Articoli marcati con tag ‘divieto di patteggiamento in appello per i reati di mafia’

Le menzogne sulla vendita dei beni dei mafiosi

mercoledì, 9 dicembre 2009

Avessimo un’opposizione seria, certe castronerie propagandistiche non le ascolteremmo. Con l’opposizione che ci si ritrova, invece, diviene normale qualunque cosa: anche il capovolgimento della realtà.

Ad esempio diviene normale che esponenti dell’opposizione, pur non avendone titolo, s’atteggino a sommi nemici della criminalità organizzata e del malaffare. Che è un po’ come se una prostituta raccontasse di essere vergine (diciamo francamente).

Bassolino e Loiero dicono qualcosa? Le diecine di comuni campani sciolti per camorra e guidati dal centrosinistra, li abbiamo dimenticati? E l’inchiesta di Bari? E le prostitute offerte a mo’ di tangenti ai politici del Pd, in cambio d‘appalti? E le giovani disoccupate che si “offrivano” ad assessori di sinistra, in cambio di un posto di lavoro e un piatto di minestra? E l’inchiesta denominata Global Service, che vede indagati anche esponenti del movimento neofascista Italia dei Disvalori?

Non solo.

L’attuale minoranza parlamentare, fottendosene altamente della lotta alla criminalità organizzata, ha votato contro le misure di contrasto alle Mafie, contenute nel pacchetto sicurezza varato dal governo (quando, invece, avrebbe potuto più seriamente astenersi). Più precisamente, essa ha votato contro: l’inasprimento del carcere duro per i mafiosi; il divieto di patteggiamento in appello per gli stessi; e contro le norme per facilitare la confisca e l’acquisizione dei loro beni.

Dunque, se fosse seria, codesta opposizione, sulla questione-criminalità organizzata eviterebbe di proferire verbo. E invece parla; e, more solito, racconta sesquipedali balle che poi rivende agli odiatori di professione antiberlusconiani.

E allora veniamo all’ennesima bubbola.

Lor signori sinistri, questa volta opinano che un provvedimento allo studio della maggioranza, e finalizzato a vendere i beni confiscati ai mafiosi – onde reperire palanche per scopi di pubblica utilità (ivi inclusa la lotta alla criminalità organizzata) -, servirebbe a ridare i suddetti beni ai birbaccioni malavitosi. In buona sostanza, essi accusano la maggioranza di voler ridare con la mano destra alla Mafia, ciò che ad essa è stato sottratto con la sinistra.

Naturalmente, si tratta di una minchiata (come direbbero a Lugano). Il perché, l’ha spiegato Chiara Moroni (in una dichiarazione apparsa stamane su Libero, a pagina 6):

Se avessero letto con attenzione la misura della Finanziaria riguardante la vendita dei beni sequestrati, avrebbero appreso che per tale vendita si prevede un’opzione prioritaria per le cooperative costituite dalle forze dell’ordine e un diritto di prelazione da parte degli enti locali”.

Fin qui, però, il punto di vista di un’esponente della maggioranza.

E allora, per avere un’idea più completa sul provvedimento in oggetto, vediamo come lo giudica l’ex sodale di Totonno Di Pietro, l’antiberlusconiano Elio Veltri:

I beni confiscati alla mafia? Meglio venderli. Potrebbero servire per ripianare parte del debito pubblico”.

Bisogna venderli perché altrimenti rimangono inutilizzati: si possono mettere all’asta oppure fare delle cartolarizzazioni. Oggi viene confiscato alle mafie il 3-4 per cento del loro patrimonio. Di questo, più della metà rimane inutilizzato. E sono beni che si rovinano e poi non servono più, come appartamenti o interi palazzi (…)”.

Perché la maggior parte è inutilizzato? (chiede il giornalista).

Perché riutilizzarli costa. E i comuni non hanno soldi. Le faccio due esempi: a Gioia Tauro alla famiglia mafiosa Piromalli sono state confiscate alcune palazzine, ma per ristrutturarle occorrono 1 milione e 800 mila euro, soldi che il comune non ha. Lo stesso accade a Lentini, dove occorrono 3 milioni per sistemare alcune fattorie. Non ci sono denari, rimangono inutilizzate e si rovinano. E comunque la nuova legge lascia aperte entrambe le possibilità: la vendita o l’utilizzo per la collettività”.

Quanto al rischio che la Mafia, in questo modo, possa tornare in possesso dei beni che le sono stati confiscati, Veltri aggiunge:

All’interno del decreto sulla sicurezza si dice chiaramente che al minimo sospetto che l’acquirente sia collegato direttamente o indirettamente a qualche famiglia la vendita si annulla e il bene viene di nuovo confiscato. Del resto questo sistema funziona benissimo negli Stati Uniti, perché non dovrebbe funzionare anche da noi?”.

In ultimo:

Io con Berlusconi e i suoi amici ho dieci cause civili aperte (Veltri è autore, assieme a Travaglio, del libro “L’odore dei soldi”, ndr), ma il governo su questo tema ha visto giusto e spero vada fino in fondo”.

