Fassina, il rispettoso in incognito

Si è dimesso da vice ministro, come noto, dopo che Renzi, in una conferenza stampa, con tono sarcastico aveva detto: «Fassina, chi?». Ecco come ha spiegato il gesto:

«Io spero che [le mie dimissioni] possano essere di qualche utilità».

«Al segretario del Partito democratico, prima di tutti, affinché impari ad avere rispetto per tutti i componenti del partito, soprattutto per chi ha idee diverse dalle sue. Ma spero che possano essere utili a tutti a ricordare che il rispetto reciproco è il pre requisito fondamentale per stare insieme».

Chissà se è lo stesso Fassina che, il 30 ottobre del 2011, su Facebook, rispettosamente scriveva:

«Matteo Renzi continua ad offendere il Pd (…). Continua ad attaccare i burocrati del Nazareno e a farsi paladino della precarietà un figlio di papà, un portaborse miracolato dall’insipienza dell’allora gruppo dirigente del Pd fiorentino, uno che non ha mai spedito un cv in vita sua, mai fatto un colloquio di lavoro, mai temuto la fine di un contratto a tempo determinato, mai vissuto una realtà lavorativa vera, mai avuto esperienze fuori dai confini cittadini».

E chissà se è anche quel Fassina che, il 22 giugno del 2012, sempre rispettosamente, rivolgeva a Renzi queste parole:

«Renzi? Una figura minoritaria nel partito, ripete a pappagallo alcune ricette della destra, è fuori tempo massimo (…). L’unica cosa certa di Renzi è la sua data di nascita».

«Io a differenza sua ho avuto una lunga esperienza professionale fuori dalla politica. Lui è un ex portaborse, diventato poi sindaco di Firenze per miracolo».



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