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Mago Pidiello (il Pd parla ai propri elettori)

mercoledì, 10 marzo 2010

Ammazza, che spot elettorale. Chi lo ha girato, Nanni Moretti?

(continua…)

La Camorra ha fatto affari d’oro con la giunta di Vincenzo De Luca

giovedì, 11 febbraio 2010

Vincenzo De Luca è il prototipo del politico meridionale di centrosinistra: traffichino, pluri-inquisito, aduso a pratiche clientelari. Niente di ciò che lo riguardi, insomma, rappresenta un unicum; e bene farebbero i dirigenti dell’Italia dei Valori, De Magistris in primis, ad evitare di impancarsi a Torquemada: non hanno titoli per farlo, visto che in Campania il loro partito ha qualche problema – diciamo così – con la Camorra, nel senso che fin troppi dipietristi risultano collusi con la stessa.

Ciò detto, esiste un aspetto del modo di fare politica del Sindaco di Salerno (nonché candidato alla guida della Regione Campania) che non è sufficientemente noto, e che perciò merita di essere analizzato. Per farlo, si può ricorrere all’aiuto dell’ex segretario salernitano della Cgil – che è anche consigliere comunale dell’Idv (e prima lo è stato del Partito democratico) -, Fausto Morrone. Questi, in più circostanze, ha denunciato alle autorità competenti alcuni atti amministrativi compiuti da De Luca. Leggiamo:

Qualche giorno fa sono stato favorevolmente colpito da una dichiarazione del Sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca. Egli, infatti, celebrando con una delle sue frequenti “inaugurazioni del nulla”, il ravvio di un’opera bloccata, tenne a sottolineare che il Comune, proprio per evitare i continui fallimenti di imprese che rallentano la realizzazione delle infrastrutture cittadine, avrebbe provveduto, in seguito, ad aggiudicare le gare con il meccanismo della proposta economica più vantaggiosa, in alternativa a quello del massimo ribasso”.

Fui favorevolmente colpito poiché pensai che questa modalità di aggiudicazione (…) sarebbe stata (…) anche un ostacolo significativo alle infiltrazioni camorristiche negli appalti. Com’è noto e com’è rilevabile dalle segnalazioni che ho sempre fatto, quasi in ogni cantiere di opere pubbliche del capoluogo, inspiegabilmente, ci sono presenze non chiare o, addirittura, eccessivamente esplicite in quanto a collusioni con la camorra. Tuttavia, come tutti gli annunci demagogici del Sindaco, anche questo si è immediatamente infranto su una realtà che è del tutto opposta. Infatti, qualche settimana fa è stata aggiudicata la gara per la realizzazione delle strade di accesso al termovalorizzatore che si dovrebbe costruire (…)”.

Tornando alla gara per la costruzione delle strade di accesso, essa è stata aggiudicata, a quanto è dato sapere (…) alla Società Campania Appalti S.r.l. Come sempre capita con gli appalti del Comune di Salerno, siamo di fronte ad un’impresa che presenta aspetti poco rassicuranti“.

Essa annovera quali amministratori unici la Sig.ra Apicella Palma ed il Sig. Bianco Carlo. La prima, pare, sia la sorella del più famoso Apicella Dante, condannato per associazione camorristica nel processo Spartacus (…). Il secondo, venticinquenne di Casal di Principe, ha sostituito la Apicella solo nel 2008 ed è portatore di un cognome ricorrente nel processo al clan dei Casalesi (…)”.

Spero, con questa mia, di aver dato, ancora una volta, un contributo per evitare che la camorra, pur dopo tante recenti sconfitte, possa continuare, indisturbatamente, ad accrescere il proprio patrimonio ed il proprio potere con le risorse pubbliche (…)“, al Presidente della Repubblica, al Ministro degli Interni, al Presidente della Giunta Regionale della Campania, al Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Salerno, al Prefetto della Provincia di Salerno; Fausto Morrone, 18/02/2009.

E’ bene precisare che dopo la denuncia di Morrone, e solo per effetto della stessa, il prefetto di Salerno ha ordinato al Sindaco De Luca di revocare l’appalto concesso alla succitata Società Campania Appalti S.r.l. In relazione a tale vicenda, Morrone ha precisato:

Non dico sia De Luca a portare la camorra negli affari, assolutamente. Penso che abbia, esattamente come altri poteri locali, un atteggiamento agnostico, non faccia nulla per evitare tali infiltrazioni. Eppure basta poco: io ci arrivo attraverso una banale visura camerale. E’ questa superficialità che crea le condizioni affinché un camorrista dreni soldi pubblici”.

Ancora:

A Salerno accade che le ditte non debbano neanche sforzarsi troppo a cercare prestanomi, perché si trovano davanti amministratori superficiali e dormienti”.

E’ proprio a causa di questa – chiamiamola – superficialità, che la Camorra a Salerno si è aggiudicata altri appalti: come quello concesso alla società IN.CA.  “per la realizzazione di un asse viario di sette chilometri che attraversa Salerno da Nord a Sud”. Anche in questo caso, l’appalto è stato revocato solo grazie alle puntuali denunce di Morrone.

Ancora.

Il Comune di Salerno, non si capisce per quale motivo, ogniqualvolta occorra trasportare cemento nella città, affida tale compito alla società dell’imprenditore Carmine Marinelli. Il quale, tra le tante cose, è coinvolto in inchieste della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ed è sotto processo perché accusatodi aver realizzato pilastri con cemento di scarsa qualità sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria”.

Morrone, ironico, si domanda:

E’ l’unica ditta di calcestruzzi d’Italia?”.

Non finisce qui.

Altri appalti sono stati concessi dall’amministrazione guidata da Vincenzo De Luca, a società riconducibili a Gennaro e Giovanni Citarella.

Chi siano costoro, ce lo racconta sempre Morrone:

Il primo è nipote dell’omonimo capoclan ucciso nel 1990. Ed è tra gli indagati, insieme al cugino Giovanni, condannato per tentato omicidio, in un’inchiesta della Dda di Salerno sulla creazione di un cartello di imprese che avrebbero pilotato appalti nella zona”. Insomma: non proprio persone in odore di santità.

Per tutte queste ragioni, conclude Morrone, non è possibile che De Luca, “che non ha impedito infiltrazioni camorristiche nella sua città”, promettadi liberare la Campania dai Casalesi”.

Sarebbe, aggiungiamo noi, come se una ninfomane (o un uomo affetto da satiriasi) promettesse di non fornicare più.

Ma le denunce rivolte da Morrone all’indirizzo di De Luca, non finiscono mica qui. Interessante, in tal senso, è ad esempio la lettera che Morrone ha inviato a Dario Franceschini, quando ancora militava nel Partito democratico (“Lettera a Dario Franceschini sulla degenerazione del PD nel terriitorio salernitano”). Leggiamone alcuni frammenti:

Caro Dario,
già durante il mandato del compagno Veltroni ho avuto modo di sottolineargli, reiteratamente e, purtroppo, inutilmente, la degenerazione politica che interessa una parte del nostro partito nel territorio salernitano. La speranza che potesse aprirsi, adesso, una nuova fase, con un impegno nazionale e regionale del partito teso ad imporre un maggiore rigore morale, il rispetto dei nostri valori fondativi e l’interpretazione autentica di essi da parte della nostra classe dirigente a tutti i livelli, sta miseramente naufragando per molti militanti che vedono lo spettacolo politico che si svolge nel secondo capoluogo della Campania (…)
”.

Passo a illustrare nello specifico alcune delle cose – mi riferisco solo a quelle più clamorose – che sono avvenute a Salerno nelle ultime settimane. Ebbi già a sottolineare a Veltroni, all’epoca delle candidature per le elezioni politiche, l’immissione nelle nostre liste di personaggi poco raccomandabili: non è un caso che ci ritroviamo in Parlamento con una decina di pregiudicati nominati dal nostro partito. La stessa cosa sta avvenendo per le elezioni provinciali nelle liste salernitane.
Nel Comune di Baronissi, dove si va alle elezioni anticipate, si confrontano, invece, l’ex Sindaco, in carica per un decennio, e quello che ha guidato l’Amministrazione fino a qualche settimana fa
“.

