Articoli marcati con tag ‘Governo Prodi’

La coerenza? Roba da fessi (2)

giovedì, 17 giugno 2010

Venne presentato il 14 settembre 2006, e approvato alla Camera dei Deputati – da maggioranza e opposizione (Italia dei Valori inclusa) – il 17 aprile 2007: parliamo del disegno di legge 1638, recante “Disposizioni in materia di intercettazioni telefoniche ed ambientali e di pubblicità degli atti di indagine”.

Per capirne le finalità, è sufficiente esaminarne il primo articolo:

“Art. 1.

(Modifiche all’articolo 114 del codice di procedura penale).

1. All’articolo 114 del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 2 è sostituito dal seguente:

«2. È vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, degli atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero o delle investigazioni difensive, anche se non più coperti dal segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare. