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Modello Emilia-Romagna

lunedì, 12 aprile 2010

Com’è possibile che in Emilia-Romagna (o in Toscana), da 60 anni, governi la stessa coalizione?

Com’è possibile che la Magistratura, in 60 anni, non abbia mai aperto un’inchiesta significativa sui politici locali? (il caso Delbono è robetta).

Non esiste – né mai è esistita – corruzione, in Emilia-Romagna? Gli emiliani e i romagnoli, dunque, appartengono ad un’altra razza? Hanno un codice genetico modificato, e che li rende più onesti?

O forse, e più semplicemente, in questo territorio le leggi della Repubblica sono “sospese”; la Magistratura non indaga per non disturbare il manovratore; e le più elementari regole democratiche, i pesi e i contrappesi, sono stati aboliti da molti lustri?

Ancora.

Si può vincere un appalto pubblico senza dover versare contributi “volontari” (non ridete) al Partito democratico? Si può lavorare senza avere in tasca la tessera del Pd?

Il seguente videorealizzato dalla redazione de L’Ultima Parola – offre qualche risposta.

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L’inchiesta di Bari fa tremare il Pd (prostitute, tangenti e appalti truccati). Ma la stampa nazionale, a cominciare da la Repubblica, tace. Perché?

giovedì, 2 luglio 2009

E’ una situazione inaccettabile.

Mi spiego.

La cosiddetta inchiesta di Bari coinvolge, senza tema di smentita, molteplici esponenti locali del Partito democratico; i quali, secondo gli inquirenti, avrebbero concesso appalti – nel settore sanitario – all’imprenditore Gianpaolo Tarantini, in cambio di prestazioni sessuali con prostitute pagate dallo stesso. Tutto questo, è scritto nero su bianco nei verbali del processo. Verbali il cui contenuto ieri è divenuto noto, grazie ad un ottimo articolo di Cristiana Lodi apparso su Libero.

Ancora.

Il fatto che l’inchiesta di Bari riguardi esponenti del Partito democratico, esponenti di stretta osservanza dalemiana, è circostanza di cui si ha conoscenza da circa 15 giorni. Prova ne sia il fatto, ad esempio, che il pirla che scribacchia su questo blog, il 21 giugnonel post scriptum di questo postasseriva: “L’inchiesta barese, che non riguarda Berlusconi, dovrebbe coinvolgere due esponenti del Partito democratico. I quali, a quanto si narra, in cambio di rapporti sessuali con prostitute – “offerti” loro a mo’ di tangenti – avrebbero concesso lauti appalti ad imprenditori“.

Ora, il sottoscritto era a conoscenza di queste cose perché legge quotidianamente Libero. E Libero è da giorni che racconta i dettagli della succitata inchiesta.

Premesso tutto questo, allora, arriviamo al dunque.

Come mai la stampa nazionale, quella che vende milioni di copie al giorno – il Corriere della Sera, la Repubblica e La Stampa di Torino – non dà informazioni su questa inchiesta? Come mai non parla del coinvolgimento – certo – di esponenti del Partito democratico? Come mai non riporta il contenuto dei verbali dell’inchiesta?

Cosa c’è, in Italia non si può parlare di indagini penali con annessi e connessi pruriginosi, se non quando si abbia la certezza che riguardino esponenti del centrodestra, ovvero Silvio Berlusconi?

E i telegiornali?

Perché i Tg che hanno fracassato lo scroto per mesi interi con Noemi e Patrizia D’Addario, ora non raccontano minuziosamente le verità che emergono dai verbali di questa inchiesta; e cioè che alcune prostitute venivano “offerte” – a mo’ di tangenti – a politici pugliesi del Pd, da imprenditori che in cambio ne ricavavano appalti nel settore sanitario? E perché non si racconta che, oltre al già noto Tarantini, v’è almeno un altro imprenditore coinvolto (secondo gli inquirenti), e si tratta di un imprenditore di sinistra, Enrico Intini?

A queste domande, piacerebbe avere risposte. Il silenzio che fin qui si è registrato, è inaccettabile.

Ciò detto, vediamo ora cosa racconta l’ex parlamentare dei Ds, Peppino Caldarola, sulla vera inchiesta di Bari:

“Non manca niente nello scandalo della Sanità pugliese. Il Pd è al di sotto di ogni sospetto. Ci sono le escort di lusso che venivano ospitate in un appartamento della centrale via Roberto da Bari per incontri con esponenti del Pd, ci sono le cene elettorali al ristorante da Tuccino a Polignano, ci sono incontri dello stesso tipo nella famosa e lussuosa Masseria San Domenico, c’è forse la droga, ci sono gli appalti truccati, ci sono due imprenditori coinvolti, oltre a Giampi Tarantini, compare Enrico Intini, vicino alla sinistra, accusato di turbativa d’asta, corruzione e associazione a delinquere, ci sono assessori della giunta regionale a dir poco disinvolti, c’è persino una «gola profonda», probabilmente un giovane imprenditore, che descrive al pm Pino Scelsi festini e gare falsificate, c’è una dirigente della Asl Bari 1, Lea Cosentino, vicina al Pd, indagata e destituita. La Puglia politica assiste alle continue scosse di un terremoto che riguarda da vicino il Partito democratico (…)

