Il centrodestra non ha mai fatto più schifo di così

Lo abbiamo scritto più e più volte: i problemi di questo paese sono economici perché politici, e politici perché culturali. E sono tali perché mai abbiamo avuto una coalizione che fosse autenticamente di centrodestra e che potesse rappresentare ed offrire un’alternativa culturale, ancor prima che programmatica, al – da sempre imperante – centrosinistra: nulla che affondasse le proprie radici nel liberal-conservatorismo (europeo o americano); nulla che mettesse al centro l’Individuo, le sue libertà, i suoi diritti naturali ed anteriori alla nascita, e all’affermarsi, dello stato e della sua legislazione; nulla che si opponesse alla pervasività del Leviatano, al suo perenne insinuarsi nella vita degli individui con intenti pianificatori; nulla che ribaltasse le superstizioni e i paradigmi veterosocialcomunisti e keynesiani, ragione prima del nostro pluridecennale sottosviluppo economico e morale, e che levasse alto il vessillo dell’economia di mercato, della libera interazione economica tra individui, della responsabilità (individuale), della concorrenza, dell’efficienza e del merito.

Negli ultimi vent’anni, in particolar modo, abbiamo avuto semplicemente una coalizione di centrosinistra moderato che si è trovata a presidiare, abusivamente, lo spazio che, in qualunque altra nazione, sarebbe stato occupato da una coalizione liberal-conservatrice: questo, il cosiddetto centrodestra italico.

Ancor più precisamente. Gli eredi del cosiddetto pentapartito, il rassemblement di centrosinistra che per decenni aveva governato l’Italia nella Prima Repubblica, caduta quest’ultima, hanno dato vita all’impropriamente detto centrodestra. Con il paradosso, qui denunciato più e più volte, che, a contendersi la guida della Nazione, negli ultimi quattro lustri, abbiamo avuto sempre e solo socialisti, sempre e solo persone di sinistra: ecco perché ce la passiamo male come nessun altro paese al mondo.

Con l’ultimo governo Berlusconi, però, i nodi sono venuti tutti drammaticamente al pettine. Se, prima di allora, infatti, il cosiddetto centrodestra era riuscito bene o male a non deludere troppo le proprie constituency, e a celare la propria identità socialista, quando si è trattato di dover reagire alla crisi economica internazionale – il che avrebbe richiesto l’adozione di provvedimenti liberali e di destra, appunto: una profonda cura dimagrante per lo stato; il licenziamento di centinaia di migliaia di dipendenti pubblici; il varo di corpose liberalizzazioni e privatizzazioni onde abbattere il debito ed incrementare il potenziale di crescita del Paese – esso non è più riuscito a nascondere la propria natura; e non ha potuto che adottare provvedimenti socialisti e fiscalmente assassini: ha tagliato poco e nulla la spesa corrente; non ha varato una sola liberalizzazione e privatizzazione; ha adottato misure da stato di Polizia Tributaria come nemmeno Prodi e Visco avrebbero mai osato fare; ha incrementato, ciò che è peggio, esponenzialmente il prelievo fiscale con nuove imposte del valore di svariate diecine di miliardi di euro. Ha gettato, insomma, la maschera: mostrandosi in tutto e per tutto eguale alla coalizione formata da Pd e Sel.

Con la conseguenza, come noto a tutti, che, quando si è ritornati al voto, il Popolo della Libertà ha visto quasi dimezzare i propri suffragi: ne aveva raccolti tredici milioni e passa, per l’esattezza: 13.629.464, nell’aprile del 2008, e, nel febbraio del 2013, ne ha agguantati soltanto 7.332.134 (sette milioni e trecentotrentaduemila), perdendone 6.297.330; mentre la coalizione di centrodestra, nel suo insieme, è passata da 17.064.506 a 9.923.600 voti.

Di fronte a questa ecatombe, lo stato maggiore del Pdl e degli altri partiti dell’impropriamente detto centrodestra avrebbe dovuto chiedere umilmente scusa e fare autocritica; rassegnando, soprattutto, le proprie dimissioni: solo così avrebbe dimostrato d’aver capito la lezione. Niente di tutto questo, però, è avvenuto, e chi, dal 2008 al 2011, è stato ministro o sottosegretario dell’ultimo governo Berlusconi, partecipando allo stupro fiscale da quest’ultimo perpetrato ai danni del contribuente, oggi è ancora in prima fila. Anzi, in alcuni casi guida addirittura un nuovo partito: è il caso di Angelino Alfano e di Giorgia Meloni. Una barzelletta.

Come se non bastasse, lor signori, e qui veniamo all’oggetto del post, hanno deciso di allontanarsi ancor di più dal perimetro liberal-conservatore e di approssimarsi, in alcuni casi, a quello delle forze anti-sistema e di estrema destra (o sinistra, che è lo stesso): è il caso di Fratelli d’Italia e della Lega Nord (ma, in misura minore, anche di Forza Italia).

Dimostratisi incapaci di fare “qualcosa di destra”, quando erano al governo, hanno deciso di imboccare la strada della fuga dalla realtà: come la formazione fascista francese denominata Front National, o come il partito della Rifondazione comunista, ora attaccano le banche, la finanza, gli avidi speculatori e, più di tutto, chiedono l’uscita dall’Euro. Come se fosse la moneta unica, e tutto il resto, il nostro problema, e non le troppe tasse che servono a finanziare una spesa pubblica che è elefantiaca perché, sin dagli albori della Repubblica, viene utilizzata dai politici – cleptocrati, keynesiani e socialisti – per comperare il voto di milioni di connazionali (dai lavoratori socialmente inutili ai baby pensionati, dai forestali ai dipendenti delle municipalizzate).

Una caratteristica ha avuto il cosiddetto centrodestra, negli ultimi quattro lustri: è apparso sempre più affidabile del centrosinistra.

Dopo la svolta anti-Euro ed anti-sistema suaccennata, però, anche questo attributo è svanito.

Chi mai potrebbe affidare la guida della Nazione ad un caravanserraglio di forze tanto eterogenee da rendere chimerica l’ipotesi di poter dare vita ad un governo stabile? Chi mai potrebbe votare a destra, soprattutto, per premiare partiti che hanno una piattaforma programmatica in tutto e per tutto sovrapponibile a quella di Rifondazione comunista? Solo persone con gravi problemi psichiatrici, evidentemente.

Fare tabula rasa; cacciare tutti questi signori (a cominciare da coloro che si dichiarano socialisti, come Sacconi e Brunetta) e costruire, da zero, una forza autenticamente liberal-conservatrice: o si farà questo o per il centrodestra, e quindi per il Paese, non ci sarà futuro.

A Renzi restano 10 giorni per onorare l’impegno di versare alle imprese, tramite Cassa Depositi e Prestiti, i 60 miliardi che lo stato deve loro.



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16 Responses to "Il centrodestra non ha mai fatto più schifo di così"

  • HaDaR says:
  • Dario says:
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