Articoli marcati con tag ‘Gianfranco Fini’

Non è successo niente. A parte il fatto che Silvio ha deciso di suicidarsi

venerdì, 30 luglio 2010

Poche considerazioni e veloci, ché il sottoscritto va di fretta (c’è da preparare il bagaglio).

L’evento traumatico che si è consumato ieri – la dura censura nei confronti di Gianfranco Fini e il deferimento di Bocchino, Briguglio e Granata ai probiviri del PdL – è destinato a cagionare a Berlusconi e al suo esecutivo danni più che benefici. E ciò, per alcune semplici ragioni.

Innanzitutto, la pattuglia finiana in Parlamento è più consistente di quanto si potesse immaginare solo qualche giorno fa. Dunque se Berlusconi pensava che, una volta liberatosi dei finiani, il suo esecutivo non avrebbe avuto problemi, dovrà ricredersi.

In secondo luogo, cacciare Fini e i suoi uomini – oltreché illiberale, stalinista e ridicolo – è decisamente inutile: al Presidente della Camera, infatti, non può di certo essere imputato il fatto che il governo stia facendo una politica economica da centrosinistra moderato, e cioè pessima. Non può essergli rimproverato il fatto che Tremonti non voglia abbassare le tasse, e che abbia varato una manovra economica assai consistente anche per reperire i danari necessari a mettere all’opera il Federalismo fiscale (il cui costo stimato varia da alcuni miliardi, forse 8, ad un massimo di 100); né può essergli addossata la responsabilità del fatto che con la Finanziaria si sia introdotta la norma comunista che stabilisce che il contribuente sia colpevole fino a prova del contrario, in caso di contenzioso tributario; o che non siano state abolite le Province, al contrario di quanto promesso in campagna elettorale; né che non si siano fatte la riforma delle pensioni e le privatizzazioni. Niente di tutto ciò può essergli imputato.

A Fini può essere rimproverato solo di essersi adoperato perché la legge del Pdl sul testamento biologico – bocciata finanche dalla stragrande maggioranza degli elettori del centrodestra – fosse affossata. Così come può essergli addebitato il fatto di essersi speso acciocché il Ddl-intercettazioni non arrivasse a tradursi in un bavaglio per la stampa, e in una limitazione seria alla lotta alla Mafia. Queste, e solo queste, sono le colpe di Fini. E agli occhi di molti elettori del centrodestra è probabile non appaiano come tali.

Certo, spesse volte il Presidente della Camera ha rotto un po’ le palle con la questione della “cittadinanza breve” agli extracomunitari. Ma è difficile ritenere che parlare – ripeto: parlare – di una qualsivoglia questione possa rappresentare un crimine o un atto poco rispettoso dell‘Esecutivo. Né può essere utile il richiamo al fatto che nel programma del PdL l’argomento non fosse contemplato: se è per questo, in esso non era nemmeno previsto che noi si introducesse la norma comunista che ha invertito l’onere della prova per i contribuenti (e che farà perdere un sacco di voti tra gli imprenditori) o la “tracciabilità dei pagamenti“; così come non era nemmeno previsto che noi, si narra liberali e liberisti, si arrivasse ad aumentare le tasse, e per di più – manco fossimo una coalizione cattocomunista – ai “ricchi” (si veda alla voce: Robin Hood Tax).

Inoltre, Berlusconi, con l’espulsione dei finiani, si è infilato in un classico cul de sac.

Innanzitutto, ora i finiani avranno molta più influenza – per non parlare del potere di veto – sul governo. Come usa dire: faranno il bello e il cattivo tempo. Quindi alzeranno la voce perché l’Esecutivo, al contrario di quanto sin qui fatto, rispetti il programma elettorale. Segnatamente su due punti: l’introduzione del quoziente famigliare e l’abbassamento delle tasse (cose su cui il finiano Mario Baldassarri, invano, ha battagliato per due anni; e per mesi Generazione Italia ha martellato). E tutto ciò, agli occhi degli elettori, si tradurrà in questo: Fini e i suoi uomini hanno a cuore la riduzione delle tasse e la Rivoluzione liberale; Berlusconi e i suoi, no. Bell’autogol, Silvio, non c’è che dire!

Ancora.

In autunno sono previsti due eventi che potrebbero minare la stabilità dell’Esecutivo e aprire le porte ad un governo tecnico: il pronunciamento della Consulta – atteso tra settembre ed ottobre – sulla costituzionalità del legittimo impedimento (che, giova ricordare, protegge Berlusconi dai processi a suo carico); e la possibilità che si renda necessaria una nuova manovra correttiva (da vararsi tra ottobre e novembre, e dell’entità di 25 miliardi).

Ecco, affrontare questi due eventi, con una maggioranza risicata, è un problema serio. Anche perché sarà difficile che la Lega accetti il varo di ulteriori tagli e consistenti.

Elezioni anticipate, per uscire dall‘impasse?

Neanche per sogno! E per alcune ragioni.

Innanzitutto, Napolitano – che ha il potere di sciogliere le Camere – non le vuole: se il governo in carica dovesse cadere, dunque, egli si darebbe da fare per farne nascere un altro. E i numeri in Parlamento ci sarebbero (e già ci sono).

