Articoli marcati con tag ‘Anna Finocchiaro’

Paolo Cento: “Il processo breve è una conquista di civiltà”

domenica, 29 novembre 2009

Al sottoscritto, il cosiddetto processo breve non piace.

A sinistra, invece, checché ne dicano in pubblico, lo adorano. Prova ne sia il fatto che tanto nel 2004 quanto nel 2006, i Ds hanno presentato una proposta di legge per introdurlo. A ciò, si aggiunga quanto ha dichiarato Paolo Cento a Barbara Romano, su Libero:

Garantista e di sinistra: le piace il processo breve? (chiede la giornalista).

Assolutamente sacrosanto. Il processo breve è una conquista di civiltà. Mi viene da dire a Berlusconi: di’ che tu non ne usufruisci e realizzalo. E’ giusto che una persona che è stata colpita da un avviso di garanzia entro sei anni veda conclusa la sua vicenda giudiziaria. E’ giusto anche per le vittime del reato”.

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Alfano: con il processo breve prescritto l’1% dei processi

giovedì, 19 novembre 2009

Se il ddl a firma Gasparri-Quagliariello dovesse divenire legge, secondo il ministro della Giustizia, Angelino Alfano:

Si può stimare cha nella forma ad oggi presentata al Senatoprovocherebbela prescrizione di circa l’1 per cento del totale dei processi pendenti oggi in Italia, senza calcolare naturalmente l’incidenza delle assoluzioni”.

Per questo, il titolare di via Arenula ha sottolineato che:

Sorprende non poco che siano state formulate previsioni catastrofiche”.

Si può desumere un impatto molto meno traumatico di quanto da più parti, in modo enfatico e intempestivo, è stato prospettato”.

Come governo, tuttavia, riteniamo che 6 anni per un processo penale più le indagini, cioè circa 8 anni, sia un tempo sufficiente per tenere un cittadino sotto la giurisdizione dello Stato”.

Altro accadrebbe, invece, se il centrodestra riproponesse il ddl presentato nel 2006 dalla Finocchiaro.

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Il ddl Finocchiaro avrebbe cancellato i maxiprocessi per mafia e camorra

lunedì, 16 novembre 2009

Ddl Gasparri e Ddl Finocchiaro

Ddl Gasparri e Ddl Finocchiaro

Allora, oggi ritorniamo a parlare del ddl Finocchiaro sul processo breve. E lo facciamo con l’ausilio di due schede elaborate da Libero, che mostrano – in modo quanto mai chiaro – quali sarebbero stati gli effetti del succitato ddl, qualora fosse divenuto legge della Repubblica.

Come è agevole verificare, se la proposta di legge firmata dal capogruppo al Senato del Partito democratico fosse stata approvata, sarebbero stati cancellati, da un giorno all’altro, molti importanti processi. Li ha enumerati Franco Bechis:

“Se il ddl Finocchiaro fosse entrato in vigore sarebbe stato dichiarato estinto il processo per l’omicidio Fortugno che aveva già superato i termini massimi, quello per l’omicidio di Cogne (salvando Annamaria Franzoni), il maxi processo alla camorra (quello con imputato Francesco Schiavone detto Sandokan, capo del clan dei casalesi), altri processi alla camorra (compresi quelli raccontati in Gomorra da Roberto Saviano), quello dell’efferato omicidio del piccolo Di Matteo, figlio di un pentito di mafia il cui corpo è stato sciolto nell’acido, quello del Grande mandamento che vedeva imputati i boss mafiosi Bernardo Provenzano e Salvatore lo Piccolo, quelli sulle scalate ad Antonveneta e Bnl (furbetti del quartierino)”.

Accanto a questi, sarebbero stati cancellati i processi Cirio, Parmalat, Eternit e Thyssen, così come quelli a carico di Berlusconi.

