Le sedicenti sentinelle anti-tasse del Pdl sono contrarie ai tagli di spesa senza i quali andranno aumentate le tasse

La cialtronaggine degli esponenti del Pdl è quasi pari a quella dei grillini (quasi).

Dopo aver ribadito, per mesi interi, la propria contrarietà agli incrementi d’imposta – siamo le sentinelle anti-tasse; non consentiremo alcun aumento della pressione fiscale; per mettere a posto i conti pubblici, nonché per alleviare le sofferenze del contribuente strozzato da un’infinità di balzelli, non v’è altra strada che quella di tagliare la spesa pubblica – , oggi hanno gettato la maschera rivelando le proprie intenzioni (in verità, era già accaduto).

Lo ha fatto, nel dettaglio, il ministro Beatrice Lorenzin; usando, ciò che è peggio, argomenti à la Stefano Fassina:

«Ho detto con grande chiarezza che il Sistema sanitario nazionale (Ssn) non può sopportare i tagli che abbiamo letto sui giornali, da 1,5 a 3 miliardi (…). Se vogliamo mantenere certi standard non possiamo subire altri tagli».

Ecco, secondo la succitata sentinella liberale e liberista, nel settore Sanità sarebbe impossibile operare tagli del valore di 1,5-3 miliardi di euro; pena il peggioramento qualitativo dei servizi (o oneri aggiuntivi per il contribuente). Peccato si tratti di una sesquipedale cazzata.

Innanzitutto, si osservi la seguente tabella estrapolata da uno studio di Pietro Monsurrò per l’Istituto Bruno Leoni.

Com’è di tutta evidenza, la spesa sanitaria, anche a causa della sciagurata e clientelare riforma del Titolo V della Costituzione voluta dal centrosinistra, negli ultimi tre lustri è cresciuta esponenzialmente; e senza alcuna giustificazione plausibile.

In particolare, come ha ribadito più e più volte uno dei maggior esperti italiani di spesa pubblica, l’economista e docente universitario Mario Baldassarri, a subire un incremento del tutto ingiustificato, in tale comparto, è stata soprattutto la cosiddetta spesa per consumi intermedi: quella destinata all’acquisto di siringhe, ovatta, prodotti medicali vari e protesi.

Ebbene, questa voce di Bilancio, tra il 2006 ed il 2011, è cresciuta del 50%. Ce lo racconta lo stesso Baldassarri:

«Nel 1990 gli acquisti per beni e servizi erano 52 miliardi; nel 2000 erano lievitati a 86 miliardi; ma nel 2011 sono letteralmente esplosi a 137 miliardi. Solo nella sanità abbiamo registrato un aumento di queste voci del 50 per cento in ultimi cinque anni – neanche ci fosse stata un’epidemia di colera!».

«È su queste ultime, che riguardano gli acquisti dei beni e servizi della pubblica amministrazione, che si annida un 30 per cento di ruberie mostruose (…). Il nodo è politico: significa tagliare il brodo di coltura di 300 mila persone che si nasconde e prospera nella zona grigia che sta tra politica, economia e affari. Faccio un esempio. Ogni posto letto italiano consuma ogni giorno nove siringhe. La degenza media è di nove giorni. Mediamente ogni paziente che esce da un ospedale dopo nove giorni dovrebbe avere 81 buchi».

Ecco, credo che chiunque riesca a capire che i conti non tornano: non è possibile che un paziente, dopo nove giorni di degenza, venga dimesso avendo subito (in media) 81 iniezioni. Non sta né in cielo, né in terra, né in mare. Qualcuno, queste benedette siringhe, nelle molteplici strutture sanitarie pubbliche, evidentemente, le ruberà. Ma i “furti”, purtroppo, non finiscono qui.

Secondo l’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici (AVCP), le Asl, per l’acquisto di ogni prodotto medicale di cui abbiano bisogno, spendono molto di più del necessario. Siccome su questo blog lo abbiamo già documentato, ci si limiterà a riportare quanto scritto altrove:

Partiamo dalle siringhe. E consideriamo, ad esempio, quelle di “plastica sterile monouso cono luer lock senza ago (ml 5)”. Secondo lo studio dell’Avcp, il loro “prezzo di riferimento”, ovvero quello al quale dovrebbero essere acquistate dalle Asl, ammonta a 0,02 euro; mentre il loro “prezzo mediano”, ovvero quello medio al quale le Asl le acquistano, è di 0,043 euro. Se la matematica non è un’opinione: il doppio.

