tenerla per sé per vie illegali, con la frode fiscale. Oggi, la frode è provocata dalla legge. Non v’ha dubbio che se le leggi vigenti fossero osservate – quelle vigenti, all’infuori di quelle annunciate per l’avvenire – le sole imposte sul reddito assorbirebbero dal 4 al 75 per cento del reddito dei cittadini. Se alle imposte sul reddito aggiungiamo quelle di successione, del registro e bollo, sull’entrata e sui consumi, noi giungeremmo, se qualcuno tentasse di fare il conto, a percentuali grottesche, che andrebbero probabilmente dal 30 al 200 e forse più del reddito. In materia di imposte, la legalità ha ucciso non la giustizia ma anche il buon senso. La legge è violata perché è assurdo osservarla.

Se gli italiani si avvedessero finalmente che i legislatori sanno fare i conti e che non dicono più: quella imposta è tenue perché è solo del 10 per cento, dimenticandosi che, accanto a quella, ve ne sono cinque, dieci, venti altre tutte cosiddette tenui, le quali colpiscono e non possono non colpire il medesimo oggetto, ossia il reddito del cittadino, unica fonte dell’imposta; se gli italiani potessero osservare con occhi stupefatti l’avverarsi dell’incredibile e cioè della moderazione nel formulare l’insieme dei gravami fiscali, la speranza rinascerebbe nel loro animo e si deciderebbero a pagare l’imposta moderata ragionevole».

Luigi Einaudi, L’Opinione, 24 febbraio 1946.



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