Rehn (commissario Ue): «Noi all’Italia abbiamo chiesto di tagliare la spesa, non di aumentare le tasse»

Una delle tante filastrocche che gli anti-Euro ed anti-Merkel vanno raccontando in continuazione, è quella secondo cui, se negli ultimi 2-3 anni siamo stati sottoposti a torchiature fiscali continue, la colpa è da attribuirsi all’Unione Europea. Il che è completamente falso, visto che da Bruxelles ci è sempre e solo stato raccomandato di tagliare la spesa pubblica (corrente).

Stamane, lo ha ricordato il commissario agli Affari economici dell’Ue, Olli Rehn, in un’intervista a Il Sole 24 Ore:

«Noi lavoriamo in stretta collaborazione con i paesi nel mettere a punto le nostre raccomandazioni, che sono linee-guida. Spetta ai governi poi mettere a punto il bilancio che permetterà loro di raggiungere gli obiettivi prefissati. In questo senso, mi limito a ricordare che abbiamo suggerito due cose. Prima di tutto, è meglio agire sul lato della spesa piuttosto che sul lato delle tasse. In secondo luogo, bisogna evitare di aumentare le imposte sui fattori di produzione per non penalizzare lo spirito imprenditoriale».

Dunque, se da tre anni a questa parte, il prelievo fiscale nel nostro paese non fa altro che lievitare, non è colpa dell’Europa, ma dei nostri politici: dal primo all’ultimo tutti socialisti e propensi ad utilizzare la spesa pubblica per motivi clientelari (ragion per cui non la falcidieranno mai). Lo attesta, ad esempio, l’ultima “infornata” di dipendenti pubblici (avvenuta, come vedremo a breve, proprio in spregio ai moniti dell’Ue). Lor signori hanno deliberato l’assunzione di 26.000 insegnanti di sostegno, nel breve periodo, e di 69.000 docenti e 16.000 Ata, nel prossimo triennio, e ne hanno presentato il conto a noi: 413,2 milioni di tasse che ci toccherà pagare in più all’anno. Che gioia.

D’altra parte, che da Bruxelles sia sempre e solo arrivata l’indicazione di ridurre le uscite, e che da noi la pressione fiscale sia cresciuta in modo abnorme solo per volontà dei nostri governanti, lo provano (altre) due cose.

La prima è la famosa missiva che, nell’estate del 2011, quando Berlusconi era ancora saldamente al governo, ci fu recapitata dalla Bce; e nella quale si leggeva:

«Il Governo ha l’esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche.

a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie (…). L’obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell’1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa (…).

Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi.

b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali.

c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l’assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo».

Quindi, la Bce – ovvero: l’Europa e la puzzona della Merkel – ci chiedeva di fare correzioni di Bilancio «principalmente attraverso tagli di spesa»; di introdurre «una clausola di riduzione automatica del deficit» che comportasse, in caso di scostamento dagli obiettivi negoziati a livello comunitario, «tagli orizzontali sulle spese discrezionali»; e di tenere «sotto stretto controllo (…) le spese delle autorità regionali e locali». E i nostri governanti, invece, che hanno fatto? L’esatto contrario (ecco la seconda prova cui si accennava prima).

Come documentato altrove, essi hanno deliberato ulteriori incrementi di spesa; e, come se non bastasse, lo certificano le seguenti tabelle pubblicate dal quotidiano economico francese Les Echos, hanno approntato (dal 2010 al 2012) “manovre correttive”, al contrario dei loro colleghi europei, principalmente (ovvero: nella misura del 72%) facendo ricorso a maggiori tasse.

Se, tra quelli principali, siamo l’unico paese europeo ancora in recessione, non è per colpa di chi sa quale complotto ordito ai nostri danni dalla Merkel, come sostengono taluni sedicenti economisti anti-Euro, ma solo e soltanto perché abbiamo fatto l’esatto contrario di ciò che ci sarebbe servito.

Siamo noi, il nostro problema. Non la Germania e l’Europa.

«Siamo una squadra fortissimi / fatta di gente fantastici / e nun putimm’ perde’ / e fa figur’ ‘e mmerd’. Perché noi siamo bravissimi / e super quotatissimi / e se finiamo nel balatro / la colpa è solo dell’albitro».



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20 Responses to "Rehn (commissario Ue): «Noi all’Italia abbiamo chiesto di tagliare la spesa, non di aumentare le tasse»"

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