La vera umiliazione che patisce Berlusconi

Non ha via di scampo, è spacciato. Qualunque cosa il Capo dello Stato ed il Parlamento possano decidere e fare; che finisca agli arresti domiciliari (o in affidamento ai servizi sociali) o che ne venga esentato in virtù della grazia; che decada da senatore della Repubblica o meno: nulla potrà prolungargli l’esistenza politica. E lui lo sa.

La grazia, o la commutazione della pena, risolverebbe poco o punto: sul suo capo pendono diversi processi e, prima o poi, potrebbero tradursi in nuove condanne definitive che, di certo, non potrebbero essere “sanate” con altri provvedimenti di clemenza. A meno di non pensare che il Quirinale possa trasformarsi in una fabbrica di “salvacondotti”. E lui lo sa.

Se anche dal Colle dovesse arrivare la grazia, poi, come ha sottolineato l’ex magistrato nonché esponente del Pdl Nitto Palma, essa non eliminerebbe l’incandidabilità: «A seconda di come è formulata la grazia cancellerebbe la pena principale e, se espressamente previsto, anche le pene accessorie. Ma per le pene accessorie bisognerebbe comunque aspettare il pronunciamento della corte d’appello di Milano. Non verrebbe invece toccata l’incandidabilità». E lui lo sa.

La decadenza da senatore, invece, stanti alcuni aspetti d’incostituzionalità ravvisabili nella cosiddetta legge Severino, che pure fu votata e salutata con favore dai parlamentari del Pdl, Alfano in primis, forse potrebbe essergli evitata, qualora vi fosse un pronunciamento della Consulta che arrivasse a cassare gli effetti retroattivi di quella norma. Ma gli servirebbe a poco: il suo destino politico resterebbe comunque segnato. E Berlusconi lo sa.

Sa perfettamente che la sua avventura è finita, irrimediabilmente, e che nulla al mondo potrebbe rivitalizzarla.

Ciò che dimostra di non sapere e capire, però, è che la pervicacia con cui s’ostina a chiedere al Palazzo una “via di fuga” che gli eviti la galera ed una fine indecorosa, e ancor più la faccia tosta con cui s’acconcia a ricattarlo minacciando sfracelli in caso contrario, non fanno altro che asseverare la peggiore delle accuse che gli avversari gli abbiano rivolto: usare la politica, e quindi essere “sceso in campo” nel ‘94, solo per evitarsi il gabbio.

Questo è davvero ignominioso ed umiliante: il fatto che abbia deciso di concludere la propria parabola politica dimostrando quanto gli avversari avessero ragione su di lui.



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11 Responses to "La vera umiliazione che patisce Berlusconi"

  • gianluca says:
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