
Se non ci fosse, Mario Baldassarri andrebbe inventato. Da anni, infatti, è solo grazie a lui (e ad Oscar Giannino) che noi comuni mortali veniamo a conoscenza delle decisioni economiche, il più delle volte nefaste, prese dai governanti.
Stamane, il Nostro ha indirizzato una lettera al Corriere della Sera per commentare i dati contenuti nell’ultimo Documento di Economia e Finanza (Def) elaborato dal governo Monti. Si tratta di cifre (“tendenziali”, e quindi passibili di modifica futura) che fanno accapponare la pelle. Eccole in sintesi.
mag 13
18

La Thatcher è morta ma continua a fare proseliti. Per la gioia di noi liberal-conservatori.
In principio fu il socialista massimalista Gordon Brown. Aveva bisogno di ridurre il debito del Regno Unito, paurosamente lievitato a causa di una serie di salvataggi pubblici a favore di banche e compagnie assicurative, perciò decise (correva l’Anno Domini 2009) di mettere mano al patrimonio dello stato e di alienarne una parte: mediante privatizzazioni. Ebbe, allora, a vendersi (letteralmente) i ponti, la società di gestione delle scommesse, la linea ferroviaria ad alta velocità ed altro ancora.
mag 13
15

Per carità. Il governo Letta è in carica da sole tre settimane e sin qui nessuno l’ha visto in azione: giudicarne l’operato, dunque, è impossibile. Tuttavia, molteplici indizi concorrono a far ritenere che il suo orizzonte sia oltremodo limitato; e che la mission che lo sorregge sia esclusivamente quella di adottare provvedimenti-tampone per fronteggiare piccole emergenze.

L’Italia è un paese gravido di problemi. Uno di essi, e non necessariamente il meno importante, è legato al fatto che i signori che tirano le fila del cosiddetto “dibattito pubblico” – politici, giornalisti, opinionisti, economisti, docenti universitari e compagnia cianciante e cazzeggiante – quasi mai conoscono i problemi del “Paese reale”. Che si tratti di occupazione, di tasse, di Sanità, di sprechi pubblici o di burocrazia, poco rileva: lor signori, nove volte su dieci, quando affrontano uno di questi temi danno l’impressione di non capirne una beneamata mazza. Quasi che vivessero su Marte.
Lo prova, in questo istante, ad esempio, il dibattito, a tratti surreale, riguardante l’Imu.
mag 13
6

Il linguaggio è una cosa importante: è pensiero. «Chi parla male, pensa male, vive male» – ci ricordava, in un film, Nanni Moretti. È lo strumento mediante il quale noi rappresentiamo, innanzitutto a noi stessi, il mondo, la vita, tutto ciò che ci circonda. È una prigione, in ultima istanza: delimita, circoscrive, rende maledettamente “finita” la possibilità di conoscerci, di capirci, di avere chiara comprensione delle emozioni che proviamo. Fin quando non le riusciamo ad esprimere compiutamente, infatti, esse ci sfuggono; non ci sono chiare; è come se non esistessero. «Non c’è intuizione senza espressione» – diceva, saggiamente, Benedetto Croce.
Ecco. Forse faremmo bene ad interrogarci su un neologismo che, da qualche settimana, ha esordito nel nostro paese: femminicidio; e che evoca pensieri e concetti non proprio lusinghieri.

Aspettavamo qualcosa di concreto per provare ad abbozzare un primo giudizio sul nuovo esecutivo: in fondo, il discorso programmatico di Letta, pronunciato dinanzi alle Camere, era stato troppo vago e poco circostanziato per consentirlo.
Questo qualcosa è arrivato ieri, con la designazione del social-comunista Stefano Fassina a vice ministro dell’Economia e con l’attribuzione al medesimo della delega alla riforma fiscale (sì, avete letto bene). Questa nomina è un insulto. Al buonsenso, alla logica e alla democrazia (almeno per come la intende un liberale).

Si chiama Mario Sberna ed è un deputato bresciano di Scelta Civica. In campagna elettorale prometteva: se eletto, tratterò solo 2.500 euro dell’indennità parlamentare (più il rimborso spese) e darò la differenza in beneficenza.

Qualche giorno fa, Pippa Grullo, sul proprio blog, riportava quanto segue:
«Il M5S ha già restituito metà del primo stipendio: sono più di 4 milioni di euro l’anno. A questa cifra vanno aggiunti gli oltre 40 milioni dei rimborsi elettorali. I conti li fa Andrea Malaguti su La Stampa. E’ arrivata la prima busta paga per i cittadini 5 Stelle. La retribuzione di un mese e mezzo di lavoro. Aprile e metà marzo. E la notizia è la seguente: Il primo stipendio è già stato restituito, la metà ridata indietro».
In verità, a quanto pare, si tratta di una sesquipedale balla; e, in parte, ad evidenziarlo è lo stesso Malaguti citato da Grullo: