Archivi per la categoria ‘Popolo della Libertà’

Centrodestra al 46%, centrosinistra al 41%

lunedì, 26 luglio 2010

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Berlusconi e Pdl in calo. L’eventuale partito di Fini al 10/12%

mercoledì, 21 luglio 2010

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Prudenza (e rassegnazione)

lunedì, 5 luglio 2010

Aldo Brancher, alla fine, s’è dimesso: ne siamo tutti contenti, quantunque Berlusconi e il suo esecutivo escano da questa vicenda con le ossa rotte; il gradimento in picchiata; e una figura barbina in più.

L’improvvisazione seguita ad essere la direttrice di marcia di Silvio: in assenza di un progetto di governo chiaro ed univoco, e di un’opposizione politico-parlamentare costruttiva e che lo incalzi ed induca ad operare al meglio, egli si balocca con esercizi autolesionistici; mostrando, tra l’altro, un certo qual talento e sfatando la leggenda che vorrebbe solo i capi della sinistra italica indulgere in pratiche masochistiche. Non è così: ci si fa male da soli anche a destra.

A tal punto, che in queste ore si rincorrono finanche voci che accreditano l’ipotesi di un redde rationem all’interno del Pdl, finalizzato a rompere – e per sempre – con i finiani. Cosa, questa, che non avrebbe utilità alcuna per il Premier (né per la coalizione che dirige); ed anzi, servirebbe solo a pensionare anzitempo il suo esecutivo, aprendo le porte ad un governo di “salvezza nazionale” al cui interno – necessariamente – vi sarebbero anche la sinistra e l’Udc. Peggio di così, per Silvietto nostro, non potrebbe finire. Eppure, nel suo partito c’è chi aizza gli animi, e invece di vestire i panni del pompiere e stemperare il clima di conflittualità con la pattuglia finiana, si adopera perché con questa si arrivi ad una rottura definitiva; che, inevitabilmente, dischiuderebbe lo scenario nefasto appena descritto.

Talché, la domanda non può che essere questa: chi sta davvero dalla parte di Silvio, in questo momento; e chi, anche tra i suoi fedelissimi, invece, lavora per giubilarlo (fornendogli, magari, anche cattivi consigli e dannosi)?

La risposta non può che partire da qui: in questo istante, nel Popolo della Libertà, esistono 22 correnti (dicasi 22). Esse sono la prova del fatto che nel partito abbiano preso avvio – e da tempo – le manovre per il dopo-Berlusconi; e che, probabilmente, questa fase non sia più considerata lontana da venire. Se qualcuno è convinto di questo, è probabile lavori anche per cercarsi un nuovo capo, le cui ambizioni servire fin da ora: magari con atti che lo aiutino a prendere – e più rapidamente – il posto del Premier. In politica, d’altra parte, la fedeltà e la lealtà non esistono; e di puttani e traditori se ne incontrano a bizzeffe. Per questo motivo è ragionevole ipotizzare che in questo momento finanche alcuni “pretoriani berlusconiani” stiano tramando per defenestrare Silvio.

D‘altro canto, e a supporto di quanto detto, giova anche ricordare che nei momenti in cui i rapporti tra Berlusconi e Fini sono stati più tesi, ben pochi ministri (ex Forza Italia) hanno attaccato l’ex leader di An per prendere le difese del Premier. Ed anzi, a voler essere più precisi, la maggioranza di essi ha semplicemente taciuto; evitando di schierarsi con uno dei due. A buon intenditor, poche parole.

La Lega, poi, in questa fase si mostra molto ambigua. Basti pensare all’atteggiamento che ha avuto nella vicenda di Brancher.

Prima che ne fosse ufficializzata la nomina a ministro, come ha raccontato Calderoli, Bossi & C. erano entusiasti della sua promozione al punto da averla festeggiata con un brindisi. Quando la stessa è divenuta ufficiale, e si è scoperto celava un intento discutibile, però, da via Bellerio sono subito partite le prese di distanza; che hanno messo il Premier in grave imbarazzo ed in cattiva luce presso l‘opinione pubblica.

A voler essere maliziosi, il comportamento del Carroccio si spiega più – e meglio – con la volontà di tendere un tranello a Berlusconi, che non con la scelta opportunistica di dissociarsi da un‘operazione divenuta poco limpida. Nel senso che magari Bossi e i suoi avevano dato il proprio benestare alla nomina di Brancher, sol perché sapevano che la richiesta che questi avrebbe avanzato di avvalersi del “legittimo impedimento” si sarebbe trasformata in un boomerang contro Berlusconi. D’altro canto, è difficile immaginare che Bossi non fosse a conoscenza della vera ragione della promozione del berlusconiano. Non è credibile.

Ancora.

Alcuni emendamenti presentati e poi ritirati dal tremontiano Antonio Azzolini – segnatamente quello destinato a subordinare l’accesso al rapporto di quiescenza al versamento di 40 anni di contributi, e quello finalizzato a tagliare la tredicesima agli agenti delle Forze dell’Ordine – puzzavano di tranello lontano un miglio. A che scopo presentare misure così tanto impopolari, e che per questo mai sarebbero state approvate, se non per danneggiare l’immagine del Premier onde indebolirlo ulteriormente?

Allo stesso modo, le lamentazioni di Roberto Formigoni contro i tagli della Finanziaria hanno tenuto banco su tutti i quotidiani per quindici – e passa – giorni. Ad un certo punto sembrava che il Celeste fosse divenuto il nuovo leader del centrosinistra, per quanto aspramente contestava la manovra economica. Siam sicuri che i suoi rilievi avessero come scopo solo quello di tutelare le ragioni della Lombardia? Anche in questo caso: difficile da credere.

Per questo dico, attenzione e prudenza: se Berlusconi pensa che per tirarsi fuori dall’angolo sia sufficiente rompere con Fini, s’illude.

Molti altri lavorano contro di lui: dentro e fuori il Pdl.

Sta semplicemente finendo un‘epoca: la sua.

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Camelot Destra

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Giù la fiducia in Berlusconi e nel governo (effetto Brancher). E Di Pietro precipita al 5% (causa indagine per truffa)

martedì, 29 giugno 2010

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Manca un progetto organico

venerdì, 25 giugno 2010

Sono ancora febbricitante; siate clementi.

Il governo da mesi pare aver perso smalto e mordente: netta è la sensazione ch’esso campi alla giornata; che non abbia una direttrice di marcia ben precisa; che l’improvvisazione, troppe volte, sia la sola bussola che ne orienta il cammino; essendo privo, questo sembra, di un disegno politico chiaro e univoco che ne informi e condizioni quotidianamente l‘operato, evitandogli sbandamenti e deviazioni dal programma.

C’è stanchezza, tra le fila del governo. C’è stanchezza anche in Berlusconi; e sfiducia.

Sfiducia in se stesso, innanzitutto, e nella possibilità di esercitare una compiuta leadership sulla coalizione e l’esecutivo che guida. A volte, questa è l’impressione che dà, Berlusconi pare consapevole d’essere null’altro che lo speaker di altri: ché altri comandano; e a lui non resta che obbedire. E ciò lo manda in bestia.

Ma tant’è: ha deciso d’assecondare i desiderata di Bossi, onde garantirsene l’incondizionata lealtà? E ora ne paga appieno le conseguenze: la politica economica del suo esecutivo è interamente funzionale alle richieste e all’impostazione politico-culturale della Lega; e, per tale motivo, è altamente probabile il programma con cui il PdL si è presentato agli elettori venga disatteso in nove punti su dieci, a fine legislatura. Niente abolizione delle “aliquote di Visco”; niente riduzione della pressione fiscale; niente abolizione delle Province; niente introduzione del quoziente famigliare; niente liberalizzazione dei servizi pubblici locali (se si eccettua l’acqua); niente abolizione del valore legale del titolo di studi.

La Lega impartisce ordini; Tremonti li esegue; Berlusconi li subisce.

E qui veniamo al punto.

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Stabili Pdl e governo. L’Idv precipita al 5,5%

martedì, 22 giugno 2010

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Sondaggio: Berlusconi e il PdL riprendono quota. L’Idv perde un punto e mezzo (per effetto delle “case della cricca“)

mercoledì, 9 giugno 2010

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Primi effetti della manovra Tremonti-Bossi: la Lega perde lo 0,5% e la fiducia in Berlusconi cala di 2 punti

martedì, 1 giugno 2010

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Il PdL abbandona il liberismo e abbraccia il socialismo di Tremonti? E precipita al 32,5%

mercoledì, 26 maggio 2010

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Il berlusconismo e il centrodestra sono morti

lunedì, 24 maggio 2010

Che lo schieramento berlusconiano avesse poco o nulla a che vedere con una coalizione di centrodestra, propriamente detta, era un fatto noto. Che nel Pdl, da tempo, fosse in atto una tendenza al “riposizionamento” onde presentarsi agli elettori non più come partito liberal-conservatore, ma come forza politica di centro, se non addirittura di centrosinistra moderato, era altrettanto risaputo. Ma che la “falange” berlusconiana potesse arrivare addirittura a redigere una manovra economica inserendo al suo interno norme mutuate da Visco e Padoa Schioppa, questo no: non l’avremmo mai potuto immaginare; sicché, apprendendo ch’essa s’appresta a varare misure quali la “tracciabilità dei pagamenti” – contro cui si era schierata nella precedente legislatura, sostenendo integrasse un provvedimento da “Stato di Polizia tributaria” – non sappiamo se ridere o piangere; se pregare o sacramentare.

È la fine di un’era, questo è poco ma sicuro: la fine del berlusconismo inteso come suggestione liberista, come anelito antistatalista, come volontà – per lo più espressa a chiacchiere – di ridimensionare il Leviatano e le sue pretese, onde mettere al centro della Politica il cittadino e i suoi diritti naturali; è la fine della rupture.

Ma è anche la fine del centrodestra.

Che senso ha continuare a definire quale liberal-conservatrice la coalizione formata dal PdL e la Lega, se essa non fa altro che ripudiare, stigmatizzare ed avversare in ogni modo il mercato e l’iniziativa privata? Che senso ha continuare a prendersi per il culo, e a non dirsi in faccia la cruda verità: la coalizione berlusconiana è null’altro che un’aggregazione di forze moderate di centrosinistra, che si distingue dall’altro centrosinistra esclusivamente per le posizioni vandeane e codine (ovvero: cripto fasciste) che esprime in relazione alle questioni “eticamente sensibili” e ai temi legati all‘immigrazione. Punto.

È triste, ma è così.

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