I furbi, i fessi e altre considerazioni – Giuseppe Prezzolini


«I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi.

Non c’è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia; non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente sulla magistratura, nella pubblica istruzione, ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all’agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. – questi è un fesso.

I furbi non usano mai parole chiare. I fessi qualche volta.

Non bisogna confondere il furbo con l’intelligente. L’intelligente è spesso un fesso anche lui.

Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle.

Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo.

I fessi hanno dei principi. I furbi soltanto dei fini.

Dovere: è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.

Il fesso si interessa al problema della produzione della ricchezza. Il furbo soprattutto a quello della distribuzione.

L’Italia non è democratica né aristocratica. È anarchica.

Tutto il male dell’Italia viene dall’anarchia. Ma anche tutto il bene.

In Italia contro l’arbitrio che viene dall’alto non si è trovato altro rimedio che la disobbedienza che viene dal basso.

In Italia il Governo non comanda. In generale in Italia nessuno comanda, ma tutti si impongono.

L’uomo politico in Italia è uomo avvocato. Il dire niente in molte parole è stata sempre la prima qualità degli uomini politici; che se hanno sommato il dire niente al parlare fiorito, hanno raggiunto la perfezione.

In Italia l’uomo è sempre poligamo. La donna è poliandra. (Quando può).

La famiglia è la proprietà del capo di famiglia. La moglie è un oggetto di proprietà. Se abbandona si può uccidere. Viceversa non è ammesso che possa uccidere, se la si abbandona.

La moglie ha la sua posizione sociale segnata fra la serva e l’amante. Un po’ più in su della serva e un po’ più giù dell’amante. Fa le giornate da serva e le notti da amante.

Tutto è in ritardo in Italia, quando si tratta di iniziare un lavoro. Tutto è in anticipo quando si tratta di smetterlo.

Il tempo è la cosa che più abbonda in Italia, visto lo spreco che se ne fa.

Evidentemente un conservatore è uno che vuol conservare qualche cosa. Ma pochi si accorgono che per poter conservare qualche cosa, bisogna che un individuo, una classe o un popolo siano anche in possesso di qualche cosa. Ecco un primo punto, proveniente dalla logica del termine stesso, che per avere realtà richiede la necessità di un possesso. Di qui deriva l’impossibilità di una propaganda conservatrice se non a gente che possieda qualche cosa e la senta propria» (a buon intenditor, poche parole, ndr).

Leggere anche: Giuseppe Prezzolini: il Manifesto dei Conservatori.



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