Moscatiello, l’ex Sindaco – del quale si ventila anche la possibile candidatura alle elezioni provinciali – è sotto processo per concorso esterno in associazione camorristica perché, secondo i Magistrati, avrebbe spalancato le porte degli appalti pubblici ai boss Forte e si sarebbe fatto costruire una villa gratis con la manodopera dello stesso clan. Il Sindaco attuale, Cosimato, mai sfiorato da un sospetto o da una indagine, ha subito per la seconda volta, con il medesimo avversario, il rifiuto del simbolo del P.D.”.

E’ evidente che, per non incorrere nel paradosso inaccettabile di assegnare il simbolo a Moscatiello, molto vicino a De Luca (Sindaco di Salerno) e a Figliulo (segretario provinciale del P.D.), come intimamente gli ultimi due avrebbero voluto, lo si nega anche a una persona per bène.
C’è da aggiungere, inoltre, che tutte le candidature sono state scelte con il solito protagonismo di De Luca, il quale continua, tra l’altro, ad assegnare pagelle di incandidabilità solo a chiunque non la pensa come lui
“.

Come Iannuzzi sa bene, De Luca è un altro plurinquisito del nostro partito, solo che ha la spudoratezza – con atteggiamenti e linguaggio dai quali traspare solo fanatismo e esaltazione mentale – di parlare frequentemente della amoralità degli altri. Ebbene, questo simbolo della doppiezza e della demagogia – con un processo in corso per associazione a delinquere, concussione e truffa, altre richieste di rinvio a giudizio, ben tre mandati di arresto rigettati dal G.I.P. e duecentocinquanta intercettazioni bruciate, attraverso una decisione del Parlamento (…)”.

Veniamo poi ad una seconda lettera indirizzata a Franceschini (“Seconda lettera a Franceschini sulla posizione di De Luca all’interno del PD”, 18/05/2009):

(…) Io sono stato tra i suoi antagonisti alle scorse elezioni comunali: ho potuto notare orde di delinquenti che controllavano che i suoi manifesti non venissero coperti e, davanti a un seggio, ho dovuto chiedere l’intervento della DIGOS per essere difeso dagli atteggiamenti minacciosi di personaggi loschi che distribuivano materiale di propaganda nella sua lista“.

Il partito assiste inerte che parlamentari notoriamente vicini a De Luca facciano iniziative elettorali a sostegno di candidati sotto processo per concorso esterno in associazione camorristica, che le nostre liste accolgano chi ha concesso illegittimamente un alloggio pubblico a un camorrista, e che lo stesso Sindaco non dica una parola rispetto alle reiterate denunce di frequenti infiltrazioni di aziende in odore di camorra negli appalti aggiudicati dal Comune (…)”.

Parole pesanti come pietre.

Prima di concludere vanno aggiunte altre due cose.

La prima, è che Vincenzo De Luca è stato tirato in ballo, in relazione ad una storia di appalti, da un pentito di Camorra. La seconda, è che finanche sua moglie ha problemi giudiziari: è stata rinviata a giudizio, infatti, per abuso d’ufficio e falso, in quanto ha vinto un concorso – bandito dall’Asl Salerno 1 – per diveniresociologo dirigente“, “attestando, in modo presumibilmente falso, prestazioni di lavoro presso pubbliche amministrazioni”.

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Sales (Pd): “De Luca è un leghista-stalinista, un satrapo di provincia che gestisce un sistema di potere, per il Pd una scelta catastrofica”

giovedì, 4 febbraio 2010

Come noto, il Pd ha deciso di candidare alla guida della Regione Campania Vincenzo De Luca. Un uomo, come dire, con qualche problemino giudiziario: sul groppone, infatti, gli sono piovute tre richieste d’arresto, e in più è stato rinviato a giudizio per falso e truffa. Nonostante questo, Bersani ha deciso di candidarlo. E la cosa ha fatto storcere il naso a molti esponenti del partito.

