Cassa integrazione in deroga: una su quattro è falsa

La notizia l’ha data, qualche giorno fa, Il Mattino di Napoli; ed è passata completamente in sordina (o quasi): il Presidente della Commissione Bilancio della Camera, il piddino Francesco Boccia, ha dichiarato che «almeno un cassintegrato in deroga su quattro è falso».

La Cassa integrazione in deroga, introdotta dal governo Berlusconi e finanziata dalla fiscalità generale, è «un intervento di integrazione salariale a sostegno di imprese o lavoratori non destinatari della normativa sulla cassa integrazione guadagni». Ne usufruiscono i lavoratori subordinati, gli apprendisti e i lavoratori con contratto di somministrazione. Inoltre, la somma stanziata per questo ammortizzatore sociale, entro la fine del 2013 supererà i 5,3 miliardi di euro.

Ecco, in un paese normale, dopo la dichiarazione di Boccia, l’opposizione parlamentare avrebbe chiesto l’immediata istituzione di una Commissione di inchiesta; i grandi quotidiani, data la rilevanza della questione, parliamo pur sempre di una (presunta) truffa che potrebbe essere costata 1,3 miliardi di euro al contribuente, invece di tacerla, avrebbero dato ampio risalto alla notizia, magari arrivando a pubblicarla in prima pagina; gli economisti, poi, signora mia, avrebbero iniziato a far conti su conti per verificarne la fondatezza.

Da noi, invece, non è accaduto un beneamato cazzo. Nulla.

Ma sarà colpa della Germania, della Merkel e dell’Euro, naturalmente.

«Lo chiamano sussidio a piè di lista: e mai questo termine è sembrato più appropriato. A piè di lista perché in sede regionale si certifica, in sede nazionale si paga. Ma i conti li paghiamo noi. Sto parlando della Cassa integrazione in deroga, che oramai riguarda 500.000 lavoratori. Ma molti di questi non lavorano più; riguarda aziende che non esistono più; riguarda un vitalizio che viene erogato unicamente per comprare il consenso sociale, che viene erogato unicamente per blindare le rendite di posizione, sempre più deboli, di una politica che ha, nella sua logica redistributiva, la ragion d’essere: come nella Prima Repubblica, ancora di più, non è cambiato nulla. Si certifica a Napoli, a Bari, a Reggio Calabria, si paga a Roma: con i soldi dei contribuenti. La Cassa integrazione in deroga, pensate, costa quanto il gettito dell’Imu: la paghiamo noi e non serve a nulla. Non serve ai lavoratori che ne beneficiano, che diventano dei parassiti e rinunciano a qualificarsi e a tornare sul mercato (…); non serve alle imprese, che in questo modo non fanno alcuno sforzo di riconvertirsi, restano a galleggiare in un limbo: spesso non esistono più neanche. Un sussidio su quattro, dice la Commissione parlamentare che se n’è occupata, è falso, indebito: è dovuto senza ragione (…). Nell’Italia in cui tutto dovrebbe cambiare, non è cambiato nulla: e i conti li paghiamo noi» (Alessandro Barbano, direttore de Il Mattino).



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14 Responses to "Cassa integrazione in deroga: una su quattro è falsa"

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  • camelot says:
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