Massimo D’Alema è uno dei politici più laidi della sinistra italiana. Uno dei più ipocriti.
Non a caso oggi, parlando delle vicende giudiziarie che coinvolgono Verdini ed altri esponenti del Pdl, ha dichiarato:
“Emerge intorno al potere berlusconiano una rete di interessi, una rete affaristica che appare come un vero e proprio sistema di potere. Non si tratta di casi singoli come dice il premier ma di qualcosa che assomiglia alla rete degli anni ’90”.
“Questa vicenda fa venire alla luce la crisi di un sistema di potere, la crisi di un governo, la crisi di un leader che ha riportato il Paese agli standard di corruzione della vecchia Italia, della tanto vituperata prima Repubblica”.
Ecco, che queste cose le dica un percettore reo confesso di finanziamenti illeciti per il Pci; un politico che non è finito in galera, dopo aver intascato una mazzetta da 20 milioni di lire (nel 1985), solo grazie alla decorrenza dei termini di prescrizione; un birbaccione che si è portato in Parlamento, facendolo diventare prima senatore e poi sottosegretario del proprio governo, il pubblico ministero che lo aveva indagato e che, tra l‘altro, per inspiegabili motivi aveva ritenuto di non doverlo processare anche per altri finanziamenti illeciti (dell’ammontare di 60 milioni di lire): ecco, che queste cose le dica uno come D’Alema, francamente, è troppo.
Le puttane non facciano la morale alle educande.
“Io consegnai personalmente a D’Alema 20 milioni in contanti in una busta bianca durante una cena a casa mia. Ma non finì lì. In altre due occasioni gli diedi due finanziamenti illeciti da 15 milioni che gli portai al consiglio regionale. Successivamente gli feci avere altre due tranche sempre da 15: in tutto 80 milioni di lire”.
“Nell’agenda inizialmente annotai il nome “D’Alema“ poi, vista la cresciuta confidenza, lo indicai coma “Massimo”. Maritati (il pubblico ministero che indagava su D’Alema, e che questi successivamente fece diventare senatore e poi sottosegretario, ndr) non mi ha creduto”, Francesco Cavallari, imprenditore.
“Uno degli episodi di illecito finanziamento riferiti, e cioè la corresponsione di un contributo di 20 milioni in favore del Pci, ha trovato sostanziale conferma, pur nella diversità di alcuni elementi marginali, nella leale dichiarazione dell’onorevole D’Alema, all’epoca dei fatti segretario regionale del Pci. Con riferimento all’episodio riguardante l’illecito finanziamento al Pci, l’onorevole D’Alema non ha escluso che la somma versata dal Cavallari fosse stata proprio dell’importo da quest’ultimo indicato”, Concetta Russi, giudice per l’udienza preliminare.
Venne presentato il 14 settembre 2006, e approvato alla Camera dei Deputati – da maggioranza e opposizione (Italia dei Valori inclusa) – il 17 aprile 2007: parliamo del disegno di legge 1638, recante “Disposizioni in materia di intercettazioni telefoniche ed ambientali e di pubblicità degli atti di indagine”.
(Modifiche all’articolo 114 del codice di procedura penale).
1. All’articolo 114 del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 2 è sostituito dal seguente:
«2. È vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, degli atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero o delle investigazioni difensive, anche se non più coperti dal segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare. Qualora venga disposta l’archiviazione del procedimento, è vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, degli atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero o delle investigazioni difensive»;
Massimo Giannini sta al giornalismo come Rosy Bindi sta ad Eva Henger, e alla verità come Antonio Di Pietro sta a Cecco Angiolieri (o come il mio “armamentario voluttuario” sta a quello di Rocco Siffredi).
Il vice direttore de La Repubblica, infatti, più che un cronista è un militante politico (al pari di Santoro e Maicol Travaglio). Il che non sarebbe un problema, se non fosse però ch’egli è iscritto ad un ordine professionale – quello dei giornalisti – che stabilisce precise regole deontologiche cui devono attenersi tutti coloro che ne fanno parte. Pena la radiazione.