Consideriamo, adesso, un “Ago cannula a due vie con prolunga integrata (G18 ÷ G 24)”: le Asl dovrebbero pagarlo 2,11 euro (prezzo di riferimento), ma arrivano a pagarlo, in media, 4,575 euro (prezzo mediano). Più del doppio (…).

Passiamo all’ovatta. Consideriamo quella di “cotone idrofilo per uso sanitario non sterile in confezione da 500g”. Ebbene, essa dovrebbe costare 0,753 euro (prezzo di riferimento); le Asl, invece, arrivano a pagarla, sempre in media, 1,6 euro (prezzo mediano).

Occupiamoci, ora, delle “Garze in cotone piegate senza filo radiopaco sterili (strati 16, cm 10 x 10)”. Dovrebbero costare, alle Aziende Sanitarie, 0,03 euro (prezzo di riferimento), invece arrivano a costare loro, in media, 0,08 euro (prezzo mediano). Più del doppio; quasi il triplo (…).

Adesso passiamo ad una tipologia un po’ più sofisticata di prodotti medicali: le protesi. Nelle cui compravendite, come molteplici inchieste della Magistratura hanno evidenziato, girano tangenti cospicue. Occhio ai loro prezzi, dunque.

Iniziamo con le “Protesi vascolari rette in dacron maglia impregnate con gelatina”, il cui prezzo di riferimento è 185,00 euro, mentre quello a cui le acquistano le Asl è, in media, 379,50 euro.

Saliamo di categoria.

Protesi vascolari rette in dacron maglia con rivestimento in argento, mis da 70”: il loro prezzo di riferimento è 293,00 euro, mentre quello che pagano le Asl per procurarsele è, in media, 1.130,22 euro (prezzo mediano). Sono necessari commenti? Non credo.

Continuiamo.

Protesi vascolari rette in dacron maglia trattate con eparina”: il loro prezzo di riferimento è 637,50 euro; quello mediano, invece, è 1.553,82 euro (…).

Chiudiamo il capitolo delle protesi occupandoci di quelle “vascolari rette in PFTE rinforzate con anelli rimovibili, lunghezza cm 70 ca.”: il prezzo al quale le Asl dovrebbero acquistarle, è 398,10 euro (prezzo di riferimento), quello a cui le comprano, invece, è, in media, 1.984,50 euro (prezzo mediano).

Non è necessario essere un economista (il sottoscritto non lo è) per comprendere che, se un Asl spende in media 1984,50 euro per acquistare una protesi il cui prezzo di mercato è 398,10 euro, vuol dire che sta dissipando i danari versati dal contribuente con le tasse. E ciò integra un crimine. Un crimine perpetrato innanzitutto ai danni delle classi meno abbienti. Quelle che, a chiacchiere, i nostri politicanti, tutti, dicono di voler tutelare.

Ebbene, questa voce di Bilancio, quella per la spesa per consumi intermedi nella Sanità, alla data del 4 luglio 2012, ammontava a 35 miliardi di euro.

Tenuto conto degli sprechi che abbiamo documentato, e dei furti illustrati dal professor Baldassarri: possibile ch’essa non possa essere ridotta di 1,5-3 miliardi di euro?

Non ci crede nessuno: può essere tranquillamente tagliata senza che ciò comporti, in alcun modo, un peggioramento dei servizi. È solo una questione di volontà politica e di coraggio (quello di porre termine alle ruberie partitocratiche).

Volontà politica che, a chi millanta d’essere una sentinella liberista anti-spesa ed anti-tasse, come la Lorenzin, non dovrebbe mancare.

Si dia da fare per tagliare la spesa, dunque, e non rompa il cazzo con lagnanze cattocomuniste à la Stefano Fassina.



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14 Responses to "Le sedicenti sentinelle anti-tasse del Pdl sono contrarie ai tagli di spesa senza i quali andranno aumentate le tasse"

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  • Hans Landa says:
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