In secondo luogo, la crisi economica non permette neanche di prendere in considerazione l’eventualità del ricorso anticipato alle urne: i mercati finanziari e le società di rating, infatti, farebbero pagare molto cara la cosa, al nostro paese.

In terzo luogo, va ricordato che da questa legislatura, per maturare il diritto alle pensione, i parlamentari – i peones – hanno bisogno di restare in carica per cinque anni (e non più per due anni, sei mesi e un giorno). Devo aggiungere altro?

Sì, giusto una cosetta: è difficile prevedere quando, ma la rottura tra Fini e Berlusconi certamente si ricomporrà. È nell’interesse del Pdl e del centrodestra; sempreché si voglia continuare a vincere le elezioni.

State sereni, dunque, ché non è successo niente (a parte il suicidio di Berlusconi).

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Berlusconi e Pdl in calo. L’eventuale partito di Fini al 10/12%

mercoledì, 21 luglio 2010

(continua…)

Silvio ascolta Gianfranco e cancella il bavaglio

martedì, 20 luglio 2010

Il governo ha presentato un emendamento destinato a cambiare radicalmente il contenuto del cosiddetto Ddl-intercettazioni, e a renderlo accettabile a chiunque l’abbia sin qui contestato.

Nello specifico, l’emendamento mira ad istituire l’”udienza filtro“. Nel corso della quale il gip, ascoltate l’accusa e la difesa, opererebbe una sorta di scrematura delle intercettazioni: selezionando da una parte quelle rilevanti ai fini dell’inchiesta, e la cui pubblicazione sarebbe consentita (anche prima della conclusione delle indagini); e dall’altra, invece, quelle che coinvolgono persone estranee ai fatti, e che verrebbero secretate non avendo alcuna rilevanza ai fini dell’investigazione.

Un passo in avanti significativo, e che viene salutato con entusiasmo dalla Presidente della Commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno:

Credo che questo testo sia un balzo in avanti. Credo che sia innegabile che questo emendamento vada incontro alle istanze che sono state rappresentate dal mondo dell’informazione. Personalmente ho sempre detto che bisognava andare in questa direzione, sicuramente questa opzione mi sembra estremamente positiva. Più che di un passo in avanti mi sembra un balzo in avanti nel testo”.

Adesso resta da emendare la norma del ddl che prevede l’obbligo di rettifica (entro 48 ore) a carico dei blogger.

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Fini: “Mangano non è un eroe”

martedì, 20 luglio 2010



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Il dito e la luna

giovedì, 15 luglio 2010

Berlusconi ha mezzo governo e mezzo partito sotto inchiesta. Di chi è la colpa? Ma di Fini, naturalmente.

I pubblici ministeri capitolini ritengono che Cosentino e Verdini abbiano dato vita ad un’associazione segreta con finalità poco commendevoli (per usare un eufemismo). Di chi è la colpa? Ma di Fini, naturalmente.

Nicola Cosentino, da altri inquirenti, è considerato connivente con la camorra, e sul suo capo, nei mesi scorsi, è piovuta una richiesta d’arresto. Di chi è la colpa? Ma di Fini, naturalmente.

La Lega si è opposta all’abolizione delle Province che il Pdl aveva promesso in campagna elettorale. Di chi è la colpa? Ma di Fini, naturalmente.

La Lega ha impedito la liberalizzazione dei servizi pubblici locali prevista nel programma del Pdl. Di chi è la colpa? Ma di Fini, naturalmente.

A causa del Federalismo fiscale che la Lega vuole a tutti i costi venga approvato in questa legislatura, Berlusconi non abbasserà le tasse come aveva promesso in campagna elettorale. Lo ha scritto anche Il Giornale “di famiglia”: “Il Cavaliere è stato categorico, soprattutto dopo che gli hanno spiegato nel dettaglio perché per abbassare la pressione fiscale bisognava attendere “l’entrata a regime del federalismo fiscale”. Che, tradotto, significa la prossima legislatura, anno 2013”. Di chi è la colpa? Ma di Fini, naturalmente.

La manovra finanziaria scritta da Tremonti inverte l’onere della prova a carico del contribuente: questi, in caso di contenzioso tributario, sarà considerato colpevole fino a prova del contrario. Una misura indubitabilmente comunista, da stato di polizia, e che manderà in bestia centinaia di migliaia di imprenditori che, c’è da starne certi, non voteranno mai più per il centrodestra. Di chi è la colpa? Ma di Fini, naturalmente.

La manovra finanziaria redatta da Tremonti introduce un’altra misura da stato di polizia: la tracciabilità dei pagamenti per importi superiori ai 5.000 euro. Una misura indiscutibilmente inutile. Che non riuscirà a contrastare l’evasione fiscale (perché facilmente raggirabile). E che, però, renderà ancora più onerosa l’esistenza a numerosi imprenditori onesti. Di chi è la colpa? Ma di Fini, naturalmente.