Le suddette regole posso riassumersi cosi: i giornalisti esprimano opinioni supportate dai fatti, ed evitino di manipolare quest’ultimi onde suffragare le proprie affermazioni. In fondo, l’unica differenza tra un militante politico – un propagandista – ed un giornalista che scriva di politica, sta proprio in questo: il militante manipola i fatti per usarli a proprio piacimento; il giornalista, invece, ai fatti deve attenersi scrupolosamente.
Premesso ciò, veniamo al dunque.
Ieri sera, a Ballarò, il sempre supponente Giannini, more solito, ha raccontato una sequela esponenziale di balle. Più precisamente: ha attribuito a Mario Draghi dichiarazioni che quest’ultimo mai ha fatto (come vedremo in seguito); ha accusato Berlusconi d’aver istigato, talvolta, i cittadini ad evadere il Fisco; ha affermato che con l’attuale esecutivo, il numero dei contribuenti infedeli e gli importi sottratti all’Erario siano aumentati.
“Dieci miliardi di euro evasi al Fisco scoperti e contestati, 2,8 miliardi recuperati alle casse dello Stato, più di 6 mila verifiche mirate, maggiore attenzione nei controlli ai grandi contribuenti: è questo il bilancio dell’attività antievasione nei primi 8 mesi del 2009 tratteggiato dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera.
Il “bottino” recuperato è aumentato del 47% rispetto allo stesso periodo del 2008, quando erano rientrati nelle casse dello Stato 1,9 miliardi. Aumentate anche le imposte recuperate subito, senza finire in contenzioso con il contribuente: 1,22 miliardi, il 34% in più dell’anno scorso.
Quasi 4 miliardi di euro nascosti all’estero recuperati dalla Guardia di Finanza in otto mesi e mezzo di indagini: residenze fittizie all’estero; movimenti finanziari nei paradisi fiscali; imprese estere non dichiarate. Mille verifiche hanno scoperto il pentolone dell’evasione fiscale oltre confine, e altre 5.000 accertamenti sono già programmati. Le Fiamme Gialle orgogliose mostrano i risultati delle indagini fiscali condotte dal primo gennaio”.
“La lotta all’evasione fiscale ha portato risultati migliori rispetto alle previsioni. A novembre le entrate da accertamento ammontano a 7,4 miliardi di euro contro i 7,2 stimati per l’interno 2009. Il direttore dell’Agenzie delle Entrate, Attilio Befera, non esclude di migliorare ancora il risultato: “abbiamo raggiunto un record, sono tutti quattrini in piu’ che portiamo nelle casse dello Stato – ha detto a margine della cerimonia di premiazione dei sei migliori funzionari dell’Agenzia -. Puntiamo ad arrivare a 8 miliardi di euro”.
Naturalmente, si potrebbero citare altre fonti (anche più recenti), ma lo scopo – sbugiardare il vice direttore de La Repubblica – è già stato raggiunto.
Proseguiamo.
Il Pinocchio di Largo Fochetti, il giovane-vecchio Massimo Giannini, poi, ha raccontato un’altra bubbola. Questa: Mario Draghi ha affermato che l’evasione Iva è aumentata di 30 miliardi di euro col governo Berlusconi.
Ovviamente, il governatore di Bankitalia, nella sua relazione, qualche giorno fa ha dichiarato ben altro. Questo:
“Si può valutare che tra il 2005 e il 2008 sia stato evaso il 30% della base imponibile Iva, che in termini di gettito significano oltre 30 miliardi l’anno, 2 punti di Pil”.
Ogni altra considerazione è inutile.
Veniamo all’ultima accusa che il vice direttore de la Pravda, il bugiardo Giannini, ha scagliato all’indirizzo del Premier: questi, in più di una circostanza, ha magnificato l’evasione fiscale.
Bene. Berlusconi, in due occasioni, ha dichiarato altro.
