Archivi per la categoria ‘Le balle della sinistra’

Chi chiacchiera e chi fa: 16 miliardi di euro recuperati (in un biennio) con la lotta all’evasione fiscale

venerdì, 5 marzo 2010

Qui è una consuetudine. Quando si parla di lotta all’evasione fiscale, si parte da questa dichiarazione di LeggenDario Franceschini (anche noto come Bocca della Verità o come Verità Rivelata):

Da quando ci sono loro (quelli del centrodestra, ndr) le stime dicono che l’evasione è aumentata di 7-8 miliardi” (Apcom, 01/03/2009).

Infatti da quando è al governo il centrodestra, l’Erario – a quanto riferisce l’Agenzia delle Entrateha recuperato 16 miliardi di euro evasi:

I risultati della lotta all’evasione 2009 superano il primato del 2008. Sono stati, infatti, incassati 9,1 miliardi di euro da gennaio a dicembre dello scorso anno grazie all’attività di contrasto all’evasione, il 32% in più rispetto al 2008, che era già stato un anno da record con quasi 7 miliardi riportati nelle casse dell’Erario. Nel biennio, quindi, sono stati incassati 16 miliardi“.

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Luigi De Magistris, il peggior pubblico ministero della storia patria

mercoledì, 10 febbraio 2010

Nel libro-intervista Giustizia e Potere, Loigino De Magistris dichiara:

Sono stato considerato uno straordinario magistrato”.

Su Marte è possibile sia accaduto; sul pianeta Terra, invece, le cose sono andate diversamente.

Per appurarlo è sufficiente leggere la relazione redatta dal Consiglio giudiziario di Catanzaro, che, circa un paio d’anni fa, è stato chiamato a pronunciarsi in merito alla possibilità di “promuovere” De Magistris a giudice di Corte d’Appello.

Ecco cosa scrisse il 18 giugno 2008 il relatore Bruno Arcuri:

Prendendo possesso del mio ufficio di procuratore generale, iniziavo la mia esperienza in Calabria con vivo interesse per il dr. De Magistris dopo avere letto di lui sulla stampa e averlo visto in televisione. Fui subito colpito dalle notizie che andavo apprendendo presso i colleghi tutti: i procedimenti da lui istruiti, di grande impatto sociale perché istruiti contro i cosiddetti colletti bianchi, erano quasi tutti abortiti con provvedimenti di archiviazione, sentenze di non doversi procedere, sentenze ampiamente assolutorie. Voci che mi stupirono perché in contrasto con la rappresentazione che ne davano i media (leggasi: Annozero, nota di Camelot)”.

Tutta l’attività di De Magistris era contrassegnata da:

Una serie numerosissima di insuccessi, l’omessa indicazione dei reati e delle fonti di prova, il perseverare nell’adozione di provvedimenti immotivati”.

De Magistris è del tutto inadeguato, sul piano professionale e sul piano dell’equilibrio e sul piano dei diritti delle persone solo sospettate di reato, a svolgere quantomeno la funzione di pm. Le tesi accusatorie sono cadute spesso per errori evitabili ed evidenziati dall’organo giudicante. Sono emersi rilievi negativi per l’anomalia di molti provvedimenti adottati. I procedimenti di rilevante impatto sociale hanno trovato clamorose smentite. Nei provvedimenti si configurano violazioni manifeste di legge (addirittura diritti costituzionali) ovvero si radicano prassi senza fondamento normativo”.

Per queste ragioni, il Consiglio giudiziario di Catanzaro “bocciò” De Magistris, emettendo un:

Giudizio finale negativo. Le voci capacità e preparazione presentano evidenti deficit, gravi vizi o lacune; tecniche di indagine discutibili; procedimenti fondati su ipotesi accusatorie che non hanno trovato conferma, attività carente nell’approfondimento e nella preparazione”.

Naturalmente queste cose non vi verranno mai raccontate da Michele Santoro o da Maicol Travaglio.

Per i quali siete null’altro che coglioni.