Il Pd assiste attonito alle continue rivelazioni che scuotono stati maggiori che sembravano solidissimi. Al centro della bufera uno degli uomini più fidati e più cari a Massimo D’Alema, l’ex vice presidente regionale Sandro Frisullo. Se crolla lui crolla una intera struttura amicale e politica costruita in venti anni di predominio nella sinistra. Frisullo è un politico di lungo corso, mai chiacchierato prima d’ora, che sarebbe coinvolto negli incontri con le escort ingaggiate da Tarantini, alcune di queste pagate mensilmente con assegni con molti zero per incontri con uomini politici di riguardo, stando a quanto scrivono i giornali locali. L’azzeramento della giunta regionale è il rimedio in extremis che ha deciso Nichi Vendola dopo una inchiesta interna condotta da un suo fedelissimo, l’assessore attuale alla Sanità, Tommaso Fiore e dopo aver chiesto ai magistrati di essere ascoltato. Chi conosce Vendola sa che non avrebbe sopportato a lungo che la sua giunta fosse al centro dell’inchiesta. Finora non risulta alcun avviso di garanzia a carico dei suoi colleghi, ma dopo aver costretto alle dimissioni i suoi assessori, il presidente ha detto, a proposito di Frisullo: «Ora avrà le mani libere per difendersi meglio». Una dichiarazione liquidatoria (…).

Inchieste giudiziarie e veleni politici caratterizzeranno il prossimo anno della giunta Vendola. Molti si chiedono che cosa farà a questo punto Massimo D’Alema. Lo scandalo pugliese si incunea nel suo sistema di relazioni sia politiche sia imprenditoriali. D’Alema deve decidere se dare una scialuppa di salvataggio per il fedelissimo Frisullo o abbandonarlo al suo destino. Ma soprattutto deve prendere le contromisure di fronte alla inquietante alleanza fra Emiliano e Vendola. Finora non ha avuto dubbi. Riconferma per Emiliano, via libera per Vendola che con il suo gruppo politico potrebbe aderire al Pd dopo il fallimento delle europee. Se Emiliano e Vendola dovessero decidere di approfittare delle inchieste per dare un colpo al dalemismo, il quadro potrebbe cambiare. Il pallino è nelle mani del sindaco di Bari Emiliano. Tutti sanno che il sindaco pensa che è arrivato il momento per giocare in proprio. La «scossa» continua“.

Quando avremo l’onore di leggere queste cose su la Repubblica, sul Corriere della Sera e su La Stampa?

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L’inchiesta di Bari: imprenditori “offrivano” prostitute a politici del Pd, e in cambio ottenevano appalti

mercoledì, 1 luglio 2009

Appalti e reati associativi; prostituzione; droga; tangenti: questi, i quattro tronconi della cosiddetta inchiesta di Bari. Due, invece, i pubblici ministeri che indagano: Giuseppe Scelsi e Desirée Digeronimo.

Fulcro dell’inchiesta sono alcuni appalti nel settore sanitario. Appalti che, secondo gli inquirenti, sarebbero stati indebitamente attribuiti all’imprenditore pugliese Gianpaolo Tarantini, in cambio di favori – di varia natura – concessi dallo stesso ad alcuni politici del Partito democratico.

E qui veniamo ad uno degli aspetti più rilevanti dell’inchiesta.

Tarantini, infatti, avrebbe ottenuto commesse pubbliche per due sue società – la Techno Hospital e la Global System Hospital -, in quanto avrebbe stabilmente “corrotto” – e in diversi modi – alcuni politici pugliesi del Partito democratico, arrivando finanche ad “offrire” loro, rapporti sessuali con prostitute.

Quest’ultima circostanza, in particolare, trova riscontri nelle affermazioni di alcuni testimoni della Procura. Innanzitutto, in quelle di un collaboratore dell‘imprenditore, interrogato dai magistrati:

Scusi, quanto costava la famosa villa affittata da Gianpaolo Tarantini a Capriccioli?” (chiede l’inquirente).

Assai, dottore. E’ costata assai”.

Scusi, ma questa Techno Hospital fatturava così tanto da permettere al suo titolare di spendere cifre tanto elevate e per soli tre mesi di vacanza?” (si parla di circa 500.000 euro, nota di camelot).

So che lui aveva amicizie influenti negli ambienti della sinistra che conta, soprattutto negli anni d’oro della sanità. Quelli noti a tutti, sui quali adesso si fanno le indagini”.

So che tale Dino (autista di Gianpi Tarantini, ndr) nei giorni feriali e intorno alle 15 accompagnava politici del Pd e gente della sinistra, in un appartamento che si trova in città a pochi metri dall’università: via Roberto Da Bari. Qui avvenivano gli incontri con le ragazze a pagamento e che lui reclutava: una di loro, tale M. T. D., riceveva stipendio mensile e gli incontri fra lei e i politici del Pd erano fissi”.

Asserzioni queste, che sono state confermate dalla stessa M. T. D.:

Lui faceva questi favori alla sinistra in cambio di favori e forniture da parte della sue società sanitarie: la Tecno Hospital e la Global System Hospital”.

Il pubblico ministero Desirée Digeronimo, inoltre, ha anche appurato come Tarantini abbia finanziato, mediante una sua società, una cena elettorale del Pd.

Non solo.

C’è un dettaglio emerso da alcune testimonianze raccolte dalla Procura, che potrebbe creare particolare imbarazzo nel partito guidato da Franceschini, ove trovasse conferma:

Tra le frequentazioni importanti di Tarantini spicca quella di Massimo D’Alema. Insieme con altri esponenti della sinistra cenavano al famoso ristorante Da Tuccino, poi il leader del Pd alloggiava alla masseria San Domenico di Monopoli”.

In ogni caso, ad oggi risultano certamente indagati, nell’ambito dei diversi filoni d’inchiesta, l’imprenditore Tarantini (per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione), e la manager dell’Asl di Bari vicina al Pd, Lea Cosentino (per turbativa d’asta).

Sull’argomento, anche Affaritaliani.it.

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