Il 27 febbraio 2004, in una conferenza stampa, ebbe a dire (qui c’è il video):
“Se io lavoro, faccio tanti sacrifici e poi lo Stato mi chiede il 33% di quel che ho guadagnato, sento che è una richiesta corretta in cambio dei servizi che lo Stato mi dà. Se lo Stato mi chiede il cinquanta e passa per cento, sento che è una richiesta scorretta e mi sento moralmente autorizzato ad evadere per quanto posso questa richiesta dello stato”.
“Ringrazio tutti voi per quello che fate (lo dice ai Finanzieri, nda) voi agite con grande equilibrio e rispetto dei cittadini, nei confronti di chi si vuole sottrarre a un obbligo che qualche volta si avverte come eccessivo.
C’è una norma di diritto naturale che dice che se lo Stato ti chiede un terzo di quello che con tanta fatica hai guadagnato ti sembra una richiesta giusta e glielo dai in cambio dei servizi che lo Stato ti offre. Ma se lo Stato ti chiede di più, o molto di più, c’è una sopraffazione nei suoi confronti: e allora ti impegni per trovare sistemi elusivi o addirittura evasivi che senti in sintonia con il tuo intimo sentimento di moralità che non ti fanno sentire colpevole.
Noi dovremmo arrivare a questo un terzo unanimemente considerato come limite massimo”.
Riassumo: se lo stato chiede al contribuente più di un terzo di ciò che guadagna, il contribuente si sente sopraffatto e legittimato ad eludere o evadere il Fisco; per evitare questo, bisogna portare il prelievo fiscale che grava sui cittadini alla soglia massima del 33%.
Valutazioni sacrosante, enunciate – tra l’altro – nei saggi di diecine di filosofi liberali, e che il sottoscritto, per quel poco che vale, condivide appieno. Tra l’altro, Berlusconi non parlava di sé, mi pare ovvio: si è limitato a rappresentare quello che, a suo avviso, era il sentimento diffuso tra i contribuenti; dando voce ad esso (da qui, il ricorso alla prima persona singolare).
Inoltre, come bene ha ricordato Piercamillo Falasca, il presidente americano Thomas Jefferson, nel discorso inaugurale d’insediamento alla Casa Bianca, ebbe a dichiarare (nel 1801):
“Un governo saggio e frugale, che frena gli uomini dall’offendersi l’un l’altro, dovrebbe lasciarli liberi di regolare i loro propri obiettivi di produzione e sviluppo, e non dovrebbe prendere dalla bocca del lavoratore il pane guadagnato. Questa è la cifra del buon governo”.
“Prelevare a qualcuno, perché si pensa che con la sua attività e quella dei suoi padri abbia guadagnato troppo, per distribuire ad altri (…) è un’arbitraria violazione”.
Anche Jefferson istigava ad evadere il Fisco? O, piuttosto, indicava quale dimensione e quale funzione dovesse avere il prelievo fiscale?
Qui è una consuetudine. Quando si parla di lotta all’evasione fiscale, si parte da questa dichiarazione di LeggenDario Franceschini (anche noto come Bocca della Verità o come Verità Rivelata):
“Da quando ci sono loro (quelli del centrodestra, ndr) le stime dicono che l’evasione è aumentata di 7-8 miliardi” (Apcom, 01/03/2009).
“I risultati della lotta all’evasione 2009 superano il primato del 2008. Sono stati, infatti, incassati 9,1 miliardi di euro da gennaio a dicembre dello scorso anno grazie all’attività di contrasto all’evasione, il 32% in più rispetto al 2008, che era già stato un anno da record con quasi 7 miliardi riportati nelle casse dell’Erario. Nel biennio, quindi, sono stati incassati 16 miliardi“.
“Sono stato considerato uno straordinario magistrato”.
Su Marte è possibile sia accaduto; sul pianeta Terra, invece, le cose sono andate diversamente.
Per appurarlo è sufficiente leggere la relazione redatta dal Consiglio giudiziario di Catanzaro, che, circa un paio d’anni fa, è stato chiamato a pronunciarsi in merito alla possibilità di “promuovere” De Magistris a giudice di Corte d’Appello.
“Prendendo possesso del mio ufficio di procuratore generale, iniziavo la mia esperienza in Calabria con vivo interesse per il dr. De Magistris dopo avere letto di lui sulla stampa e averlo visto in televisione. Fui subito colpito dalle notizie che andavo apprendendo presso i colleghi tutti: i procedimenti da lui istruiti, di grande impatto sociale perché istruiti contro i cosiddetti colletti bianchi, erano quasi tutti abortiti con provvedimenti di archiviazione, sentenze di non doversi procedere, sentenze ampiamente assolutorie. Voci che mi stupirono perché in contrasto con la rappresentazione che ne davano i media (leggasi: Annozero, nota di Camelot)”.
“Una serie numerosissima di insuccessi, l’omessa indicazione dei reati e delle fonti di prova, il perseverare nell’adozione di provvedimenti immotivati”.
“De Magistris è del tutto inadeguato, sul piano professionale e sul piano dell’equilibrio e sul piano dei diritti delle persone solo sospettate di reato, a svolgere quantomeno la funzione di pm. Le tesi accusatorie sono cadute spesso per errori evitabili ed evidenziati dall’organo giudicante. Sono emersi rilievi negativi per l’anomalia di molti provvedimenti adottati. I procedimenti di rilevante impatto sociale hanno trovato clamorose smentite. Nei provvedimenti si configurano violazioni manifeste di legge (addirittura diritti costituzionali) ovvero si radicano prassi senza fondamento normativo”.
Per queste ragioni, il Consiglio giudiziario di Catanzaro “bocciò” De Magistris, emettendo un:
“Giudizio finale negativo. Le voci capacità e preparazione presentano evidenti deficit, gravi vizi o lacune; tecniche di indagine discutibili; procedimenti fondati su ipotesi accusatorie che non hanno trovato conferma, attività carente nell’approfondimento e nella preparazione”.
Naturalmente queste cose non vi verranno mai raccontate da Michele Santoro o da Maicol Travaglio.
“Da quando ci sono loro (quelli del centrodestra, ndr) le stime dicono che l’evasione è aumentata di 7-8 miliardi” (Apcom, 01/03/2009).
Senz’altro. Veniamo al dunque.
Nel 2009, questo comunica Equitalia, la lotta all’evasione fiscale ha portato alle casse dello stato la bellezza di 7,5 miliardi di euro. Vale a dire il 7,5% in più di quanto l’Erario abbia incamerato nel 2008, e addirittura il 12% in più di quanto esso abbia introitato nel 2007.
“Nel 2008 sono stati circa 645 mila gli accertamenti su imposte dirette, Iva e Irap, in crescita del 29% rispetto al 2007, quando erano stati pari a poco meno di 500 mila. Nel 2008 la maggiore imposta accertata è stata di 20,3 miliardi di euro, il 40% in più sul 2007 (14,5 miliardi). Rispetto ai 6,9 miliardi di euro incassati nel 2008 da attività di contrasto agli inadempimenti fiscali, l’attività di accertamento in senso stretto ha portato nelle casse dell’erario 3,7 miliardi di euro, il 28% in più rispetto al 2007” (Corriere della Sera, 23 marzo 2009).
“Dieci miliardi di euro evasi al Fisco scoperti e contestati, 2,8 miliardi recuperati alle casse dello Stato, più di 6 mila verifiche mirate, maggiore attenzione nei controlli ai grandi contribuenti: è questo il bilancio dell’attività antievasione nei primi 8 mesi del 2009 tratteggiato dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera.
Il “bottino” recuperato è aumentato del 47% rispetto allo stesso periodo del 2008, quando erano rientrati nelle casse dello Stato 1,9 miliardi. Aumentate anche le imposte recuperate subito, senza finire in contenzioso con il contribuente: 1,22 miliardi, il 34% in più dell’anno scorso.