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Evasione fiscale, incassati 7,5 miliardi di euro (+12% rispetto al 2007)

venerdì, 1 gennaio 2010

Come sempre, quando parliamo di contrasto all’evasione fiscale, partiamo da questa dichiarazione di LeggenDario Franceschini:

Da quando ci sono loro (quelli del centrodestra, ndr) le stime dicono che l’evasione è aumentata di 7-8 miliardi” (Apcom, 01/03/2009).

Senz’altro. Veniamo al dunque.

Nel 2009, questo comunica Equitalia, la lotta all’evasione fiscale ha portato alle casse dello stato la bellezza di 7,5 miliardi di euro. Vale a dire il 7,5% in più di quanto l’Erario abbia incamerato nel 2008, e addirittura il 12% in più di quanto esso abbia introitato nel 2007.

Questi, i fatti.

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Lotta all’evasione fiscale: record di entrate da accertamento, 7,4 miliardi

venerdì, 11 dicembre 2009

Non so a voi, ma al sottoscritto LeggenDario manca, e nemmeno poco. Manca, perché le balle che raccontava erano spassosissime.

Come non ricordare, ad esempio, questa sua celeberrima panzana:

Da quando ci sono loro (quelli del centrodestra, ndr) le stime dicono che l’evasione è aumentata di 7-8 miliardi” (Apcom, 01/03/2009).

Proprio così:

“Nel 2008 sono stati circa 645 mila gli accertamenti su imposte dirette, Iva e Irap, in crescita del 29% rispetto al 2007, quando erano stati pari a poco meno di 500 mila. Nel 2008 la maggiore imposta accertata è stata di 20,3 miliardi di euro, il 40% in più sul 2007 (14,5 miliardi). Rispetto ai 6,9 miliardi di euro incassati nel 2008 da attività di contrasto agli inadempimenti fiscali, l’attività di accertamento in senso stretto ha portato nelle casse dell’erario 3,7 miliardi di euro, il 28% in più rispetto al 2007” (Corriere della Sera, 23 marzo 2009).

E‘ senz’altro così:

Nei primi 5 mesi dell’anno la Guardia di Finanza ha scoperto redditi nascosti al fisco per 13,7 miliardi, cui devono aggiungersi recuperi di Iva dovuta e non versata per 2,3 miliardi e rilievi Irap per 8,7 miliardi; mediamente, queste cifre confermano e sopravanzano del 10% i risultati del 2008 che si era chiuso con il consuntivo più alto degli ultimi decenni” (Corriere della Sera, 23 giugno 2009).

Non può che essere così:

Dieci miliardi di euro evasi al Fisco scoperti e contestati, 2,8 miliardi recuperati alle casse dello Stato, più di 6 mila verifiche mirate, maggiore attenzione nei controlli ai grandi contribuenti: è questo il bilancio dell’attività antievasione nei primi 8 mesi del 2009 tratteggiato dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera.

Il “bottino” recuperato è aumentato del 47% rispetto allo stesso periodo del 2008, quando erano rientrati nelle casse dello Stato 1,9 miliardi. Aumentate anche le imposte recuperate subito, senza finire in contenzioso con il contribuente: 1,22 miliardi, il 34% in più dell’anno scorso.

Quasi 4 miliardi di euro nascosti all’estero recuperati dalla Guardia di Finanza in otto mesi e mezzo di indagini: residenze fittizie all’estero; movimenti finanziari nei paradisi fiscali; imprese estere non dichiarate. Mille verifiche hanno scoperto il pentolone dell’evasione fiscale oltre confine, e altre 5.000 accertamenti sono già programmati. Le Fiamme Gialle orgogliose mostrano i risultati delle indagini fiscali condotte dal primo gennaio” (La Repubblica, 15 settembre 2009).

Deve necessariamente ed indiscutibilmente essere così:

La lotta all’evasione fiscale ha portato risultati migliori rispetto alle previsioni. A novembre le entrate da accertamento ammontano a 7,4 miliardi di euro contro i 7,2 stimati per l’interno 2009. Il direttore dell’Agenzie delle Entrate, Attilio Befera, non esclude di migliorare ancora il risultato: “abbiamo raggiunto un record, sono tutti quattrini in piu’ che portiamo nelle casse dello Stato – ha detto a margine della cerimonia di premiazione dei sei migliori funzionari dell’Agenzia -. Puntiamo ad arrivare a 8 miliardi di euro” (La Repubblica, 10 dicembre 2009).