E’ il caso, ad esempio, di Isaia Sales: già parlamentare del Pci e poi del Pds, nonché consigliere economico di Antonio Bassolino. Intervistato da il Fatto quotidiano e dal Corriere del Mezzogiorno, Sales ne ha dette di tutti i colori all’indirizzo di De Luca (l‘intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno è stata pubblicata ieri a pagina 3, in un articolo firmato da Ro. Ru.):

La scelta Di De Luca è catastrofica. Significa la fine del Partito democratico”, ha dichiarato al Corriere del Mezzogiorno.

Candidare De Luca è come volersi alleare con i cattolici e inserire nel programma l’abolizione della messa. Nel suo caso siamo di fronte ad un misto di stalinismo e leghismo”.

Se De Luca viene scelto per marcare la discontinuità con il sistema di potere bassoliniano allora abbiamo preso tutti un abbaglio. Si vada a vedere davvero quali sono i criteri con cui amministra Salerno, quali e quanti fedelissimi ha piazzato nei posti chiave delle istituzioni locali”.

A questo punto, Sales lancia accuse pesanti:

Il 60% dei componenti il direttivo provinciale del Pd di Salerno è formato da membri delle società miste che hanno ottenuto gli incarichi grazie a lui. Persone vicine a De Luca sono stati assunti (sic, ndr) nelle società miste. Vogliamo parlare della Sanità? Allora proviamo a vedere quanti primari ha fatto nominare. La verità è che la città di Salerno vive in un cono d’ombra e i media non hanno mai acceso i riflettori su come viene gestito il potere”.

Così come non posso dimenticare le tante volte che il primo cittadino di Salerno ha cambiato opinione anche su questioni importanti”.

Sui rifiuti, ad esempio. Prima protestava contro gli inceneritori, poi ha cavalcato l’onda del termovalorizzatore candidandosi a costruirlo nella sua città; ora ha cambiato di nuovo idea. Tutto questo per mero calcolo elettorale. E poi ci sono le questioni giudiziarie aperte con la storia delle intercettazioni inutilizzabili per il processo”.

Perché ritiene sia importante ascoltarle? (chiede il giornalista).

Perché offrono pienamente il quadro sul modo di amministrare il potere da parte di De Luca, sui suoi rapporti con Lettieri”.

A proposito delle intercettazioni che riguardano il processo a carico di De Luca, Sales è stato più chiaro nell’intervista rilasciata a il Fatto quotidiano:

(…) Ha goduto del privilegio di ottenere dal Parlamento la distruzione delle intercettazioni che lo riguardano (…). Se, come De Luca dice, non ci sono problemi perché lui ha difeso il lavoro di centinaia di operai, allora metta in rete quelle telefonate. Chi le ha sentite parla di contenuti che descrivono un sistema di potere impressionante”.

De Luca è il politico campano più in sintonia con la concezione della politica come gestione del potere, al suo confronto Bassolino è un dilettante. La verità è che il gruppo dirigente nazionale del Pd in nome dell’antibassolinismo ha alimentato e fatto crescere in Campania una serie di satrapi di provincia. Ne ha armato la mano e ora non sono in grado di fermarli. Nella concezione del vertice del Pd, il territorio serve solo per sostenere il centro. Chi gestisce un sistema di potere territoriale può fare quello che vuole. Salerno conta 140mila abitanti ed è in grado di condizionare la politica nazionale del Pd, un partito che si sta sgretolando sotto la spinta dei potentati locali”.

Parole come pietre.

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Fiducia in Berlusconi al 61%. Pdl al 38%, Pd al 27,5%

mercoledì, 3 febbraio 2010

(continua…)

In Campania il Pd candida Vincenzo De Luca

sabato, 30 gennaio 2010

Vincenzo De Luca

A quanto pare il Pd ha deciso di candidare l’attuale sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, alla Presidenza della Regione Campania.

