Se renziano fa rima con comunista

Fino all’estate scorsa, nessuno sapeva chi fossero i renziani: che faccia avessero, cosa pensassero, quali posizioni volessero rappresentare. Poi un bel dì, era il 28 agosto, divenne tutto chiaro, grazie ad una missiva indirizzata all’ambasciatore americano e pubblicata dal Corriere della Sera:

«Gentile ambasciatore degli Stati Uniti (…),

In questi giorni, e contraddicendo la chiave etica del presidente Obama, l’azienda statunitense Hasbro starebbe per lanciare la nuova versione dello storico gioco da tavolo ‘Monopoly’. Stavolta però le tradizionali proprietà immobiliari sono sostituite da pacchetti azionari di grandi multinazionali.

Si passa dall’acquisto di immobili alla speculazione in Borsa e inoltre, novità decisamente preoccupante, sarebbe stata abolita la casella della ‘prigione’.

Mentre la Casa Bianca pone l’accento contro le frodi dei titoli e gli abusi degli strumenti finanziari, il ‘Monopoly’, gioco che da generazioni alfabetizza i giovani sui meccanismi del libero mercato, torna ad esaltare la turbo economia che ha aperto la crisi finanziaria 2008, con il messaggio diseducativo che, in caso di violazione delle regole, non si viene puniti (…).

Perciò ci permettiamo di chiederle se non sia il caso di valutare eventuali provvedimenti delle autorità competenti o comunque una posizione critica sul nuovo «Monopoly», gioco distribuito in tutto il mondo e quindi anche in Italia».

Insomma, i seguaci del Toscanaccio erano turbati, anzichenò, perché la nuova versione del cosiddetto Monòpoli esaltava la turbo economia e la speculazione in Borsa (roba da non dormirci la notte).

Ad ogni modo, la vicenda finì lì, rapidamente derubricata alla voce gaffe, dopo che lo stesso Renzi ebbe a prenderne le distanze arrivando a motteggiarne i protagonisti.

Ma veniamo ai giorni nostri.

Ieri, i renziani sono tornati nuovamente alla ribalta; e per una questione anche più imbarazzante: hanno presentato un emendamento, oggi poi ritirato, per far pagare l’Imu sulla prima casa ai cosiddetti ricchi. Fin qui, si dirà, nulla di strano: a sinistra odiano i ricchi; è normale vogliano torchiarli ancor più. Il punto è che l’emendamento in questione arrivava a ricomprendere tra gli stessi finanche i proprietari di monolocali della grandezza di 36 metri quadrati (dicansi: trentasei). E qui, allora, s’impongono alcune brevissime riflessioni.

La prima è che questi signori, come saggiamente ha evidenziato Dario Di Vico, del cosiddetto “Paese reale”, evidentemente, sanno davvero poco o punto: vivono su Iperuranio e hanno i piedi saldamenti piantati sulle nuvole.

La seconda è che, se lor signori pensano che possedere una bicocca voglia dire essere plurimilionari, forse farebbero bene a dedicarsi ad altro e di meno dannoso per la collettività e i poveri (soprattutto): un giorno potrebbero divenire vice ministri, sottosegretari, presidenti di importanti commissioni parlamentari ed avere il potere di tradurre in fatti ciò che oggi possono solo proporre. Che Dio non voglia.

La terza ed ultima riflessione è che, prima di questo episodio, si pensava che il “renzismo” fosse – o potesse essere – un “corpo dottrinale” tutto sommato interessante (e, dunque, accettabile): fatto di pragmatismo, accettazione del principio di realtà, moderata acquiescenza al mercato, rispetto delle libertà individuali. Insomma, ch’esso potesse essere davvero altro da ciò che la sinistra era sempre stata in Italia: tasse, coercizione e misure autoritarie e liberticide. Evidentemente ci si sbagliava.

Se il renzismo è incarnato dai renziani che siedono in Parlamento, e fino a prova del contrario così è, visto che il Toscanaccio li ha scelti dal primo all’ultimo, a noi non pare si possa parlare di “nuovo corso” della sinistra.

Piuttosto, di una versione meno sfigata ed impresentabile della solita, noiosissima e venefica sinistra comunista.

Attendiamo d’essere smentiti dai fatti.



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3 Responses to "Se renziano fa rima con comunista"

  • Matteo says:
  • camelot says:
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