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Paolo Cento: “Il processo breve è una conquista di civiltà”

domenica, 29 novembre 2009

Al sottoscritto, il cosiddetto processo breve non piace.

A sinistra, invece, checché ne dicano in pubblico, lo adorano. Prova ne sia il fatto che tanto nel 2004 quanto nel 2006, i Ds hanno presentato una proposta di legge per introdurlo. A ciò, si aggiunga quanto ha dichiarato Paolo Cento a Barbara Romano, su Libero:

Garantista e di sinistra: le piace il processo breve? (chiede la giornalista).

Assolutamente sacrosanto. Il processo breve è una conquista di civiltà. Mi viene da dire a Berlusconi: di’ che tu non ne usufruisci e realizzalo. E’ giusto che una persona che è stata colpita da un avviso di garanzia entro sei anni veda conclusa la sua vicenda giudiziaria. E’ giusto anche per le vittime del reato”.

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Ma quale privatizzazione dell’acqua! Il Pd racconta balle e torna comunista, visto che rinnega il ddl Lanzillotta firmato anche da Bersani e Di Pietro

mercoledì, 18 novembre 2009

Rubinetto dell'acqua foto

Direi di partire da qui, dal Ddl di riordino dei servizi pubblici locali, presentato dal centrosinistra nella scorsa legislatura, e che mirava alla “privatizzazione dell’acqua” (formulazione decisamente impropria):

Ddl privatizzazione dell'acqua firmato da Bersani e Di Pietro

Come avrete notato, tra i firmatari di quella proposta di legge vi erano anche Pier Luigi Bersani e Antonio Di Pietro. Precisamente chi, oggi, grida allo scandalo perché il centrodestra vuole liberalizzare i servizi pubblici locali e “privatizzare l‘acqua“.

Naturalmente, per questa ragione, Bersani e Di Pietro dimostrano di essere soltanto due cialtroni. Due politicanti privi di onestà intellettuale e morale.

Detto questo, vediamo di affrontare la questione più importante: davvero il centrodestra è intenzionato a privatizzare l’acqua?

Ovviamente no! Trattasi di un’assoluta, sesquipedale cazzata.

Il cosiddetto ddl salva-infrazioni, molto più modestamente, ha queste finalità:

Il progetto governativo firmato da Fitto e Calderoli non prevede alcuna privatizzazione dell’acqua – il che vorrebbe dire, ovviamente, dei sistemi di gestione e distribuzione – e non è in alcun senso rivoluzionario”.

Quello di cui si discute in Italia è solo se la gestione di acquedotti e reti debba essere lasciata in mano ai monopolisti attuali oppure se essa debba essere affidata tramite gara. Si tratta insomma di vedere se quello che c’è oggi va bene (come sembrano dirci i difensori dello status quo), oppure se non vi siano imprese disposte a farsi avanti per proporre una gestione dell’acqua potabile e delle fognature con standard qualitativi più alti e prezzi inferiori”.

Ancora:

Lo spirito è quello di introdurre modalità di gestione efficiente di un servizio complesso, che va dalla captazione della risorsa idrica, il suo trasporto e potabilizzazione, e poi lo smaltimento dei reflui”.

Quello di cui si discute sono le modalità di affidamento della gestione del servizio. Un servizio che costa, è delicato per le implicazioni sanitarie e di sicurezza, e richiede investimenti importanti per mantenere e sviluppare le reti. Oggi, più di un terzo dell’acqua che viene captata dagli acquedotti va perduta, con punte anche di gran lunga superiori alla metà”.

Per fare tutte queste cose, servono responsabilità ed efficienza. Il sistema delle gare, che viene esteso dal progetto del governo, serve a perseguire questo obiettivo. Rendendo contendibile il mercato, si obbligano le imprese a offrire un servizio migliore. Se invece si assegna il monopolio eterno a una società pubblica, difficilmente si assisterà agli investimenti necessari: più facilmente, assunzioni facili“.

Ciò precisato, va ancora sottolineato qualcosa.

