Antonio Di Pietro è probabilmente l’unico politico dell’Occidente evoluto cui venga accordata una sorta di protezione totale, dai mainstream media: è indiscutibilmente un fascista; mostra senza alcun timore forme di aperta ostilità nei confronti della democrazia liberale; a chiacchiere difende la Carta salvo vilipendere, ogniqualvolta gli risulti conveniente, le Istituzioni da essa riconosciute (si pensi agli insulti che rivolge al Capo dello Stato, e che, oltretutto, integrano illeciti puniti dal nostro codice penale agli articoli 278 e 279); vorrebbe istituire una sorta di Stato di Polizia che, in spregio al dettato costituzionale del secondo comma dell‘articolo 27, considerasse colpevole, fino a prova del contrario, il cittadino accusato di un reato; si fa vessillifero della cosiddetta questione morale eppure ha un partito pieno zeppo di inquisiti, piduisti, presunti mafiosi e camorristi; si scaglia contro chiunque cerchi, nei modi previsti dalla legge, di sottrarsi alla giustizia, e però poi s’avvale della immunità parlamentare – cui potrebbe rinunciare – per non finire condannato nei processi intentati a suo carico.
Articoli marcati con tag ‘Gli inquisiti dell’Italia dei Valori’
Di Pietro, l’impunito
mercoledì, 23 giugno 2010Di Pietro indagato per truffa
lunedì, 21 giugno 2010
Antonio Di Pietro avrebbe gestito in maniera truffaldina i rimborsi elettorali delle Europee del 2004. Per questo motivo, e a seguito di una denuncia presentata da Elio Veltri, la Procura di Roma lo ha iscritto nel registro degli indagati.
Naturalmente, il leader dell’Italia dei Valori è innocente fino a prova del contrario.
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Di Pietro candida piduisti e poi si scaglia contro la P2
domenica, 3 gennaio 2010
Se esistesse un premio per la paraculaggine, Di Pietro se lo sarebbe aggiudicato già da un pezzo: per indiscussi meriti. D’altra parte, in tale ambito, mostra di essere il politico più talentato.
Ad esempio (Commissione d’inchiesta? Sì, ma anche no).
Si sveglia un giorno, e dichiara di non volere alcuna commissione parlamentare d’inchiesta sul G8 di Genova. Passa un po’ di tempo, cambia il vento, si convince che possa tornargli utile, e allora – come se niente fosse – chiede che ne venga istituita al più presto una.
Ancora (Condoni? No, ma anche sì).
E’ all’opposizione, e impreca contro i condoni fatti dal centrodestra: “Sono immorali”, dice. Poi si va a nuove elezioni, la sua coalizione vince, e lui diventa ministro. E che fa? Come se fosse la cosa più normale al mondo vota tre – 1, 2 e 3 – condoni (di cui uno valevole come amnistia).
Di più (Immunità parlamentare? No, ma anche sì).
Un giorno sì e l’altro pure inveisce contro la Casta, sentenziando: “Se non ci fosse l’immunità parlamentare buona parte dei politici finirebbe al gabbio!”. Poi succede che qualcuno lo citi in giudizio per diffamazione, e lui riesca a spuntarla – e a non essere condannato – proprio grazie alla tanto vituperata immunità (cui avrebbe potuto rinunciare).
Sempre più in alto (Sfiducia contro la Iervolino? Sì, ma anche no).
Bassolino e Iervolino finiscono sotto i riflettori a causa dei ben noti scandali campani. E Tonino che fa? Da buon paraculo, prende le distanze dai due e dichiara: “La battaglia dell’Italia dei valori per il rinnovamento del quadro politico passa attraverso la sfiducia alle giunte Bassolino e Iervolino. Chi non lo farà sarà fuori dal partito”. Poi passa qualche mese, il suo unico consigliere comunale presenta una mozione di sfiducia contro la Iervolino, e il Ducetto di Montenero di Bisaccia – sempre come se niente fosse – proclama: “Deploriamo il comportamento del consigliere comunale che, pur facendo parte dell’Idv, ha sottoscritto insieme al Pdl la mozione di sfiducia nei confronti della Iervolino. Pertanto, o il consigliere ritira la firma o può considerarsi fuori dal partito”.
Ancora più su (Candidare indagati, mafiosi, riciclati e inquisiti? No, ma anche sì).