Quasi 4 miliardi di euro nascosti all’estero recuperati dalla Guardia di Finanza in otto mesi e mezzo di indagini: residenze fittizie all’estero; movimenti finanziari nei paradisi fiscali; imprese estere non dichiarate. Mille verifiche hanno scoperto il pentolone dell’evasione fiscale oltre confine, e altre 5.000 accertamenti sono già programmati. Le Fiamme Gialle orgogliose mostrano i risultati delle indagini fiscali condotte dal primo gennaio” (La Repubblica, 15 settembre 2009).
“La lotta all’evasione fiscale ha portato risultati migliori rispetto alle previsioni. A novembre le entrate da accertamento ammontano a 7,4 miliardi di euro contro i 7,2 stimati per l’interno 2009. Il direttore dell’Agenzie delle Entrate, Attilio Befera, non esclude di migliorare ancora il risultato: “abbiamo raggiunto un record, sono tutti quattrini in piu’ che portiamo nelle casse dello Stato – ha detto a margine della cerimonia di premiazione dei sei migliori funzionari dell’Agenzia -. Puntiamo ad arrivare a 8 miliardi di euro” (La Repubblica, 10 dicembre 2009).
Garantista e di sinistra: le piace il processo breve? (chiede la giornalista).
“Assolutamente sacrosanto. Il processo breve è una conquista di civiltà. Mi viene da dire a Berlusconi: di’ che tu non ne usufruisci e realizzalo. E’ giusto che una persona che è stata colpita da un avviso di garanzia entro sei anni veda conclusa la sua vicenda giudiziaria. E’ giusto anche per le vittime del reato”.
Direi di partire da qui, dal Ddl di riordino dei servizi pubblici locali, presentato dal centrosinistra nella scorsa legislatura, e che mirava alla “privatizzazione dell’acqua” (formulazione decisamente impropria):
Come avrete notato, tra i firmatari di quella proposta di legge vi erano anche Pier Luigi Bersani e Antonio Di Pietro. Precisamente chi, oggi, grida allo scandalo perché il centrodestra vuole liberalizzare i servizi pubblici locali e “privatizzare l‘acqua“.
Naturalmente, per questa ragione, Bersani e Di Pietro dimostrano di essere soltanto due cialtroni. Due politicanti privi di onestà intellettuale e morale.
Detto questo, vediamo di affrontare la questione più importante: davvero il centrodestra è intenzionato a privatizzare l’acqua?
Ovviamente no! Trattasi di un’assoluta, sesquipedale cazzata.
Il cosiddetto ddl salva-infrazioni, molto più modestamente, ha queste finalità:
“Il progetto governativo firmato da Fitto e Calderoli non prevede alcuna privatizzazione dell’acqua – il che vorrebbe dire, ovviamente, dei sistemi di gestione e distribuzione – e non è in alcun senso rivoluzionario”.
“Quello di cui si discute in Italia è solo se la gestione di acquedotti e reti debba essere lasciata in mano ai monopolisti attuali oppure se essa debba essere affidata tramite gara. Si tratta insomma di vedere se quello che c’è oggi va bene (come sembrano dirci i difensori dello status quo), oppure se non vi siano imprese disposte a farsi avanti per proporre una gestione dell’acqua potabile e delle fognature con standard qualitativi più alti e prezzi inferiori”.
“Lo spirito è quello di introdurre modalità di gestione efficiente di un servizio complesso, che va dalla captazione della risorsa idrica, il suo trasporto e potabilizzazione, e poi lo smaltimento dei reflui”.
“Quello di cui si discute sono le modalità di affidamento della gestione del servizio. Un servizio che costa, è delicato per le implicazioni sanitarie e di sicurezza, e richiede investimenti importanti per mantenere e sviluppare le reti. Oggi, più di un terzo dell’acqua che viene captata dagli acquedotti va perduta, con punte anche di gran lunga superiori alla metà”.
