
Vincenzo De Luca è il prototipo del politico meridionale di centrosinistra: traffichino, pluri-inquisito, aduso a pratiche clientelari. Niente di ciò che lo riguardi, insomma, rappresenta un unicum; e bene farebbero i dirigenti dell’Italia dei Valori, De Magistris in primis, ad evitare di impancarsi a Torquemada: non hanno titoli per farlo, visto che in Campania il loro partito ha qualche problema – diciamo così – con la Camorra, nel senso che fin troppi dipietristi risultano collusi con la stessa.
Ciò detto, esiste un aspetto del modo di fare politica del Sindaco di Salerno (nonché candidato alla guida della Regione Campania) che non è sufficientemente noto, e che perciò merita di essere analizzato. Per farlo, si può ricorrere all’aiuto dell’ex segretario salernitano della Cgil – che è anche consigliere comunale dell’Idv (e prima lo è stato del Partito democratico) -, Fausto Morrone. Questi, in più circostanze, ha denunciato alle autorità competenti alcuni atti amministrativi compiuti da De Luca. Leggiamo:
“Qualche giorno fa sono stato favorevolmente colpito da una dichiarazione del Sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca. Egli, infatti, celebrando con una delle sue frequenti “inaugurazioni del nulla”, il ravvio di un’opera bloccata, tenne a sottolineare che il Comune, proprio per evitare i continui fallimenti di imprese che rallentano la realizzazione delle infrastrutture cittadine, avrebbe provveduto, in seguito, ad aggiudicare le gare con il meccanismo della proposta economica più vantaggiosa, in alternativa a quello del massimo ribasso”.
“Fui favorevolmente colpito poiché pensai che questa modalità di aggiudicazione (…) sarebbe stata (…) anche un ostacolo significativo alle infiltrazioni camorristiche negli appalti. Com’è noto e com’è rilevabile dalle segnalazioni che ho sempre fatto, quasi in ogni cantiere di opere pubbliche del capoluogo, inspiegabilmente, ci sono presenze non chiare o, addirittura, eccessivamente esplicite in quanto a collusioni con la camorra. Tuttavia, come tutti gli annunci demagogici del Sindaco, anche questo si è immediatamente infranto su una realtà che è del tutto opposta. Infatti, qualche settimana fa è stata aggiudicata la gara per la realizzazione delle strade di accesso al termovalorizzatore che si dovrebbe costruire (…)”.
“Tornando alla gara per la costruzione delle strade di accesso, essa è stata aggiudicata, a quanto è dato sapere (…) alla Società Campania Appalti S.r.l. Come sempre capita con gli appalti del Comune di Salerno, siamo di fronte ad un’impresa che presenta aspetti poco rassicuranti“.
“Essa annovera quali amministratori unici la Sig.ra Apicella Palma ed il Sig. Bianco Carlo. La prima, pare, sia la sorella del più famoso Apicella Dante, condannato per associazione camorristica nel processo Spartacus (…). Il secondo, venticinquenne di Casal di Principe, ha sostituito la Apicella solo nel 2008 ed è portatore di un cognome ricorrente nel processo al clan dei Casalesi (…)”.
“Spero, con questa mia, di aver dato, ancora una volta, un contributo per evitare che la camorra, pur dopo tante recenti sconfitte, possa continuare, indisturbatamente, ad accrescere il proprio patrimonio ed il proprio potere con le risorse pubbliche (…)“, al Presidente della Repubblica, al Ministro degli Interni, al Presidente della Giunta Regionale della Campania, al Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Salerno, al Prefetto della Provincia di Salerno; Fausto Morrone, 18/02/2009.
E’ bene precisare che dopo la denuncia di Morrone, e solo per effetto della stessa, il prefetto di Salerno ha ordinato al Sindaco De Luca di revocare l’appalto concesso alla succitata Società Campania Appalti S.r.l. In relazione a tale vicenda, Morrone ha precisato:
“Non dico sia De Luca a portare la camorra negli affari, assolutamente. Penso che abbia, esattamente come altri poteri locali, un atteggiamento agnostico, non faccia nulla per evitare tali infiltrazioni. Eppure basta poco: io ci arrivo attraverso una banale visura camerale. E’ questa superficialità che crea le condizioni affinché un camorrista dreni soldi pubblici”.
“A Salerno accade che le ditte non debbano neanche sforzarsi troppo a cercare prestanomi, perché si trovano davanti amministratori superficiali e dormienti”.
E’ proprio a causa di questa – chiamiamola – superficialità, che la Camorra a Salerno si è aggiudicata altri appalti: come quello concesso alla società IN.CA. “per la realizzazione di un asse viario di sette chilometri che attraversa Salerno da Nord a Sud”. Anche in questo caso, l’appalto è stato revocato solo grazie alle puntuali denunce di Morrone.
Ancora.
Il Comune di Salerno, non si capisce per quale motivo, ogniqualvolta occorra trasportare cemento nella città, affida tale compito alla società dell’imprenditore Carmine Marinelli. Il quale, tra le tante cose, è coinvolto in inchieste della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ed è sotto processo perché accusato “di aver realizzato pilastri con cemento di scarsa qualità sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria”.
Morrone, ironico, si domanda:
“E’ l’unica ditta di calcestruzzi d’Italia?”.
Non finisce qui.
Altri appalti sono stati concessi dall’amministrazione guidata da Vincenzo De Luca, a società riconducibili a Gennaro e Giovanni Citarella.