Un giorno sì e l’altro pure rivendica la “purezza” del proprio movimento politico e lancia strali contro gli altri partiti: “Son pieni di riciclati, indagati, mafiosi, e rinviati a giudizio!”. Ohibò. E l’Italia dei Valori chi accoglie tra le proprie fila? Riciclati, indagati, mafiosi e rinviati a giudizio: parola di MicroMega e del deputato Idv Franco Barbato.
Fino al sole (P2? No, ma anche sì).
E qui arriviamo all’argomento clou. Da tre lustri, Totonno Di Pietro usa contro Silviuccio nostro la storiella della P2: “Ha fatto parte della loggia massonica deviata, è documentato. Dunque, tra le tante cose, è anche un eversore antidemocratico”. Ohibò!
Peccato, però, che Di Pietro non sappia che il processo contro la P2 si sia concluso con tale verdetto:
“La Loggia P2 non cospirò contro le istituzioni dello Stato. Lo ha stabilito la seconda corte d’assise d’appello di Roma che ha confermato la sentenza di assoluzione”. Inoltre: “La sentenza di ieri (…) riduce a una seppur ardita proposta di riforma istituzionale il famoso “Piano di Rinascita democratica” col quale Gelli si proponeva di diventare il “burattinaio” dell’ Italia” (La Repubblica, 28 marzo 1996).
Peccato che Di Pietro non sappia (o faccia finta di non sapere) – altresì – che buona parte di coloro che alla P2 aderirono, ne ignorava la natura “deviata”; e vi si iscrisse perché – all’epoca – farlo era molto à la page. A tal punto, che tra i tesserati figuravano anche tante persone di sinistra: come Maurizio Costanzo, ad esempio.
Era una cosa così alla moda e apparentemente “innocua“, aderire alla P2, che finanche il Generale antimafia Carlo Alberto Dalla Chiesa – brutalmente trucidato da Cosa Nostra il 3 settembre 1982 – compilò i moduli contenenti la richiesta d’iscrizione ad essa (iscrizione che, però, non fu mai perfezionata).
Peccato, poi, che Di Pietro non sappia – o faccia finta di non sapere – che in tutte le logge massoniche al mondo, a cominciare da quelle regolari, gli iscritti siano ripartiti in 33 gradi, dal più basso al più alto; e che il Cav., come la più parte di coloro che si iscrissero alla P2 pensando fosse “solo” una cosa da “fighetti“, era un semplice “apprendista muratore“: cioè occupava il grado più basso all’interno della “gerarchia massonica”. Affermare che tramasse con Licio Gelli, dunque, è un po’ come postulare che un usciere della Banca Centrale Europea ne determini la politica monetaria. Né più, né meno.
Detto questo, non si può fare a meno di notare come anche con la vicenda della P2 Di Pietro faccia il paraculo. Il perché, è presto spiegato, grazie ad un breve estratto di un articolo di Marco Zerbino (apparso su MicroMega):
“Casi come quello di Garifo, Proto e Isolabella sono dei bruscolini, se paragonati all’errore madornale che Di Pietro stava per commettere in Liguria nel 2001. Alle elezioni politiche tenutesi quell’anno l’ex magistrato aveva tutta l’intenzione di inserire come capolista a Genova Filippo De jorio, avvocato di estrema destra vicinissimo a Giulio Andreotti il cui nome era stato rinvenuto anni prima negli elenchi degli appartenenti alla P2 (tessera numero 1965, fascicolo 511). De Jorio (…) era stato anche accusato di aver avuto un ruolo di primo piano nel Golpe Borghese del 7 dicembre 1970. A nulla erano valsi gli allarmi lanciati in privato a Di Pietro (…) : dal processo sul fallito putsch militare (…) De Jorio era uscito con un’assoluzione, e tanto bastava all’ex magistrato per candidarlo (…) Tonino aveva risposto con il suo consueto aplomb: “Se non vi va bene, ve ne potete pure andare!”.
Alla fine, complice anche un’intervista rilasciata da Paolo Flores d’Arcais al Secolo XIX (…) Di Pietro avrebbe desistito, congelando la candidatura (…). La disavventura non impediva comunque all’ex simbolo di Mani Pulite, che oggi non perde occasione per tuonare contro la deriva piduista in atto, di candidare cinque anni più tardi alla Camera dei deputati Pino Aleffi, anche lui presente nelle liste di Castiglion Fibocchi” (per la precisione, il nome di Aleffi è presente nel fascicolo 762, nota di camelot).
Esiste un politico più paraculo di lui?