Valutazioni, quelle appena esposte, condivise dal docente di procedura penale all’Università Tor Vergata di Roma, Gustavo Pansini. Che, intervistato da Il Giornale, ha messo a confronto il ddl presentato dal centrodestra con quello sottoscritto nel 2006 dalla Finocchiaro:

Sono diversi, ma a sfavore di quello della Finocchiaro. L’idea base è infatti la stessa, fissare un tetto massimo per le varie fasi del processo ma c’è un aspetto grave in quello della sinistra: la prescrizione dei processi che superano i 6 anni nei 3 gradi di giudizio si applica a tutti i procedimenti, per qualsiasi tipo di reato”.

Se il ddl fosse diventato legge, dunque, ci sarebbe stata la cancellazione di moltissimi processi anche per reati gravissimi, come mafia, terrorismo, strage”.

Ma la Finocchiaro dice che in quel ddl si prevedeva che dalla notizia di reato alla sentenza di primo grado potessero trascorrere 6 anni (fa notare il giornalista).

Però, dimentica di precisare che mentre il progetto Gasparri-Quagliariello-Bricolo non fissa nessun termine per le indagini preliminari, quello a sua firma lo prevedeva: 2 anni fino al provvedimento con cui il pm esercita l’azione penale”.

Vuol dire che molti processi si sarebbero prescritti già nella fase delle indagini preliminari, prima ancora di arrivare al dibattimento. Dunque, il progetto della sinistra era molto più lassista di quello del centrodestra. Per fare un esempio, l’omicidio di Simonetta Cesaroni sarebbe già prescritto, come tanti altri”.

E per l’applicazione ai processi in corso?

Anche qui le nuove regole avrebbero interessato un numero di processi ben maggiore di quelli previsti dal “processo breve” del Pdl. Non si è molto espliciti, ma si dice che per i processi in corso si applicano le disposizioni “previgenti, se più favorevoli all’imputato”. In caso contrario, si applicano a qualsiasi tipo di processo. Non ci sono limitazioni a quelli di primo grado, per gli incensurati e per reati inferiori ai 10 anni di pena come stabilisce, invece, la proposta Pdl. Anche qui, effetto devastante”.

Detto questo, voglio aggiungere solo un commento.

Il sottoscritto, ha molte perplessità sul ddl relativo al “processo breve“ presentato dal centrodestra. E tuttavia, non tollera che a sinistra, qualcuno – la Finocchiaro in primis – osi alzare il ditino censorio. Non lo tollera.

E il perché, credo di averlo spiegato con questo (e quest’altro) post: quali titoli morali ha la Finocchiaro per contestare il ddl Gasparri-Quagliariello, visto che nel 2006 ha presentato una proposta di legge che, se fosse stata approvata, avrebbe cancellato finanche i maxi processi per mafia e camorra?

Quali?

Nessuno, evidentemente.

Meglio farebbe, dunque, a tacere.

P.S.: il blog è stato irraggiungibile per più di due ore. Ne ignoro la ragione.

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La Finocchiaro sia seria e smetta di mentire sul processo breve

domenica, 15 novembre 2009

Un annetto fa, dava prova di una spregiudicatezza e di un cinismo raccapriccianti, sentenziando:

Il reato di immigrazione clandestina non esiste in alcun Paese al mondo, nemmeno negli Stati Uniti d’America che pure hanno problemi di immigrazione da sempre”.

Come noto, invece, il reato d’immigrazione clandestina esiste negli Usa, così come in Germania (dov’è stato introdotto dai socialisti), nel Regno Unito, in Francia, in Belgio, in Olanda, in Svizzera e finanche nella Città del Vaticano.

Evidentemente, la Finocchiaro pensava di poter coglionare gli italiani, o semplicemente i propri elettori, propinando loro una sesquipedale menzogna.

Si dirà: in fondo tutti i politici mentono. E una frottola, per quanto grossa, la si perdona a chiunque. Senz’altro.

Il problema, però, è che la Finocchiaro mostra di essere recidiva. E di usare la menzogna come strumento abituale di lotta politica.

Qualche giorno fa, infatti, parlando degli effetti che potrebbe avere il ddl che mira ad introdurre il cosiddetto “processo breve”, ha dichiarato:

Processi come Eternit, Thyssen, Cirio e Parmalat andranno al macero”.