Una scelta incomprensibile.

Sul capo di De Luca, infatti, in passato sono piovute tre richieste d’arresto. E, come se non bastasse, è stato rinviato a giudizio per truffa e falso.

Un candidato migliore non c’era?

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La scelta perdente del Pd

giovedì, 14 gennaio 2010

Massimo D'Alema gioca a tennis foto

Un Pd spostato più a sinistra e dal profilo decisamente più laico, onde intercettare meglio il voto degli elettori progressisti; alleato con una forza di centro, l’Udc, cui si demanda il compito esclusivo di raccogliere i suffragi degli elettori moderati: questo, il “piano” di D’Alema, che dovrebbe preludere alla nascita di un nuovo centro-sinistra.

Un progetto miope e che rivela timori, in verità; quello, soprattutto, di non essere in grado di interloquire con settori rilevanti della società: “ceto medio”, “partite Iva”, piccoli imprenditori; un “universo”, insomma, che si dichiara di non volere – o di non essere capaci di – rappresentare, e perciò si chiede a terzi di farlo.

Una dichiarazione d’impotenza, da parte dei vertici del Pd; e, allo stesso tempo, l’ammissione di non essere in grado di decifrare i tempi.

Viviamo in un’epoca massimamente contrassegnata da identità politiche “ibride”, meticcie; un’epoca che spinge verso l’omogeneità i profili ideologici e programmatici dei partiti.

Destra e sinistra, naturalmente, non sono categorie del passato: sono vive e vegete. E, tuttavia, oggi si assomigliano; sono molto più simili, in Europa e nel mondo, di quanto non fossero venti o trent’anni fa.

Tutto ciò non è un male, anzi: è cosa utile e positiva per i cittadini. E’ il portato, potremmo dire, di un certo tipo di “darwinismo”, che ha spinto i partiti a bandire – nel tempo – certe posizioni, perché vetuste, e a sostituirle con altre. Questo spiega, ad esempio, perché la più parte delle sinistre europee non sia più ostile al mercato (un tempo difeso soltanto dalla destra); e, allo stesso modo, perché la più parte delle destre europee abbia fatto propria la bandiera dei “diritti civili” (un tempo difesi unicamente dalla sinistra).

In Italia le cose vanno un po’ diversamente, in verità: la destra non apre ai diritti civili, la sinistra non apre al mercato. E, tuttavia, la prima – lo dimostra l’operato dell’esecutivo in carica – ha scelto di “riposizionarsi”, come direbbero gli analisti, onde apparire meno “liberista” e più “sociale” d‘un tempo (“social card“, “carta famiglie“ ecc. ecc.). Insomma: la coalizione berlusconiana, e per il sottoscritto è un male, ha scelto di “vestire i panni” del centrosinistra moderato, in politica economica; anche se ha continuato a fare la destra, propriamente detta, sulle “questioni sicuritarie” (reato d‘immigrazione clandestina, pacchetto sicurezza, decreto anti-stupri ecc. ecc.).

Rispetto a questo “riposizionamento” del centrodestra italiano – molto apprezzato dagli elettori, a giudicare da tutti i sondaggi – la scelta dei vertici del Pd di abbandonare la linea del “Lingotto”, appare priva di senso e logica.

Se la destra non fa la destra in politica economica, lascia insoddisfatta una parte della “domanda elettorale”. E questo, giocoforza, dovrebbe avvantaggiare la controparte, cioè la sinistra. Che, però, sceglie di non sfruttare l’assist e di spostarsi ancora più a sinistra.

Un nonsenso.

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Silvio e il Pdl sempre più su (l’Idv in forte calo rispetto alle Europee)

giovedì, 14 gennaio 2010

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Puglia, rischio scissione in casa Pd

domenica, 10 gennaio 2010

Nichi Vendola e Pier Luigi Bersani foto

C’è maretta nel Pd pugliese.