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Tonino faccia di bronzo
lunedì, 21 dicembre 2009
Tra qualche lustro, nei manuali di psichiatria, alla voce “Disturbo narcisistico della personalità” si citerà, come caso concreto, quello di Tonino Di Pietro.
Ma questa non è l’unica ragione per cui il leader del movimento neofascista Italia dei Disvalori passerà alla storia.
Il Ducetto di Montenero di Bisaccia, infatti, sarà ricordato soprattutto per un motivo: aver predicato bene e razzolato malissimo.
Partiamo da questa sua recente dichiarazione:
“È un messaggio importante dire ai lettori: guardate, noi candidiamo solo gente perbene. Io stesso, nel mio partito, sono molto vigile”.
Di Pietro è “molto vigile”, non c’è dubbio. Ne è convinto anche il deputato Idv Franco Barbato; che lo ha ribadito in più circostanze (31/12/2008):
“Mi sospendo dagli incarichi dell’Italia dei Valori in Campania perché qui nel partito spuntano i camorristi, strane facce, gente alla quale io nemmeno stringerei la mano. Questo è il primo passo. O facciamo pulizia o me ne vado”.
“Ma che vuole che sia la storia di Cristiano. Rispetto alle grane che abbiamo è una pagliuzza. Corriamo il rischio di diventare il partito taxi su cui salgono quelli che vogliono rubare, arraffare, farsi i fatti propri”.
“Io che sono il guardiano del dipietrismo in Campania dico che i conti dell’Idv non tornano. Ma le pare che quando riapre la Camera mi debba sedere a fianco del collega di partito Amerigo Porfidia, indagato per camorra dal brillante e coraggioso pubblico ministero che conduce le inchieste sui Casalesi?“.
Mentre Di Pietro vigilava, il 4 gennaio 2009, ad Alessandra Arachi – sul Corriere della Sera – Barbato aggiungeva:
“Se un giudice coraggioso come Raffaele Cantone ha messo sotto accusa Porfidia per il 416 bis, ovvero la criminalità organizzata di stampo camorristico, qualche domanda ce la dobbiamo porre”.
Quanti parlamentari ha l’Italia dei Valori in Campania? (chiede la giornalista)
“Tre deputati e due senatori. Ma io mi riferisco a tutti gli uomini del partito: ai consiglieri regionali e a tutto un apparato di sottogoverno e di tanti altri amministratori locali”.
Cosa succede?
“I panni sporchi si lavano in famiglia”.
Va bene, ma per capire.
“Per capire bisognerebbe aver assistito ai tanti esecutivi regionali ai quali ho partecipato io”.
Cosa succedeva?
“Si proclamava l’acquiescenza alla camorra”.
“In quegli esecutivi ho sentito frasi tipo: “In politica la legalità va bene dal Nord al Garigliano. Poi dal Garigliano bisogna applicare altre regole“”.
Non pago di queste affermazioni, e mentre Totonno seguitava a “vigilare”, il 15 gennaio 2009, ancora intervistato da Alessandra Arachi, Barbato rincarava la dose:
“In Campania l’Italia dei Valori rischia di essere travolta dal sistema affari-politica-camorra”.
Lei l’ha già fatta questa denuncia. E Nello Formisano, il segretario regionale dell’Italia dei Valori in Campania, l’ha invitata a fare i nomi (afferma la giornalista).
“Ah sì? Eccone uno, forse il più importante: Nicola Marrazzo. Ci sono molte brutte storie legate allo scandalo della sua famiglia, suo fratello Angelo, le loro aziende dei rifiuti e il legame con il clan dei Casalesi, ma…”.
“Per Nicola Marrazzo non c’è bisogno di scomodare la famiglia”.
“E’ stato appena eletto capogruppo dell’Italia dei Valori alla Regione: Marrazzo ce lo ha messo nel suo curriculum di quando faceva l’assessore a Casandrino?”.
Doveva mettercelo?
“Casandrino, il comune da lui amministrato, venne sciolto per infiltrazioni camorristiche. I carabinieri di Napoli (rapporto 013365/115) hanno indicato Nicola Marrazzo come legato ad un clan della camorra, i Puca. In quel comune, come risulta dalla relazione dei carabinieri, gli amministratori si dividevano in correnti alquanto particolari”.
Perché particolari?
“Perché le correnti anziché avere come referenti i politici avevano i clan della camorra: da una parte i Puca, dall’altra i Verde. Ma vogliamo parlare anche di Cosimo Silvestro?”.