Fortunatamente per il Paese, è falso: se dovesse essere approvato il ddl di cui sopra, i succitati processi seguiterebbero ad essere celebrati, e non sarebbero sottoposti al termine dei sei anni di durata (oltre i quali scatterebbe la prescrizione).

La Finocchiaro, dunque, ha mentito nuovamente.

Come se non bastasse, poi, si è scoperta un’altra cosa. E cioè che la capogruppo al Senato del Partito democratico, nel luglio 2006, presentò una proposta di legge del tutto analoga a quella oggi formulata dal centrodestra.

Di più.

Mentre il disegno di legge che porta la firma di Gasparri e Quagliariello, stabilisce che debbano durare sei anni solo i processi a carico degli incensurati, e sempreché siano istruiti per giudicare “reati di non elevata pericolosità sociale”; la proposta di legge avanzata nel 2006 dalla Finocchiaro, era tesa ad introdurre il “processo breve” per tutti i reati in corso, finanche quelli di mafia!

Ma nemmeno questo, basta. Perché il ddl sottoscritto dalla Finocchiaro, non faceva altro che ricalcare una proposta di legge formulata nel 2004 da altri suoi colleghi di partito. Vale a dire: l’ex magistrato di Cassazione e presidente della Corte d’assise a Torino e Pinerolo, Elvio Fassone; l’ex magistrato e collaboratore di Giovanni Falcone, Giuseppe Ayala; l’allora responsabile giustizia dei Ds, Massimo Brutti; l’avvocato Guido Calvi; e l’ex pm che anni prima aveva indagato su Massimo D’Alema, Alberto Maritati.

Se questa proposta di legge finalizzata ad introdurre il “processo breve” fosse stata approvata, avrebbe prodotto danni:

“I processi allora in corso sarebbero stati dichiarati prescritti: in primo grado, in appello e in Cassazione. Tutti, anche quelli per i reati di mafia, di terrorismo, di pedofilia, di sequestro di persona, di furto aggravato, di circonvenzione di incapace, di sfruttamento dell’immigrazione clandestina, traffico di rifiuti, sfruttamento della prostituzione minorile, stragi. Invece esclusi dall’attuale testo del Pdl”.

Ancora. Se la pdl avanzata dagli esponenti dei Ds fosse divenuta legge della Repubblica, sarebbe caduto in prescrizione anche il processo intentato a carico di Cesare Previti, e che ha portato alla sua condanna.

Ecco, se la Finocchiaro e i dirigenti del Pd fossero persone serie, userebbero argomenti diversi contro il ddl presentato dal centrodestra.

Ad esempio il silenzio.

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Che senso ha?

sabato, 26 settembre 2009

La minoranza parlamentare ha il diritto/dovere di fare opposizione al governo nei modi e nei termini che ritenga più opportuni. Ci mancherebbe.

Ci sono, però, due regolette che a nostro modesto parere dovrebbe sempre rispettare: contrastare l’esecutivo raccontando solo la verità; mai sconfinare in atteggiamenti che integrino un’istigazione all’odio o, peggio, alla violenza.

Un’opposizione che si attenesse a queste due semplici regole, non solo farebbe davvero l’interesse del Paese, ma ne ricaverebbe anche benefici: dimostrerebbe di essere provvista di argomenti e proposte convincenti; sarebbe considerata efficace ed affidabile; verrebbe premiata, alla prima occasione utile, magari anche da chi non dovesse averla ancora mai votata.

Viceversa, un’opposizione che non riuscisse a fare a meno delle menzogne e della delegittimazione per contrastare l’attività di un esecutivo, alla lunga non solo apparirebbe come priva di qualunque appeal, ma finirebbe anche per convincere gli elettori che il governo lavora così bene, che l’unico modo di contestarlo è quello di raccontar balle sul suo operato.

Per questo mi chiedo:

Che senso ha, ad esempio, raccontare che l’evasione fiscale sia in crescita, quando tutti i dati dimostrano il contrario?

