Renzi si dice legalitario. Però ha scelto un indagato come coordinatore della propria campagna congressuale

Qualche giorno fa, a Bari, la sua prima uscita, come candidato alla segreteria del Pd, è stata piuttosto deludente: il Nostro non era in forma; ha perso più volte il filo del discorso; non è riuscito ad emozionare la platea e, alla fine, ha racimolato non più di cinque applausi calorosi. Un flop, insomma. Per non parlare dei contenuti, poi. Non è stato in grado di indicare quale identità programmatica egli voglia conferire al partito; cosa intenda farne: un erede della “terza via” blairiana o l’ennesima reincarnazione del Pci? Non è dato sapere.

Ciò che è certo, è che Renzi si è detto contrario all’amnistia e all’indulto quali strumenti per rimediare al sovraffollamento delle carceri:

«Non sarebbe serio, educativo, responsabile sette anni dopo un indulto come quello del 2006 farne un altro. Innanzitutto perché non è il sistema per svuotare le carceri, poi perché non è serio. La legalità è un valore di sinistra».

Resta da capire, però, perché solo 10 mesi fa, il 18 dicembre 2012, fosse invece schierato, al fianco di Marco Pannella, a favore dell’amnistia e dell’indulto. Come testimonia questo suo tweet d’allora (portato alla luce da Marco Esposito).

Così come dovrebbe spiegare ai propri elettori perché, se «la legalità è un valore di sinistra», come asserisce, abbia scelto, quale coordinatore della propria campagna congressuale, il segretario del Pd dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini; un signore che, come scrive il quotidiano La Repubblica:

«È indagato dalla Procura di Modena per abuso d’ufficio. L’inchiesta si riferisce al 2003 quando Bonaccini era assessore comunale al Patrimonio. Secondo l’ipotesi del pm Enrico Stefani avrebbe favorito l’ingresso e la permanenza della società Sdps nella gestione di un chiosco-birreria al Parco Ferrari (…).

Gli inquirenti ipotizzano che, sfrattata nel maggio 2003 la titolare del chiosco, sia stata turbata l’asta per assegnare la nuova gestione. Per questo specifico reato, contestato anche ai due titolari dell’attività subentrati, è però già scattata la prescrizione ».

Naturalmente Bonaccini, come qualunque altra persona sotto indagine, è innocente fino a prova del contrario e a sentenza definitiva di condanna.

Nondimeno, Renzi, che si presenta come “il nuovo”, e che per di più postula che la legalità sia di sinistra, dovrebbe spiegare come mai abbia deciso di affidarsi proprio a lui, un inquisito: una cosa che sa tanto di “vecchio” e di partitocrazia e che, in nulla, è seria, responsabile, educativa.

Attendiamo, fiduciosi, una spiegazione.

Ps. I Pm, il 14 maggio scorso, hanno chiesto il rinvio a giudizio di Bonaccini.



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4 Responses to "Renzi si dice legalitario. Però ha scelto un indagato come coordinatore della propria campagna congressuale"

  • Matteo says:
  • camelot says:
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