Articoli marcati con tag ‘Dario Franceschini’

Questo è il Pd che serve al Paese

giovedì, 17 giugno 2010

Era da due anni che aspettavamo il Pd desse segni di vita, e dimostrasse di essere una forza politica cui sta a cuore l’interesse della Nazione. Era da due anni che aspettavamo – e con ansia – che al Nazareno partorissero proposte di governo condivisibili, e non la solita – e frusta – richiesta di aumento delle tasse.

Alla fine è successo: ieri Bersani e Franceschini hanno messo a segno un colpo con i controfiocchi, presentando all’universo mondo una nuova “lenzuolata di liberalizzazioni”. C’è da esserne contenti, ed anche molto. Per alcune semplici ragioni.

Innanzitutto, perché nel merito le proposte formulate dai due esponenti sono serie ed utili al Paese: Dio solo sa quanto abbiamo bisogno di libertà economica, di concorrenza, di riduzione dei prezzi di merci e servizi, e di lotta alle rendite di posizione. Per rilanciare l’economia e l’occupazione; per ridare “potere d’acquisto a costo zero” ai meno abbienti; e per tornare ad essere competitivi sui mercati esteri.

In secondo luogo, perché la “mossa” serve a rendere più “appetibile” il partito agli occhi dell’elettorato moderato: quello che decide l’esito finale delle elezioni, e che, nella precedente legislatura, proprio da lor signori del Pd è stato brutalmente sodomizzato con una collezione estate/primavera/autunno/inverno di nuove tasse.

In terzo luogo, presentare all’opinione pubblica una nuova serie di liberalizzazioni serve ad evidenziare le contraddizioni dell’attuale governo sedicente di centrodestra: esso, infatti, si dice liberale; e tuttavia, fino ad ora, a parte qualche generica asserzione, di liberale – in economia e non solo – ha fatto poco o punto.

Mostrarsi, quindi, “più liberisti” del centrodestra, almeno in tema di deregolamentazioni, può tornare utile in termini elettorali (sia pur solo nei sondaggi), e creare imbarazzi e problemi non secondari alla maggioranza. La quale, se non vuol sfigurare agli occhi dei propri elettori di destra ed apparire ancor più per quello che è, null’altro che un’accozzaglia di catto-social-comunisti in salsa vandeana, deve darsi da fare per attuare qualcosa che possa davvero piacere a chi gli tributa il proprio consenso nelle urne.

In quarto luogo, la presentazione di queste liberalizzazioni – almeno questo sembra – segna un solido punto d’intesa tra le diverse anime del partito. E un’opposizione compatta è un’opposizione forte e costruttiva: un’opposizione che non ha bisogno di berciare o insultare per mostrarsi all’altezza del compito che i cittadini le hanno affidato.

In ultimo, questa uscita dei vertici del Pd potrebbe preludere a qualcosa di buono: ad un cambio di rotta. Magari al largo del Nazareno hanno capito che per fare opposizione a questo governo, che di destra non è, sia preferibile spostarsi al centro, e non a sinistra.

Magari fosse così: il Popolo della Libertà e il governo, dinanzi ad un Pd che facesse “opposizione centrista“, rischierebbero di perdere consensi; e per scongiurare questa eventualità sarebbero obbligati a fare politiche di destra (cioè reaganiane e thatcheriane).

Sai che sforzo.

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Scegli l’identità del Pd

sabato, 24 ottobre 2009

Socialista, liberal o transgender?



Hashish o Jack Daniel’s?

giovedì, 8 ottobre 2009


Che senso ha?

sabato, 26 settembre 2009

La minoranza parlamentare ha il diritto/dovere di fare opposizione al governo nei modi e nei termini che ritenga più opportuni. Ci mancherebbe.

Ci sono, però, due regolette che a nostro modesto parere dovrebbe sempre rispettare: contrastare l’esecutivo raccontando solo la verità; mai sconfinare in atteggiamenti che integrino un’istigazione all’odio o, peggio, alla violenza.

Un’opposizione che si attenesse a queste due semplici regole, non solo farebbe davvero l’interesse del Paese, ma ne ricaverebbe anche benefici: dimostrerebbe di essere provvista di argomenti e proposte convincenti; sarebbe considerata efficace ed affidabile; verrebbe premiata, alla prima occasione utile, magari anche da chi non dovesse averla ancora mai votata.