Molti dirigenti del partito schierati a favore di Nichi Vendola mugugnano: vorrebbero poter scegliere il candidato alla Presidenza della Regione mediante primarie. Bersani, però, vi si oppone: dal cilindro ha già tirato fuori il nome di Francesco Boccia, per far contento Casini, e non intende fare marcia indietro.

Per tale ragione, gli scontenti – un composito arcipelago che include i franceschiniani, una parte dei bersaniani e dei mariniani, e i supporter di Michele Emiliano – minacciano la scissione: o il partito accetta che il candidato venga scelto dal “popolo dei gazebo”, o essi daranno vita alla lista scissionista “Democratici per Vendola” e sosterranno la candidatura del Governatore uscente.

Fabiano Amati, attuale assessore regionale pidino alle Opere Pubbliche:

Sarà chi assumerà la decisione di candidare Boccia senza le primarie a scindersi dal Pd”.

Alberto Losacco, luogotenente pugliese di Franceschini:

E’ paradossale che non vogliano le primarie proprio quelli che hanno vinto sull’idea del partito solido. Che paura hanno? Se il partito è solido, vincerà Boccia”.

Anche perché:

Se non si fanno le primarie, previste dal nostro statuto, si creerà uno strappo democratico ed è chiaro che qualcuno potrà sentirsi legittimato a fare una lista per Vendola”.

Lo stesso Dario Franceschini, via Twitter, ha dichiarato:

Le primarie sono una regola fondativa e irrinunciabile del Pd: anche per i candidati a Presidente di Regione“.

Nel frattempo, e per correre ai ripari, Nichi Vendola sta cercando di ottenere – alla chetichella – una “legge ad partitum” che cancelli l’attuale soglia di sbarramento prevista dalla legge elettorale pugliese, altrimenti il suo movimento, “Sinistra, Ecologia e Libertà”, non riuscirà ad eleggere nemmeno un consigliere regionale.

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Binetti dice no alla Bonino

venerdì, 8 gennaio 2010

La possibilità che il Pd appoggi la candidatura della Bonino alla guida della Regione Lazio, non va giù alla senatrice Binetti. Che arriva a minacciare (o a promettere, a seconda dei punti di vista):

Un sostegno del Pd alla candidatura di Emma Bonino sicuramente sarebbe per me una ragione forte per andare via“.

‘La leader radicale ha condotto battaglie sull’aborto, sulle coppie di fatto, con disegni di legge sull’eutanasia: come può un elettorato cattolico sostenere una linea di questo tipo?”.

Ed è proprio la questione del voto cattolico, che spinge l’esponente teodem a formulare questa valutazione:

Ci sarebbe una vera e propria emorragia: pensiamo davvero che la componente popolare, ad esempio, potrebbe mai far accettare al proprio elettorato la candidatura di un personaggio dal profilo senza dubbio internazionale, forte, ma anche così scolpito da essere in antitesi con tutta una serie di valori?”.

E ancora:

Io non la voto, perché non posso votare una scelta culturale che contraddice alla radice tutte le posizioni che sostengo e in cui credo. Non importa se lascio il Pd, perché a questo punto è il Partito Democratico che ha lasciato una parte dei suoi elettori. E’ lui che li ha lasciati per strada. Una scelta di questo tipo non giustifica la sintesi cattolici-Ds, non è il partito che tutti abbiamo voluto”.

Grossomodo quanto ha dichiarato Dorina Bianchi, qualche mese fa, lasciando il partito:

Mi spiace, ma nonostante le dichiarazioni, nel Pd il confronto non c’è e la linea è già tracciata, in senso laico e individualista. Le posizioni cattoliche sono destinate a soccombere, chi le porta avanti o rinuncia a incidere o viene attaccato e considerato un estraneo. Il fatto che il segretario non mi abbia nemmeno chiamata indica che l’uscita dei cattolici non è poi così dolorosa, ma è il risultato naturale di una virata di natura politica, legittima, ma che non posso condividere”.

Prima è uscito Rutelli; poi Cacciari; poi Calearo; poi Dorina Bianchi.

Di questo passo, il Pd tornerà ad essere il Pds.

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