Che senso ha affermare che questo governo non fronteggi – o addirittura che aiuti – la Mafia, quando nel pacchetto sicurezza sono contenute norme di contrasto alla stessa (l’inasprimento del carcere duro per i mafiosi; il divieto di patteggiamento in appello; la norma che facilita e rende più rapidi la confisca e il sequestro dei beni dei malavitosi) – norme, tra l’altro, contro cui l’opposizione ha votato -, e quando lo stesso esecutivo, grazie all’ottima azione del Ministro Maroni, ha garantito alle patrie galere centinaia di esponenti della criminalità organizzata, dall‘inizio della legislatura?

Che senso ha raccontare che l’abolizione dell’Ici riguardi le persone facoltose, quando in verità a beneficiarne è il 60% degli italiani, con esclusione – guarda caso – di chi possieda ville o “case di pregio“?

Che senso ha raccontare che questo governo “toglie ai poveri per dare ai ricchi”, quando la più parte dei provvedimenti economici adottati dallo stesso, ha come destinatari – attraverso la social-card, il bonus famiglie, il bonus elettrico e il bonus gas – persone che versano in condizione di disagio economico?

Che senso ha raccontare, come hanno fatto Anna Finocchiaro e Dario Franceschini, che il reato di immigrazione clandestinanon esiste in alcun Paese al mondo, nemmeno negli Stati Uniti d’America che pure hanno problemi di immigrazione da sempre”, o che con la sua introduzionela destra vuole tornare alle leggi razziali”, quando il reato in questione è presente nell’ordinamento di una molteplicità di nazioni progredite, a cominciare proprio dagli Stati Uniti, e in alcuni paesi – è il caso della Germania – esso è stato introdotto dalla sinistra?

Che senso ha, e potrei continuare all’infinito con gli esempi, postulare che qualunque cosa faccia l’esecutivo in carica, sia sempre e comunque sbagliata e dannosa per il Paese?

Che senso ha, insomma, il pre-giudizio e la contestazione sempre e solo aprioristica?

Che senso ha, in ultimo, far ricorso alle minacce?

Quelli per male sono i politici del centrodestra, meglio farli smettere, prima che qualcuno si arrabbi davvero e riporti la violenza nel nostro Paese”.

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Testamento biologico: l’idratazione e l’alimentazione possono essere rifiutate?

lunedì, 23 febbraio 2009

Punto interrogativo foto

In materia di testamento biologico, una delle questioni più controverse è quella che riguarda l’idratazione e l’alimentazione artificiali: rappresentano semplici terapie o sono un sostegno vitale? Le si può rifiutare oppure no? 

Questo, il dilemma; affrontato in modo diverso nelle varie proposte di legge. Vediamo come, partendo da quella del Popolo della Libertà , firmata dall’esponente dell’Opus Dei, Raffaele Calabrò:

Articolo 5, comma 6:

“Alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze e non possono formare oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento“.

Passiamo all´emendamento presentato da Anna Finocchiaro, del Pd:

“L’idratazione e la nutrizione, indicate nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono da considerarsi sostegno vitale e sono comunque e sempre assicurate al paziente in qualunque fase della vita. Nell’ambito del principio di autodeterminazione, nel rispetto dell’articolo 32, secondo comma, della Costituzione, è ammessa l’eccezionalità  del caso in cui la sospensione di idratazione e nutrizione sia espressamente oggetto della dichiarazione anticipata di trattamento“.

In ultimo, l´emendamento presentato da Francesco Rutelli (sempre del Pd):

“Alimentazione e idratazione sono forme di sostegno vitale e sono fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono quindi essere oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento. Nelle fasi terminali della vita o qualora il soggetto sia minore o incapace di intendere e di volere, la loro modulazione e la via di somministrazione, da commisurarsi alle aspettative di sopravvivenza, alle condizioni del paziente e alla necessità  di non dar corso ad accanimento terapeutico, debbono essere il frutto di una interazione e comune di valutazione tra il medico curante, cui spetta la decisione finale, l’eventuale fiduciario ed i familiari“.

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