“E’ stato il capogruppo alla Regione di Italia dei Valori prima di Marrazzo. Poi, a fine ottobre, il Corriere del Mezzogiorno ha molto ben raccontato un altro scandalo di camorra che lo travolto: Cosimo Silvestro metteva a disposizione il badge magnetico e la paletta della regione Campania al suo assistente, Ciro Campana, che in auto blu portava a spasso due persone affiliate ai clan di Pomigliano D’Arco”.
E cosa è successo?
“Di Pietro si è arrabbiato molto. Lo ha allontanato dal partito”.
Bene, dunque, no?
“Già. Peccato che Nello Formisano abbia appena reinserito Silvestro nel partito”.
Ne è sicuro?
“Purtroppo sì”.
Non c’è che dire: Tonino è sempre “molto vigile”.
P.S. Naturalmente, come tutti gli esponenti dell’Italia dei Valori, anche Franco Barbato predica bene e razzola malissimo.
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Totò, Peppino e la Malafemmina
domenica, 20 dicembre 2009
Totò:
“Le alleanze? In Calabria saremo in corsa con il presidente degli industriali, un imprenditore minacciato che si è rifiutato di pagare il pizzo; in Campania invece saremo alternativi a un Pd che propone un rinviato a giudizio come Vincenzo De Luca o un compromesso nella gestione Bassolino come Ennio Cascetta”.
“Se il Pd non sarà capace di dare un segnale di discontinuità forte indicando un nome nuovo e diverso da quelli in campo, credo sia auspicabile intraprendere una strada diversa. Penso ad un accordo tra quelle forze del centrosinistra che più spingono per un rinnovamento radicale, visto il fallimento dell’attuale classe dirigente campana”.
La Malafemmina:
“Scusate, ma voi siete dell’Italia dei Valori?”.
Totò e Peppino:
“Certo! Non lo si capisse?”.
La Malafemmina:
“No, è che per capirlo, lo si capisce. Quello che non è chiaro è come facciate ad avere una simile faccia tosta”.
Totò e Peppino:
“Badi come parlo: che noi potessimo anche querelarla, se ci andrebbe!!!”.
La Malafemmina:
“No, per carità di patria: lasciate perdere la querela. Piuttosto ditemi…”.
Totò e Peppino:
“Siam qui per servirla, dicessi. Dicessi pure…”.
La Malafemmina:
“Sì… Ma Nello Di Nardo è dell’Italia dei Valori?”.
Totò e Peppino:
“Certo!”.
La Malafemmina:
“E anche Nello Formisano, vero?”.
Totò e Peppino:
“Ovvio”.
La Malafemmina:
“Anche Americo Porfidia, è così?”.
Totò e Peppino:
“Sì, è proprio così. Ma dove volesse arrivare? Non la capibbimo. Parlerebbe fuori di meteora, così la comprendessimo….“.
La Malafemmina:
“……………”.
Totò e Peppino:
“Signorina? Signorina? Dove andasse? Perché non risponderebbe più?”.
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Camorra, arrestato consigliere comunale del Pdci
giovedì, 26 novembre 2009
Nella mia città, la Napoli del malaffare – quella della Iervolino, di Bassolino e del Partito democratico -, può accadere di tutto.
Può accadere, ad esempio, che subito dopo le elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale, parliamo del 2006, la Dda metta sotto inchiesta due esponenti della Margherita per voto di scambio (“i due candidati avrebbero “appaltato” la loro campagna elettorale a esponenti della camorra”).
Così come può accadere che, nelle provincia di Napoli, 83 Comuni su 92, quasi tutti guidati dal centrosinistra, vengano sciolti – o comunque messi sotto indagine – per Camorra.
Così come può capitare che, a carico di una nostra vecchia conoscenza, il dipietrista Americo Porfidia – già indagato per Camorra, e ciò nonostante candidato al Parlamento da Di Pietro -, la Procura di Caserta confermi l’accusa di tentata estorsione con l’aggravante del favoreggiamento camorristico.
Quindi non stupisce più di tanto il fatto che, a seguito di una retata contro il clan camorristico Sarno – che ha portato all’arresto di 19 persone -, sia finito ai ceppi anche un consigliere comunale partenopeo del Partito dei comunisti italiani.
Naturalmente, anche per quest’ultimo vale la presunzione d’innocenza fino a prova del contrario.
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Processo a Di Pietro: ecco le 10 domande
martedì, 10 novembre 2009
C’è sempre un puro più puro che ti epura.