La manovra finanziaria di Tremonti avrà effetti depressivi – come ammesso dallo stesso ministro dell’Economia – sul nostro Pil. In più, dall’anno prossimo, a causa dei tagli – modesti, non selettivi e non strutturali – in essa contemplati, i cittadini dovranno fronteggiare un nuovo inasprimento della pressione fiscale locale (urrà!). Di chi è la colpa? Ma di Fini, naturalmente.

È colpa di Fini, ovviamente, ad avviso di quei gran geni che scrivono su Libero e su Il Giornale.

E c’è pure chi sostiene che i coglioni stiano solo a sinistra.

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Scontro Fini-Bondi (il video)

venerdì, 2 luglio 2010


Il pizzino di Gianfranco

giovedì, 13 maggio 2010

È scritto in codice, e il suo contenuto può essere compreso solo in parte. Ad ogni buon conto, Fini ha consegnato un messaggio al Cav. (tramite Carmelo Briguglio):

“Capiremo da qui a non molto se la crisi dei rapporti, politici e personali, tra Berlusconi e Fini può essere riassorbita con uno sforzo ulteriore. I fatti di queste ore ci dicono quanto meno che i tempi non sono maturi.
Non nascondiamoci la realtà: non è nemmeno detto che la divergenza tra i due cofondatori del Popolo della libertà sia recuperabile. Possiamo auspicarlo, ma non dipende da nessuno, nemmeno dai protagonisti. Non è questione di buona volontà o di dichiarazioni d’intenti. È la politica.

I prossimi giorni ci diranno se si tratta di punti di vista diversi non riducibili “ad unum”.
Intanto, qualche idea sul metodo può aiutare a rimuovere dalla via i massi che ostruiscono il cammino. In questi anni abbiamo imparato poche regole di qualche utilità“.

Ed arriva la parte cifrata:

“La prima la ripetiamo da tempo: i capi parlano con i capi. Meglio: i capi parlino con i capi. Quando un capo “salta” l’altro capo e parla con i sottoposti, la fine del rapporto è assicurata. Facile capire perché. Temo sia successo dalle nostre parti. In mezzo ci sono gli eccessi degli “ex”, da sempre deleteri. Il saggio contiene gli “ex” e non li fa decidere al suo posto.
La seconda: pacta sunt servanda, soprattutto tra soci. Dannoso aggirarla.
Terzo, non sottovalutare mai l’altro: chi ti suggerisce di valutarlo al ribasso è interessato a fare la cresta. In suo favore. I numeri sono quelli che sono e non quelli che per tanto tempo (si) dissero. E poi le campagne acquisti funzionano nel calcio, ma in politica fino a un certo punto. Ormai siamo al certo punto. Quarto: …scripta manent. È utile rivisitare gli scripta: carte alla mano e firme autenticate. E’ bello riscoprire cosa si volle fondare, con chi e come. Forse è stato dimenticato qualcosa.
Last but not least: la Patria in pericolo può fare miracoli tra chi ha ancora il vizio di crederci.
Pro salute rei publicae: provarci ancora forse è un dovere”.

L’essenziale è che questa telenovela finisca presto, perché abbiamo altro – e di più importante – di cui occuparci.

P. s. Tentativo di decrittare il messaggio: “Silvio, ricorda che hai promesso che sarei stato io, il tuo successore. Era negli accordi; ora non puoi rimangiarti la parola. Altrimenti ne pagherai le conseguenze”.

P. p. s. Fini, forse, ha inteso recapitare anche un altro pizzino, oggi: “Il presidente pro-tempore della Camera non può esprimersi sulle proposte all’esame del Parlamento. Pro-tempore non vuol dire che intendo dimettermi ma che tutto ha un termine. Lo dico a scanso di equivoci”.

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Gli elettori del PdL dicono sì al confronto tra Fini e Berlusconi

mercoledì, 12 maggio 2010

(continua…)

Gianfranco Fini lancia i circoli di Generazione Italia (video)

lunedì, 3 maggio 2010

[HT: Generazione Italia]

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Finalmente s’ode qualcosa di destra: “Tagliare la spesa pubblica per abbassare le tasse. Ne va del nostro futuro”

mercoledì, 28 aprile 2010

Meno male che Gianfranco c’è:

““Noi vogliamo un’Italia con meno tasse e meno burocrazia, un’Italia che dia più spazio a chi assume il rischio d’impresa, a chi si assume il compito di produrre lavoro e benessere: noi vogliamo un’Italia, insomma, che dia più spazio al privato e meno allo Stato: un’Italia con più privato e meno Stato!”. Parole e musica di Silvio Berlusconi. Da applausi. Era il 6 febbraio 1994. Una frase che se ripetuta oggi, dinanzi a una platea di elettori del Pdl, probabilmente riscuoterebbe gli stessi applausi. E proprio qui sta il problema. Oggi, anno del Signore 2010, la situazione non è cambiata. La pressione fiscale era al 44,7 nel 1994. Oggi è al 43,2% (dati Istat). La riforma fiscale di cui parlava Tremonti nel bellissimo Libro Bianco del 1994 non c’è stata nel ’94-’95, né nel 2001-2006, né nell’attuale Legislatura.

(continua…)