Viceversa, un’opposizione che non riuscisse a fare a meno delle menzogne e della delegittimazione per contrastare l’attività di un esecutivo, alla lunga non solo apparirebbe come priva di qualunque appeal, ma finirebbe anche per convincere gli elettori che il governo lavora così bene, che l’unico modo di contestarlo è quello di raccontar balle sul suo operato.

Per questo mi chiedo:

Che senso ha, ad esempio, raccontare che l’evasione fiscale sia in crescita, quando tutti i dati dimostrano il contrario?

Che senso ha affermare che questo governo non fronteggi – o addirittura che aiuti – la Mafia, quando nel pacchetto sicurezza sono contenute norme di contrasto alla stessa (l’inasprimento del carcere duro per i mafiosi; il divieto di patteggiamento in appello; la norma che facilita e rende più rapidi la confisca e il sequestro dei beni dei malavitosi) – norme, tra l’altro, contro cui l’opposizione ha votato -, e quando lo stesso esecutivo, grazie all’ottima azione del Ministro Maroni, ha garantito alle patrie galere centinaia di esponenti della criminalità organizzata, dall‘inizio della legislatura?

Che senso ha raccontare che l’abolizione dell’Ici riguardi le persone facoltose, quando in verità a beneficiarne è il 60% degli italiani, con esclusione – guarda caso – di chi possieda ville o “case di pregio“?

Che senso ha raccontare che questo governo “toglie ai poveri per dare ai ricchi”, quando la più parte dei provvedimenti economici adottati dallo stesso, ha come destinatari – attraverso la social-card, il bonus famiglie, il bonus elettrico e il bonus gas – persone che versano in condizione di disagio economico?

Che senso ha raccontare, come hanno fatto Anna Finocchiaro e Dario Franceschini, che il reato di immigrazione clandestinanon esiste in alcun Paese al mondo, nemmeno negli Stati Uniti d’America che pure hanno problemi di immigrazione da sempre”, o che con la sua introduzionela destra vuole tornare alle leggi razziali”, quando il reato in questione è presente nell’ordinamento di una molteplicità di nazioni progredite, a cominciare proprio dagli Stati Uniti, e in alcuni paesi – è il caso della Germania – esso è stato introdotto dalla sinistra?

Che senso ha, e potrei continuare all’infinito con gli esempi, postulare che qualunque cosa faccia l’esecutivo in carica, sia sempre e comunque sbagliata e dannosa per il Paese?

Che senso ha, insomma, il pre-giudizio e la contestazione sempre e solo aprioristica?

Che senso ha, in ultimo, far ricorso alle minacce?

Quelli per male sono i politici del centrodestra, meglio farli smettere, prima che qualcuno si arrabbi davvero e riporti la violenza nel nostro Paese”.

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Pd, congressi locali: un fiasco

lunedì, 21 settembre 2009

Affluenza ai congressi locali del Pd

I dati che affluiscono dai circoli in cui si è votato per le tre mozioni congressuali, sono disarmanti: al 18 settembre, gli iscritti che risultano aver partecipato ai 587 congressi locali del Pd, sono 19.459. Pari al 38,5% di tutti gli aventi diritto.

Di fronte a questi numeri, forse, la dirigenza del partito farebbe bene a porsi qualche interrogativo. Ci permettiamo di suggerirne qualcuno:

1) Gli esponenti del Pd, nell’ultimo anno, ritengono di aver parlato a sufficienza di politica, programmi e idee? O forse hanno prediletto esclusivamente il gossip, la propaganda, la menzogna e l‘insulto?

2) I tre candidati alla segreteria, ritengono di aver definito piattaforme programmatiche alternative l’una all’altra, e di averle adeguatamente pubblicizzate? O forse si sono limitati a presentare programmi fin troppo simili l’uno all’altro, pieni di ecumeniche – quanto inutili – buone intenzioni, e privi di qualsiasi indicazione concreta e utile a comprendere, senza margine di errore, la posizione di ciascuno di essi in relazione ad ogni singolo tema?

Le tre mozioni congressuali: quella di Pierluigi Bersani, quella di Dario Franceschini e quella di Ignazio Marino.

