Matteo Renzi, credibile ed affidabile quanto Romano Prodi

Matteo Renzi e la patrimoniale – Atto I.

Vuole introdurla?

«La patrimoniale in Italia c’è già: l’Imu sulle case e quella nascosta derivante dal fatto che in due anni il valore di una casa è calato del 20%. Non insisterei ulteriormente con l’aumento delle tasse» (27 settembre 2012).

Matteo Renzi e la patrimoniale – Atto II.

Vuole introdurla?

«, ma solo dopo che la politica dà il buon esempio e inizia a tagliare lei, che la burocrazia ha cambiato metodo, dopo che il fisco è chiaro. Prima la politica faccia la propria parte poi si può chiedere un contributo. È giusto che chi ha di più contribuisca di più, ma dobbiamo dare il buon esempio. Prima diamo un segnale noi poi si può chiedere agli altri» (29 novembre 2013).

Matteo Renzi e l’Imu («la patrimoniale che c’è già»).

«Come leader del partito di maggioranza chiederò a Letta di fissare una nuova agenda: riforma elettorale, misure anti casta, azzeramento delle province, tassazione della casa con un metodo progressivo» (28 novembre 2013) – (La tassazione delle case è già progressiva. Ergo Renzi vuole renderla ancor più tale, cioè inasprirla per il ceto medio, ndr).

Matteo Renzi e le privatizzazioni – Atto I.

«La credibilità del risanamento finanziario è la premessa di ogni ragionamento sul rilancio dell’economia. Tale credibilità richiede un impegno continuo per la riduzione del debito pubblico (…). Chi vuole governare deve prendersi un impegno chiaro (…). Ridurre il debito attraverso un serio programma di dismissioni del patrimonio pubblico. In particolare, sul versante degli asset del patrimonio è possibile ipotizzare: 1. la cessione di immobili pubblici per circa 72 miliardi di euro (…).  2. la cessione di partecipazioni in aziende quotate e non quotate per circa 40 miliardi euro; 3. la capitalizzazione delle concessioni statali per circa 30 miliardi» (13 settembre 2012).

Matteo Renzi e le privatizzazioni – Atto II.

«Lei venderebbe Eni, Enel, Finmeccanica, Poste, per fare cassa?».

«Non adesso. Non adesso perché non è il momento ideale, dal punto di vista del mercato. E non adesso perché, attenzione, noi non possiamo immaginare che il privato sia bello e il pubblico sia brutto (…)» (20 novembre 2013).

Matteo Renzi e le pensioni.

«Continuano a dipingermi come il Dracula dei pensionati, ma se c’è chi prende 90mila euro al mese un contributo possiamo chiederglielo?

La proposta Nannicini e Boeri [che faccio mia] è di un contributo da chi guadagna da 7mila lordi in su. Vi sembra giusto che chi prende 10mila euro al mese non possa contribuire a pagare asili o servizi, persone che hanno ottenuto la loro pensione alta con il modello retributivo? » (3 dicembre 2013).

Ecco la proposta di Nannicini e Boeri (che prevede di colpire anche le pensioni di 2.886 euro lordi, all’incirca 1.900 euro netti).

«Il primo scenario chiede “poco a tutti”:

2 per cento per redditi sopra sei volte il minimo (2.886 euro lordi); • 5 per cento per redditi sopra ventuno volte il minimo (10.101 euro lordi). Il contributo richiesto oscillerebbe da 67 euro mensili per il primo scaglione coinvolto (con un reddito medio intorno ai 3.300 euro) a 1.646 euro mensili per l’ultimo scaglione (33mila euro mensili di reddito). Il gettito atteso sarebbe pari a 922 milioni all’anno.

Il secondo scenario chiede “molto a pochi”:

• 1 per cento sopra sette volte il minimo (3.367 euro lordi); • 5 per cento sopra undici volte il minimo (5.291 euro lordi); • 10 per cento sopra ventuno volte il minimo (10.101 euro lordi). In questo caso, il contributo varierebbe da 39 euro al mese (per redditi intorno ai 3.800) a 3.292 euro (per redditi intorno ai 33mila al mese). Il gettito atteso sarebbe pari a 887 milioni.

Il terzo scenario si basa su un’aliquota del prelievo fortemente progressiva:

1 per cento sopra sei volte il minimo (2.886 euro lordi); • 2 per cento sopra dieci volte il minimo (4.810 euro lordi); • 5 per cento sopra sedici volte il minimo (7.696 euro lordi); • 10 per cento sopra ventuno volte il minimo (10.101 euro lordi); • 15 per cento sopra trentadue volte il minimo (15.392 euro lordi).

Qui, il contributo oscillerebbe da 33 euro al mese (redditi intorno 3.300) a 4.937 (un’apparente enormità ma per redditi intorno ai 33mila euro mensili). Il gettito sarebbe 798 milioni».



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