Chi siano costoro, ce lo racconta sempre Morrone:
“Il primo è nipote dell’omonimo capoclan ucciso nel 1990. Ed è tra gli indagati, insieme al cugino Giovanni, condannato per tentato omicidio, in un’inchiesta della Dda di Salerno sulla creazione di un cartello di imprese che avrebbero pilotato appalti nella zona”. Insomma: non proprio persone in odore di santità.
Per tutte queste ragioni, conclude Morrone, non è possibile che De Luca, “che non ha impedito infiltrazioni camorristiche nella sua città”, prometta “di liberare la Campania dai Casalesi”.
Sarebbe, aggiungiamo noi, come se una ninfomane (o un uomo affetto da satiriasi) promettesse di non fornicare più.
Ma le denunce rivolte da Morrone all’indirizzo di De Luca, non finiscono mica qui. Interessante, in tal senso, è ad esempio la lettera che Morrone ha inviato a Dario Franceschini, quando ancora militava nel Partito democratico (“Lettera a Dario Franceschini sulla degenerazione del PD nel terriitorio salernitano”). Leggiamone alcuni frammenti:
“Caro Dario,
già durante il mandato del compagno Veltroni ho avuto modo di sottolineargli, reiteratamente e, purtroppo, inutilmente, la degenerazione politica che interessa una parte del nostro partito nel territorio salernitano. La speranza che potesse aprirsi, adesso, una nuova fase, con un impegno nazionale e regionale del partito teso ad imporre un maggiore rigore morale, il rispetto dei nostri valori fondativi e l’interpretazione autentica di essi da parte della nostra classe dirigente a tutti i livelli, sta miseramente naufragando per molti militanti che vedono lo spettacolo politico che si svolge nel secondo capoluogo della Campania (…)”.
“Passo a illustrare nello specifico alcune delle cose – mi riferisco solo a quelle più clamorose – che sono avvenute a Salerno nelle ultime settimane. Ebbi già a sottolineare a Veltroni, all’epoca delle candidature per le elezioni politiche, l’immissione nelle nostre liste di personaggi poco raccomandabili: non è un caso che ci ritroviamo in Parlamento con una decina di pregiudicati nominati dal nostro partito. La stessa cosa sta avvenendo per le elezioni provinciali nelle liste salernitane.
Nel Comune di Baronissi, dove si va alle elezioni anticipate, si confrontano, invece, l’ex Sindaco, in carica per un decennio, e quello che ha guidato l’Amministrazione fino a qualche settimana fa“.
“Moscatiello, l’ex Sindaco – del quale si ventila anche la possibile candidatura alle elezioni provinciali – è sotto processo per concorso esterno in associazione camorristica perché, secondo i Magistrati, avrebbe spalancato le porte degli appalti pubblici ai boss Forte e si sarebbe fatto costruire una villa gratis con la manodopera dello stesso clan. Il Sindaco attuale, Cosimato, mai sfiorato da un sospetto o da una indagine, ha subito per la seconda volta, con il medesimo avversario, il rifiuto del simbolo del P.D.”.
“E’ evidente che, per non incorrere nel paradosso inaccettabile di assegnare il simbolo a Moscatiello, molto vicino a De Luca (Sindaco di Salerno) e a Figliulo (segretario provinciale del P.D.), come intimamente gli ultimi due avrebbero voluto, lo si nega anche a una persona per bène.
C’è da aggiungere, inoltre, che tutte le candidature sono state scelte con il solito protagonismo di De Luca, il quale continua, tra l’altro, ad assegnare pagelle di incandidabilità solo a chiunque non la pensa come lui“.
“Come Iannuzzi sa bene, De Luca è un altro plurinquisito del nostro partito, solo che ha la spudoratezza – con atteggiamenti e linguaggio dai quali traspare solo fanatismo e esaltazione mentale – di parlare frequentemente della amoralità degli altri. Ebbene, questo simbolo della doppiezza e della demagogia – con un processo in corso per associazione a delinquere, concussione e truffa, altre richieste di rinvio a giudizio, ben tre mandati di arresto rigettati dal G.I.P. e duecentocinquanta intercettazioni bruciate, attraverso una decisione del Parlamento (…)”.
Veniamo poi ad una seconda lettera indirizzata a Franceschini (“Seconda lettera a Franceschini sulla posizione di De Luca all’interno del PD”, 18/05/2009):
“(…) Io sono stato tra i suoi antagonisti alle scorse elezioni comunali: ho potuto notare orde di delinquenti che controllavano che i suoi manifesti non venissero coperti e, davanti a un seggio, ho dovuto chiedere l’intervento della DIGOS per essere difeso dagli atteggiamenti minacciosi di personaggi loschi che distribuivano materiale di propaganda nella sua lista“.
“Il partito assiste inerte che parlamentari notoriamente vicini a De Luca facciano iniziative elettorali a sostegno di candidati sotto processo per concorso esterno in associazione camorristica, che le nostre liste accolgano chi ha concesso illegittimamente un alloggio pubblico a un camorrista, e che lo stesso Sindaco non dica una parola rispetto alle reiterate denunce di frequenti infiltrazioni di aziende in odore di camorra negli appalti aggiudicati dal Comune (…)”.
Parole pesanti come pietre.
Prima di concludere vanno aggiunte altre due cose.
La prima, è che Vincenzo De Luca è stato tirato in ballo, in relazione ad una storia di appalti, da un pentito di Camorra. La seconda, è che finanche sua moglie ha problemi giudiziari: è stata rinviata a giudizio, infatti, per abuso d’ufficio e falso, in quanto ha vinto un concorso – bandito dall’Asl Salerno 1 – per divenire “sociologo dirigente“, “attestando, in modo presumibilmente falso, prestazioni di lavoro presso pubbliche amministrazioni”.
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