Quando il governo Prodi presentò il ddl sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali, le forze comuniste della sua maggioranza vi si opposero utilizzando proprio il falso argomento della “privatizzazione dell’acqua”:

“Per la ministra Lanzillotta è solo “un equivoco”. Ma è difficile crederle (…). Scompare la moratoria sulla privatizzazione dell’acqua, chiesta a gran voce dai parlamentari del Prc. Il provvedimento, infatti, si limita a escludere da suo campo d’azione le reti e i servizi idrici. Ma l’attuale legislazione permette agli Ato (Ambiti Territoriali Ottimali, a cui spetta il governo delle reti idriche), di privatizzare l’erogazione del prezioso liquido”.

E ancora:

“Il governo ferma i processi di privatizzazione dell’acqua in corso nel paese. La moratoria è stata decisa ieri al termine di un vertice che si è tenuto a palazzo Chigi e al quale hanno partecipato il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, della Solidarietà sociale Paolo Ferrero e degli Affari regionali Linda Lanzillotta, insieme al sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta. Nel corso della riunione è stato anche deciso di dar vita a un comitato dei ministri che avrà il compito di seguire il disegno di legge sulla privatizzazione dei servizi pubblici messo a punto dal ministro Lanzillotta. La richiesta di uno stop alle privatizzazioni era stata avanzata nei giorni scorsi da numerosi esponenti della maggioranza, e sollecitata anche dal ministro dell’Ambiente. «Occorre che il parlamento approvi rapidamente una moratoria per evitare che si acceleri furbescamente con le privatizzazioni», aveva detto Pecoraro Scanio, ricordando che il programma dell’Unione indica chiaramente come l’acqua sia un bene comune e non vada quindi privatizzato. «Anche la gestione deve essere pubblica – aveva proseguito il titolare dell’Ambiente – mentre alcune attività accessorie possono essere date ai privati»”.

Devo aggiungere altro?

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La Finocchiaro sia seria e smetta di mentire sul processo breve

domenica, 15 novembre 2009

Un annetto fa, dava prova di una spregiudicatezza e di un cinismo raccapriccianti, sentenziando:

Il reato di immigrazione clandestina non esiste in alcun Paese al mondo, nemmeno negli Stati Uniti d’America che pure hanno problemi di immigrazione da sempre”.

Come noto, invece, il reato d’immigrazione clandestina esiste negli Usa, così come in Germania (dov’è stato introdotto dai socialisti), nel Regno Unito, in Francia, in Belgio, in Olanda, in Svizzera e finanche nella Città del Vaticano.

Evidentemente, la Finocchiaro pensava di poter coglionare gli italiani, o semplicemente i propri elettori, propinando loro una sesquipedale menzogna.

Si dirà: in fondo tutti i politici mentono. E una frottola, per quanto grossa, la si perdona a chiunque. Senz’altro.

Il problema, però, è che la Finocchiaro mostra di essere recidiva. E di usare la menzogna come strumento abituale di lotta politica.

Qualche giorno fa, infatti, parlando degli effetti che potrebbe avere il ddl che mira ad introdurre il cosiddetto “processo breve”, ha dichiarato:

Processi come Eternit, Thyssen, Cirio e Parmalat andranno al macero”.

Fortunatamente per il Paese, è falso: se dovesse essere approvato il ddl di cui sopra, i succitati processi seguiterebbero ad essere celebrati, e non sarebbero sottoposti al termine dei sei anni di durata (oltre i quali scatterebbe la prescrizione).

La Finocchiaro, dunque, ha mentito nuovamente.

Come se non bastasse, poi, si è scoperta un’altra cosa. E cioè che la capogruppo al Senato del Partito democratico, nel luglio 2006, presentò una proposta di legge del tutto analoga a quella oggi formulata dal centrodestra.

Di più.

Mentre il disegno di legge che porta la firma di Gasparri e Quagliariello, stabilisce che debbano durare sei anni solo i processi a carico degli incensurati, e sempreché siano istruiti per giudicare “reati di non elevata pericolosità sociale”; la proposta di legge avanzata nel 2006 dalla Finocchiaro, era tesa ad introdurre il “processo breve” per tutti i reati in corso, finanche quelli di mafia!