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La Mafia contro

lunedì, 7 dicembre 2009

Nella vicenda che vede coinvolto, quale sommo accusatore di Berlusconi, il novello pentito Gaspare Spatuzza, c’è un aspetto che più di tutti deve far riflettere: il pluri-omicida e stragista in questione, ha ottenuto la benedizione del proprio Capo-Mafia di riferimento, uno dei due fratelli Graviano (che gli ha espresso il proprio benestare, nel corso di un’udienza processuale).

Giova ricordare che i Graviano, a detta di Spatuzza, sarebbero i mafiosi che hanno brigato con il Cav., e fatto mettere le bombe per soddisfarne le richieste.

Ora, questo dettaglio, la benedizione offerta da un mafioso al “picciotto traditore”, è qualcosa di assolutamente inedito nella storia di Cosa Nostra. La quale, come tutte le società segrete fondate su un “codice d’onore” ed una precisa ritualistica, sanziona puntualmente – con minacce, calunnie ed intimidazioni – il “tradimento” ad opera di un proprio affiliato.

Perché i Graviano, anziché minacciare il “traditore”, gli hanno dato la propria benedizione? Perché lo hanno fatto, visto che lo stesso li ha accusati di ulteriori efferati crimini?

Non ha logica, tutto ciò. Per questo c’è qualcosa che non quadra, in questa storia. Qualcosa che prefigura una precisa strategia volta a destabilizzare il sistema politico nel suo insieme, e non solo Berlusconi, si badi bene.

Offrendo a Spatuzza il proprio benestare, è come se i Graviano avessero voluto inviare un messaggio ai politici: “State attenti. Chi ci colpisce, chi mette in galera i nostri affiliati, chi inasprisce le pene a nostro carico, chi facilita la confisca dei nostri beni, come ha fatto Berlusconi con il suo esecutivo, farà la nostra fine. Verrà gettato nel fango. Muoia Sansone con tutti i filistei!”.

Solo così, si spiega la benedizione “impartita” da un boss-non pentito ad un traditore. E’ come se i Graviano gli avessero detto: “Fa’ pure; siamo con te”.

Questo sospetto, non a caso, ha iniziato ad affacciarsi anche nelle valutazioni di alcuni esponenti del centrosinistra. Ad esempio Luciano Violante, si è chiesto:

Qual è la ragione politica che sta muovendo questi mafiosi?”.

Nel caso del pentito Spatuzza è successo qualcosa che non era mai accaduto”.

Spatuzza parla con la benedizione del suo capo. Che ad oggi non è un pentito. Ma invece di disprezzarlo gli dice: io ti rispetto”.

Non sappiamo se le accuse sono vere o false. Ma dobbiamo comunque chiederci: perché accusano? (…)”.

Secondo Violante, infatti, c’è il rischio:

Che il sistema si autodistrugga. E che il futuro possa dipendere dalla strategia della mafia. Stanno costruendo alleanze? E in quale direzione?”.

Ecco, Violante ha perfettamente centrato la questione: c’è il rischio che il sistema politico nel suo insieme finisca per essere polverizzato dalla Mafia; la quale, utilizzando un esercito di falsi pentiti, può in qualunque momento coinvolgere esponenti politici di ogni schieramento; tenendo, in questo modo, la politica sotto scacco e ricattandola.

Ciò che la plebe fascista ed incolta del No Democracy Day, del No B Day, non capisce, è che in questo momento “schierarsi” con Spatuzza, dando allo stesso credibilità, e per di più in modo pubblico, equivale a lanciare un segnale ambiguo e pericoloso alla Mafia. Un messaggio che finisce per avallarne la strategia.

Che non può che essere una: ricattare il ceto politico, oggi Berlusconi e domani qualcun altro, al fine di vedere revocati i provvedimenti punitivi che lo stato ha adottato contro di essa. Si tratti del 41 bis, o del suo inasprimento; del divieto di patteggiamento in appello per i mafiosi, o delle norme per facilitare la confisca dei loro beni.

E’ una partita a scacchi, tra Mafia e Stato: se si sbaglia mossa, è finita per lo Stato.

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Angelino Alfano: “Il governo non intende abbassare la guardia nella lotta alle mafie”

venerdì, 23 maggio 2008

Angelino Alfano foto

Il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano (intervistato da Gianluigi Paragone su Libero): 

Dei trenta articoli illustrati nel pacchetto sicurezza, otto riguardano la mafia. Nel giorno dell´anniversario della strage di Capaci il governo annuncia, decreti alla mano, che non intende abbassare la guardia nella lotta alle mafie“.

Altre informazioni sui provvedimenti di contrasto alla Mafia: qui, qui, qui e qui.

Inoltre, per meglio capire l’introduzione del “divieto di patteggiamento in appello per i reati di Mafia” (contenuto nel pacchetto sicurezza), consiglio la lettura di questo (e questo).

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