Nell’Italia dei Valori, le acque sono ancora agitate: Antonio Di Pietro, infatti, continua ad essere contestato.
Addirittura, c‘è chi lo ha messo sul banco degli imputati; istruendo a suo carico un processo.
Lo ha fatto la “Procura” di MicroMega; pubblici ministeri, Salvatore Borsellino e Andrea Scalzi.
Ecco le domande che hanno rivolto all’”inquisito di valore”:
“1) Di Pietro ha detto in una intervista che nelle liste di IDV non c’è un solo caso di incandidabilità, di immoralità e che tutti gli eletti e i candidati hanno il certificato penale al seguito, precisando che si intende per “immoralità” l’essere condannato con sentenza definitiva. Si rende conto l’Idv che, secondo questa lettura, un personaggio come Marcello Dell’Utri, non ancora condannato in via definitiva, sarebbe da ritenersi candidabile?
2) Nella stessa intervista Di Pietro ha affermato che Orazio Schiavone non è “neanche più condannato” perché il suo reato, secondo la “normativa successiva non è più neanche reato”. Lei ritiene che l’Idv possa candidare persone che hanno commesso reati che tuttavia, grazie alle depenalizzazioni del governo Berlusconi – ad esempio il falso in bilancio – “non sono più neanche reati”? Per quanto riguarda Porfidia, Di Pietro dice che non è vero che è indagato per il 426 bis, ma per un “banalissimo abuso d’ufficio” di quando era sindaco. Non pensa che la base di IDV, soprattutto i giovani, vogliano essere rappresentati da persone che non abbiano commesso neanche dei “banalissimi abusi”?
3) Di Pietro ha affermato che su 2500 eletti nell’IDV ci sono appena 32 persone che provengono da esperienze politiche precedenti. La cifra sembra molto bassa, ma se anche fosse, non pensa che sia un problema che queste persone abbiano in parecchi casi una storia caratterizzata da disinvolti salti da uno schieramento all’altro che dimostrano, se non altro, una spiccata tendenza all’opportunismo e al trasformismo?
4) Nel raduno di Vasto sono intervenuto dicendo che per la prima volta avevo accettato di partecipare ad un raduno nazionale di un partito perché in quel partito mi sentivo a casa mia e con me si sentivano “a casa” i tanti giovani che si riconoscono nel movimento delle “Agende Rosse”. Dissi anche che mi sarei sentito a casa mia fino a quando anche quei giovani si fossero sentiti a casa loro. Possiamo sperare, sia io che questi giovani, che il processo in atto per fare veramente diventare IDV il partito della Giustizia, della Legalità, della Società Civile prosegua ed arrivi a compimento in maniera da farci sentire “definitivamente” a casa nostra?
5) Non pensa che sarebbe necessario dare una ulteriore spinta alla “democratizzazione” interna arrivando a pensare ad un segretario eletto dalla base attraverso delle “primarie”? Negli incontri che faccio in tutte le regioni d’Italia, per la maggior parte organizzati da giovani, raccolgo un diffuso senso di disagio: molti sono entrati con entusiasmo in IDV ma oggi si sentono scoraggiati perchè non hanno la possibilità, a causa degli ostacoli posti dai dirigenti locali del partito, di tradurre in attività concreta la loro adesione. Non crede che questa situazione possa portare questi giovani ad un passo indietro rispetto alla loro militanza in IDV, e a frenare l’ingresso di tanti altri giovani che potrebbero essere una iniezione di forze nuove, attive e spesso entusiaste?
6) L’Italia dei Valori è diventato il privilegiato approdo di molti delusi da sinistra, più per demeriti altrui che per meriti propri. E’ un partito che usufruisce di voti fluttuanti, radicalizzati ma non radicati. Un voto “in assenza di”: non un’adesione pienamente convinta. Quando scatterà – se scatterà – l’appartenenza?
7) L’immagine attuale dell’Italia dei Valori è quella di un partito in cui le personalità maggiori coincidono con Di Pietro e De Magistris: due ex magistrati. E’ normale o piuttosto il segnale che il “giustizialismo” può diventare un assillo, quasi una devianza patologica?