Ma nemmeno questo, basta. Perché il ddl sottoscritto dalla Finocchiaro, non faceva altro che ricalcare una proposta di legge formulata nel 2004 da altri suoi colleghi di partito. Vale a dire: l’ex magistrato di Cassazione e presidente della Corte d’assise a Torino e Pinerolo, Elvio Fassone; l’ex magistrato e collaboratore di Giovanni Falcone, Giuseppe Ayala; l’allora responsabile giustizia dei Ds, Massimo Brutti; l’avvocato Guido Calvi; e l’ex pm che anni prima aveva indagato su Massimo D’Alema, Alberto Maritati.

Se questa proposta di legge finalizzata ad introdurre il “processo breve” fosse stata approvata, avrebbe prodotto danni:

“I processi allora in corso sarebbero stati dichiarati prescritti: in primo grado, in appello e in Cassazione. Tutti, anche quelli per i reati di mafia, di terrorismo, di pedofilia, di sequestro di persona, di furto aggravato, di circonvenzione di incapace, di sfruttamento dell’immigrazione clandestina, traffico di rifiuti, sfruttamento della prostituzione minorile, stragi. Invece esclusi dall’attuale testo del Pdl”.

Ancora. Se la pdl avanzata dagli esponenti dei Ds fosse divenuta legge della Repubblica, sarebbe caduto in prescrizione anche il processo intentato a carico di Cesare Previti, e che ha portato alla sua condanna.

Ecco, se la Finocchiaro e i dirigenti del Pd fossero persone serie, userebbero argomenti diversi contro il ddl presentato dal centrodestra.

Ad esempio il silenzio.

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Lo scudo fiscale non sospende le norme antiriciclaggio

martedì, 13 ottobre 2009
La sinistra italiana

La sinistra italiana

Non c’è niente da fare: qualunque cosa dica la sinistra, purtroppo, è falsa fino a prova del contrario. Una verità, questa, che dovrebbe essere ben nota a tutti. E invece capita, anche al sottoscritto, di dimenticarla, e di prendere per buono ciò che da quella parte venga detto. Ma veniamo al dunque.

Quando è stato approvato il cosiddetto scudo fiscale, lor signori sinistri hanno sentenziato: “Ora potranno essere rimpatriati anche i capitali detenuti dalla criminalità organizzata, in quanto vengono sospesi i controlli antiriciclaggio”. E’ vero tutto ciò?

Assolutamente no! A dirlo è un documento del Ministero dell’Economia e della Finanze, dal titolo “Circolare sull’operatività connessa con lo “scudo fiscale” di cui all’art. 13-bis del decreto legge 10 luglio 2009 n. 78, ai fini antiriciclaggio“, che mira ad eliminare ogni dubbio in proposito, e di cui riporto ampi stralci:

“Poiché tali disposizioni hanno posto taluni dubbi interpretativi circa l’impatto della disciplina del cd. “scudo fiscale” sugli obblighi antiriciclaggio vigenti, si forniscono le precisazioni che seguono.

L’art. 17 del decreto legge n. 350/2001, convertito dalla legge n. 409/2001, richiama gli obblighi antiriciclaggio (identificazione, registrazione e segnalazione di operazioni sospette) di cui al decreto legge 3 maggio 1991, n. 143, convertito dalla legge 5 luglio 1991, n. 197. Quest’ultimo provvedimento è stato abrogato dal citato decreto legislativo n. 231/2007, che ha dato attuazione in Italia alla direttiva 2005/60/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio. Lo stesso decreto n. 231/2007, nel ridefinire la normativa italiana in materia di prevenzione e contrasto del ricic1aggio e del finanziamento del terrorismo, è pertanto divenuto il nuovo riferimento legislativo in materia.

Il richiamo, ai sensi dell’ art. 17, agli obblighi antiriciclaggio (identificazione, registrazione e segnalazione di operazioni sospette) di cui all’abrogata legge n. 197/1991, deve quindi essere più correttamente inteso come effettuato alla normativa antiriciclaggio vigente.

Ne deriva che trovano applicazione al cd. “scudo fiscale” tutti i presidi antiriciclaggio previsti dal decreto legislativo n. 231/2007, in termini di obblighi di adeguata verifica, di registrazione e di segnalazione di operazioni sospette.

Conseguentemente, i soggetti destinatari degli obblighi antiriciclaggio che intervengano nel perfezionamento delle procedure/operazioni di rimpatrio o di regolarizzazione:

- devono provvedere all’adeguata verifica della clientela, con modalità ordinarie o rafforzate commisurate alla specifica situazione di rischio, nonché alla registrazione dei dati;

- sono tenuti all’obbligo di segnalazione di operazioni sospette nei casi in cui sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che le attività oggetto delle medesime procedure siano frutto di reati diversi da quelli per i quali si determina la causa di non punibilità di cui al citato comma 4 dell’articolo 13-bis (…).

Pertanto, nella valutazione delle operazioni finalizzate all’emersione, si dovrà tenere conto del comportamento del cliente e di ogni altra circostanza di fatto conosciuta o disponibile nell’ambito dell’adeguata verifica svolta, attribuendo un ruolo centrale alle informazioni riguardanti l’origine dei fondi, soprattutto se le operazioni di rimpatrio sono effettuate in contanti nonché alla valutazione della congruità tra il valore dell’operazione di rimpatrio o di regolarizzazione ed il profilo del cliente“.

Ora, a milioni di italiani è stato fatto credere, con l’inganno e la menzogna, che con lo scudo fiscale la criminalità organizzata avrebbe potuto rimpatriare “danaro sporco”.

Chi dirà loro che non è vero? La Repubblica, il Corriere della Sera, la Stampa? I telegiornali della Rai?

Attendiamo di saperlo.

P.S.: nemmeno Libero e Il Giornale hanno pubblicato questa notizia. Complimenti.

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Mentono sempre e su tutto

domenica, 4 ottobre 2009

L'Unità pubblica solo notizie false

(continua…)

“Ho pagato parte del prezzo di una casa in nero”. La video confessione di Ezio Mauro, l’evasore fiscale

venerdì, 2 ottobre 2009

Riepilogo brevemente i fatti.

Ezio Mauro, anni or sono, ha acquistato una casa a Roma, in zona Parioli, pagandone parte del prezzo – 850 milioni di lire – in nero. A suo dire, dall’operazione, non avrebbe tratto vantaggio alcuno. Anzi: addirittura avrebbe speso, rispetto al dovuto, 524 milioni di lire in più. Falso!

Guardate il video dal trentottesimo secondo, ascoltate bene ciò che Mauro dice, e confrontate la sua versione – ribadita anche su la Repubblica – con quella fornita dall’ex direttore tributario dell’Agenzia delle Entrate, Giorgio Fabbri:

“L’articolo 52 del Dpr 131/86 (Testo unico imposta di registro) regola il potere di accertamento dell’ufficio fiscale in materia di trasferimenti immobiliari e al quarto comma inibisce l’accertamento da parte dell’ufficio fiscale se è stato dichiarato nell’atto di compravendita un valore o un corrispettivo superiore a quello scaturente dal calcolo automatico con la rendita catastale.

Quindi l’articolo 52 invocato dal direttore-evasore non è una sorta di licenza a dichiarare un importo del corrispettivo tassabile, inferiore a quello pattuito e pagato, come ha lasciato intendere al suo auditorium.

L’articolo 72 dello stesso Dpr 131/86 richiamato dal direttore-evasore si occupa e regola il sanzionamento dell’”Omissione di corrispettivo” e nel caso del direttore-evasore ci dice che egli avrebbe dovuto corrispondere la differenza di imposta non pagata sulla somma di circa 800 milioni che corrisponde a circa 80 milioni di lire (che ha sicuramente evaso) e poi avrebbe dovuto pagare una sanzione amministrativa che l’ufficio fiscale avrebbe irrogato da un minimo di 160 milioni di lire ad un massimo di 320 milioni di lire.

Nel migliore dei casi il nostro direttore-evasore avrebbe dovuto pagare al fisco la “irrisoria” somma di 240 milioni di lire. Se questo fatto fosse venuto fuori entro i tre anni dalla stipula dell’atto di compravendita sarebbe stata l’unica realtà possibile.

Quindi il nostro direttore-evasore è proprio un evasore e basta”.

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