“Per fare tutte queste cose, servono responsabilità ed efficienza. Il sistema delle gare, che viene esteso dal progetto del governo, serve a perseguire questo obiettivo. Rendendo contendibile il mercato, si obbligano le imprese a offrire un servizio migliore. Se invece si assegna il monopolio eterno a una società pubblica, difficilmente si assisterà agli investimenti necessari: più facilmente, assunzioni facili“.
Ciò precisato, va ancora sottolineato qualcosa.
Quando il governo Prodi presentò il ddl sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali, le forze comuniste della sua maggioranza vi si opposero utilizzando proprio il falso argomento della “privatizzazione dell’acqua”:
“Per la ministra Lanzillotta è solo “un equivoco”. Ma è difficile crederle (…). Scompare la moratoria sulla privatizzazione dell’acqua, chiesta a gran voce dai parlamentari del Prc. Il provvedimento, infatti, si limita a escludere da suo campo d’azione le reti e i servizi idrici. Ma l’attuale legislazione permette agli Ato (Ambiti Territoriali Ottimali, a cui spetta il governo delle reti idriche), di privatizzare l’erogazione del prezioso liquido”.
“Il governo ferma i processi di privatizzazione dell’acqua in corso nel paese. La moratoria è stata decisa ieri al termine di un vertice che si è tenuto a palazzo Chigi e al quale hanno partecipato il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, della Solidarietà sociale Paolo Ferrero e degli Affari regionali Linda Lanzillotta, insieme al sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta. Nel corso della riunione è stato anche deciso di dar vita a un comitato dei ministri che avrà il compito di seguire il disegno di legge sulla privatizzazione dei servizi pubblici messo a punto dal ministro Lanzillotta. La richiesta di uno stop alle privatizzazioni era stata avanzata nei giorni scorsi da numerosi esponenti della maggioranza, e sollecitata anche dal ministro dell’Ambiente. «Occorre che il parlamento approvi rapidamente una moratoria per evitare che si acceleri furbescamente con le privatizzazioni», aveva detto Pecoraro Scanio, ricordando che il programma dell’Unione indica chiaramente come l’acqua sia un bene comune e non vada quindi privatizzato. «Anche la gestione deve essere pubblica – aveva proseguito il titolare dell’Ambiente – mentre alcune attività accessorie possono essere date ai privati»”.
Un annetto fa, dava prova di una spregiudicatezza e di un cinismo raccapriccianti, sentenziando:
“Il reato di immigrazione clandestina non esiste in alcun Paese al mondo, nemmeno negli Stati Uniti d’America che pure hanno problemi di immigrazione da sempre”.
Evidentemente, la Finocchiaro pensava di poter coglionare gli italiani, o semplicemente i propri elettori, propinando loro una sesquipedale menzogna.
Si dirà: in fondo tutti i politici mentono. E una frottola, per quanto grossa, la si perdona a chiunque. Senz’altro.
Il problema, però, è che la Finocchiaro mostra di essere recidiva. E di usare la menzogna come strumento abituale di lotta politica.
Qualche giorno fa, infatti, parlando degli effetti che potrebbe avere il ddl che mira ad introdurre il cosiddetto “processo breve”, ha dichiarato:
“Processi come Eternit, Thyssen, Cirio e Parmalat andranno al macero”.
Fortunatamente per il Paese, è falso: se dovesse essere approvato il ddl di cui sopra, i succitati processi seguiterebbero ad essere celebrati, e non sarebbero sottoposti al termine dei sei anni di durata (oltre i quali scatterebbe la prescrizione).
Se questa proposta di legge finalizzata ad introdurre il “processo breve” fosse stata approvata, avrebbe prodotto danni:
“I processi allora in corso sarebbero stati dichiarati prescritti: in primo grado, in appello e in Cassazione. Tutti, anche quelli per i reati di mafia, di terrorismo, di pedofilia, di sequestro di persona, di furto aggravato, di circonvenzione di incapace, di sfruttamento dell’immigrazione clandestina, traffico di rifiuti, sfruttamento della prostituzione minorile, stragi. Invece esclusi dall’attuale testo del Pdl”.
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