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Franceschini: se voti Pd non sai cosa voti

giovedì, 16 luglio 2009

E’ iniziata ufficialmente la corsa alla segreteria del Pd.

Oggi ha parlato Franceschini:

Quello che dobbiamo fare è ricostruire un’identità del nostro campo. La destra italiana in questi 15 anni ha avuto stabilità negli assetti e un leader unificante. Così ha potuto costruire una identità, percepita da tutti, attorno ad alcuni messaggi chiari: sicurezza, libertà di fare ogni cosa, meno stato. Il nostro campo nello stesso periodo ha avuto instabilità totale nei leader, nei partiti, che si sono sciolti, ricostituiti, sostituiti, nei Governi fragili. E così noi siamo riusciti a trasmettere le sensazioni indistinte, non messaggi chiari e univoci. Se voti destra sai cosa voti. Se voti di qua, non sai cosa voti. E questo più di ogni altra cosa spiega la sconfitta dello scorso anno e i risultati negativi delle amministrative e delle europee (finalmente ha ammesso la sconfitta, ndr). Ricostruire una identità sarà un lavoro lungo e difficile ma il risultato delle europee ci mette in condizione di ripartire”.

Poi, siccome il masochismo a sinistra non muore mai, ha aggiunto:

Dobbiamo dirlo, il centrosinistra ha colpe precise per non avere approvato la normativa sul conflitto di interessi quando era maggioranza dal ‘96 al 2001, ma quella responsabilità non ci può spingere adesso a restare ancora fermi e silenti”.

Continuare con l’antiberlusconismo? Serve a risolvere i problemi della gente, a far ripartire l’economia e a creare lavoro? O forse, per tornare a vincere, bisognerebbe chiedere scusa e prendere le distanze da quell’osceno spettacolo - di tasse, litigiosità ed inaffidabilità - che è stato il governo Prodi?

Avanti il prossimo.

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L’eterno ritorno dell’autolesionismo

martedì, 7 luglio 2009

Passa il tempo, si avvicendano le stagioni, e in casa Pd nulla cambia: faide interne c’erano ieri, e faide interne ci sono oggi.

Il congresso bussa alle porte; tre candidati alla segreteria sono ai nastri di partenza: dovrebbero discutere di programmi, progetti e proposte. E invece?

E invece ricorrono alla clava, agli insulti e alla delegittimazione dell’avversario interno: un film già visto, un film che è sempre lo stesso.

Tutto ha preso avvio da Franceschini: “Mi candido perché non posso riconsegnare il partito a quelli che c’erano prima di me, molto prima di me”.

Poi è stata la volta della Serracchiani, che si è schierata con lui e contro Bersani. Che, a suo dire:

Rappresenta l’apparato. In tutto, linguaggio compreso. Parlano ancora di piattaforma programmatica, un’espressione che proprio non si può più sentire. Non mi sono piaciuti i modi della sua candidatura. Da un anno è un candidato a prescindere, come direbbe Totò. A prescindere dall’avversario, dal segretario in carica, dal risultato elettorale, da tutto”.

Di qua c’è il progetto del Pd, dall’altra parte c’è D’Alema. Io sto col Pd”.

Se vincesse Bersani sarebbe un salto all’indietro”.

Ha risposto, allora, D’Alema, con il suo argomentare sobrio e sempre conciliante. Ha parlato dell’esperienza del duo Veltroni-Franceschini:

Un gruppo dirigente modesto che ha fallito, ora bisogna cambiare”.

Non si è limitato, però, a questo. Ha detto anche molto altro, baffino:

La candidatura di Franceschini non regge, avrei capito se si fosse presentato con un appello unitario e invece ha detto “mi candido per impedire che tornino quelli di prima”. Ma prima quando? Gli ultimi leader di Ds e Margherita, Fassino e Rutelli, stanno con lui… Dopo aver perso le elezioni neppure un’autocritica, quando persi le regionali me ne sono andato e basta”.

Ma come si fa a fare politica con il disprezzo delle generazioni precedenti, demolendo la storia e le personalità che hanno governato? Questo è puro autolesionismo, è un’assurdità. E poi quali apparati? Non ci sono più, il partito purtroppo è molto destrutturato. Leggere che si fa un congresso con l’obiettivo di distruggere D’Alema è sconcertante”.