8) La questione morale è centrale nell’Italia dei Valori. L’inchiesta di MicroMega sembra però avere infastidito la nomenklatura. Per chi fa politica come l’Idv, sempre sull’orlo del populismo, è costante il rischio che a furia di fare i Robespierre prima o poi spunti un Saint-Just a rubarti scena (e testa). Non è per questo particolarmente sbagliato minimizzare i problemi interni (per quanto inferiori alla media)? Non avvertite l’esigenza di dimostrare che le Sonia Alfano e i Gianni Vattimo non erano specchietti per le allodole?
9) Il momento più basso dell’Idv è stato il voto contrario alla Commissione d’Inchiesta sulle mattanze a Bolzaneto e Scuola Diaz, quando il vostro partito era al governo. E’ di queste settimane il calvario di Stefano Cucchi. L’impostazione “poliziottesca” dei quadri dirigenziali dell’Idv (emblematico il caso Giovanni Palladini) può portare a una sottovalutazione di vicende analoghe? La vostra attenzione alla legalità contempla anche il garantismo e il coraggio di non reputare intoccabili magistrati e forze dell’ordine?
10) L’Italia dei Valori prospera per la risibile debolezza del Pd e perché il bipolarismo italiano è drammaticamente atipico: non centrosinistra e centrodestra, ma berlusconiani e antiberlusconiani. Questa radicalizzazione avvantaggia un partito di lotta come l’Idv: di lotta, ma non di governo. Cosa farà l’Italia dei Valori quando Berlusconi non ci sarà più? Non è un partito che, paradossalmente, per prosperare ha bisogno anzitutto del Nemico?”.
Altre informazioni utili, qui.
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Piduisti, faccendieri, condannati, indagati per camorra, mafia o truffa: l’Italia dei Valori raccontata da MicroMega
lunedì, 28 settembre 2009
Se un partito si fa paladino della questione morale, e sol per questo raccoglie consensi, il minimo che si possa pretendere è che esso abbia un ceto politico di specchiata moralità. Se si scopre, però, che così non è, ch’esso ospita politici “disinvolti” e traffichini, il minimo che si possa fare è denunciarne la “doppiezza“.
E’ quanto ha fatto la rivista MicroMega. Che, in un articolo firmato da Marco Zerbino, ha passato ai raggi X l’Italia dei Valori. Ecco cos’ha scritto in proposito il giornalista (“C‘è del marcio in Danimarca. L‘Italia dei valori regione per regione“):
“A livello locale, le ali del gabbiano arcobaleno sembrano troppo spesso zavorrate dal peso della sua contiguità a un ceto politico dai modi di fare discutibili, in molti casi approdato all’Idv dopo svariati cambi di casacca, alcuni dei quali acrobatici, e in seguito a ponderatissimi calcoli di convenienza personale. Non proprio quello che si aspetterebbe da un partito che aspira a incarnare un nuovo modo di fare politica (pagina 38).
The Honourable Antonio Di Pietro
mercoledì, 22 luglio 2009
Divulghiamo il testo in lingua inglese dell’inserzione che ci accingiamo a pubblicare su siti internazionali di informazione, per far conoscere a tutto il mondo di che pasta è fatto “The Honourable Antonio Di Pietro”, l’uomo che alla vigilia del G8 ha scelto – per attaccare il governo – di infangare l’Italia, attaccare il Capo dello Stato, insultare milioni di elettori con le sue inserzioni su The Guardian e The International Herald Tribune. E’ bene che l’opinione pubblica internazionale possa giudicare Di Pietro per quello che è e per quello che è stato, per ciò che fa e per ciò che ha fatto.
The honourable Antonio Di Pietro, current leader of L’Italia dei Valori, has published on various daily newspapers a text in which he affirms that in Italy the principals of “democratic liberty and independence of the Constitutional Court” have been violated, and that for this reason there is a risk that the country will shift from a “democracy to an actual dictatorship”.
It is important to inform you of the behaviours and activities of the honourable Di Pietro when he was a magistrate in the Public Prosecutor’s office in Milan. Notice that the persons involved – Mr. Gorrini and Mr. D’Adamo – were prosecuted for corruption and other crimes by the Public Prosecutor’s office in Milan, exactly were was working Mr. Di Pietro, considered one of the most important magistrate for the inquiry named “Mani Pulite” (Clean Hands).
1.Magistrate Di Pietro received 100M Lira interest free from the entrepeneur Gorrini, which were given back with bank drafts, then collected and wrapped up in newspaper right before resigning in 1994.

















































