E il governo Prodi, chi l’ha fatto cadere?

Ha ragione Romano, il Pd ha impresso una accelerazione bipartitica che ha fatto cadere il governo”.

E ancora:

Possibile che io debba essere insultato dal mio partito? Possibile che io che ho fatto il ministro degli Esteri, e ad agosto ero a lavorare per la pace in Libano anziché andare alle Maldive, debba subire questo? E’ ragionevole?”.

Di nuovo parlando dell’attuale gruppo dirigente del partito, impegnato a suo dire a:

Demolire le sue personalità principali, che sono incommensurabilmente migliori di quelle che ci stanno adesso”.

Infine è intervenuto Fassino:

D’Alema si è definito uno statista, e ha paura della Serracchiani?”.

E sulla responsabilità della sconfitta alle Europee e alla Amministrative, ha aggiunto:

Questo voto ci riguarda tutti, anche D’Alema: non ha detto di aver fatto 120 iniziative elettorali per le europee e le amministrative? E allora c’è pure lui. Scaricare su Franceschini un esito elettorale che difficilmente poteva esser diverso, è ingiusto“.

E siamo solo agli inizi.

Il meglio potrebbe arrivare a fine congresso.

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Cosa fuma?

mercoledì, 24 giugno 2009

M’ero perso questa dichiarazione di Franceschini (il riferimento è sempre alle elezioni provinciali):

Oggi il Pd si è dimostrato vitale, in grado di tornare a vincere, di raccogliere il voto della maggioranza degli italiani”.

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I conti con la realtà

mercoledì, 10 giugno 2009

Dario Franceschini love boat foto

Prima ancora che iniziasse lo spoglio delle schede elettorali, Franceschini si era premurato di convocare un “caminetto allargato” a molti esponenti del Pd, per mettere a punto la versione ufficiale che il partito avrebbe dovuto sostenere all’esterno, dinanzi all’opinione pubblica, per commentare l’esito delle elezioni: “Se perdiamo, se il Pd subisce una dura batosta, la parola d’ordine dovrà essere una: “tenuta”. Abbiamo retto, nessun crollo”.

Questa “versione ufficiale”, come noto, ci è stata propinata in tutte le salse, e da tutti i dirigenti del Nazareno. Anche quando dalle urne era oramai emerso l’impietoso verdetto popolare.

Sicché, pur avendo perso 7 punti percentuali e oltre 4 milioni di voti rispetto alle Politiche, nei due giorni successivi al voto per le Europee e per le Amministrative, dalle bocche dei mammasantissima democratici sono uscite solo parole di soddisfazione. D’altra parte, sempre durante il “caminetto allargato”, Franceschini, in vista dei ballottaggi del 21 giugno, ai suoi aveva anche chiesto di prolungare la “tregua” tra le diverse anime del partito: “Rimandiamo al 22 la resa dei conti. Fino ad allora prevalga l‘unità”.

Dopo 48 ore, però, l’accordo del “caminetto allargato” è saltato.

Enrico Letta:

Siamo sopravvissuti, ma c’è poco da brindare. E’ un voto sul quale riflettere bene per pensare al futuro”.

Nicola Zingaretti, Presidente della Provincia di Roma:

Non sono d’accordo con la deriva autoconsolatoria che si è aperta nel partito. Dopo il ballottaggio sarà necessario interrogarsi sulla sconfitta”.

Marco Follini:

Sento reazioni assolutamente consolatorie. Abbiamo perso 7 punti, 4 milioni e rotti di voti, un impressionante numero di bandierine locali; eppure ascolto un parco analisi troppo indulgente”.

Enrico Morando, commissario napoletano del Pd:

Il risultato è stato negativo, molto negativo e, in quadro nazionale di difficoltà, bisogna aggiungere in Campania (dove il Pd ha preso il 23,4%, mentre il Pdl è arrivato al 43,5%, nota di camelot) le specifiche ragioni di una crisi che conoscevamo e che hanno pesato sul voto. La soluzione per uscire dalla crisi è affidata a un lavoro di lunga lena”.

A proposito di Napoli e della Campania, poi, è intervenuto anche il filosofo di sinistra – già Pci, poi Pds e ancora Ds – Biagio De Giovanni. Il quale ha individuato le ragioni della sconfitta campana del Pd, nel malgoverno attribuibile a Bassolino. Malgoverno consistente nella:

Assoluta carenza della realizzazione di qualsivoglia progetto, a cominciare dalla riconversione della zona industriale di Bagnoli, laddove Barcellona è stata completamente rinnovata in sette anni. E poi l’illegalità diffusa, la camorra ovunque. Napoli è in questo momento una città senza speranza”.

Per non parlare, poi, dei rifiuti:

Sono il segno di un territorio distrutto. Ma se queste cose non sono colpa della politica di chi è la colpa, lo vogliamo dire?”.

Il rinnovamento del Pd e del centrosinistra passa anche per il rinnovamento della sua classe dirigente, a livello locale e nazionale, ma se poi non si sa dove e chi andare a pescare il rinnovamento è parola vuota e inutile”.

Alla fine, per non risultare troppo ridicolo, anche Abbece-Dario ha dovuto ammettere la sconfitta. Ma lo ha fatto nel modo peggiore, perché si è autoassolto e non ne ha attribuito la responsabilità alle scelte gossippare ed antiberlusconiane del suo partito (che hanno solo rafforzato Di Pietro):

Abbiamo avuto un risultato negativo, frutto del vento di destra“.

Abbiamo perso città e province vinte nel 2004, condizionati oggi nella scelta dai venti di destra che abbiamo visto soffiare così forti in Europa”.

Balle! Avete perso perché non siete apparsi credibili. Perché non avete avanzato una proposta che fosse una. E perché l’antiberlusconismo è un’arma frusta, che aiuta solo l’eversivo Di Pietro.

Ma Di Pietro, è di passaggio: oggi ha l’8%, è vero; ma non rappresenta un’alternativa di governo possibile e credibile. Tra 4 anni gli italiani si saranno rotti le palle delle sue urla e dei suoi slogan. E tornerà a prendere il 3-4%.

Per ambire al governo della Nazione, ci vuole altro: ci vogliono serietà e progetti credibili e condivisibili.

Questo governo, pur essendo di centrodestra, sulle questioni economiche ad oggi ha solo espresso posizioni da “centrosinistra moderato”. Il Pd, se volesse davvero fare opposizione costruttiva e credibile, dovrebbe contrastare “da destra” questo esecutivo. Dovrebbe pretendere si adoperasse per abolire le Province, per liberalizzare i servizi pubblici locali, per ridurre ulteriormente la spesa pubblica, per alzare l’età pensionabile ed utilizzare i risparmi derivanti – 10 miliardi di euro – per aumentare le risorse da destinare agli ammortizzatori sociali.

Solo così, sarebbe credibile l’azione del Partito democratico. Solo così, acquisterebbe appeal presso tutto l’elettorato – anche quello moderato – e sarebbe davvero “concorrenziale“.

All’opposto, se continuasse a berciare e ad affidarsi all’antiberlusconismo, si condannerebbe a restare all’opposizione per i prossimi 20 anni!

Lo capite, o no?

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Provinciali, la disfatta del Pd

martedì, 9 giugno 2009

Dario Franceschini Star Trek foto

Mentre LeggenDario sembra vivere in una sorta di dimensione spazio-tempo parallela, qui, sulla Terra, le cose vanno così:

“In palio 62 provincie e 30 comuni capoluogo (qui tutti i comuni anche quelli al di sotto dei 15 mila abitanti), 23 dei quali amministrati dal centrosinistra, più altri 194 comuni superiori ai 15 mila abitanti, 142 del centrosinistra, 37 del centrodestra 4 leghisti e 11 retti da liste civiche.

Il Pdl vince al primo turno in 27 amministrazioni provinciali, strappandone 17 al centrosinistra e conservando le 7 che aveva precedentemente. Il Pd vince in 14 e 22 sono le amministrazioni provinciali che andranno al ballottaggio del 21 giugno. La sinistra svanita nel profondo nord. Netto successo del centrodestra anche alle comunali: 6 le nuove amministrazioni guadagnate, quasi tutte al Nord, mentre in 7 comuni sparsi dal Nord al Sud si andrà al ballottaggio.

Qui i Presidenti di provincia eletti al primo turno, e qui i Sindaci“.

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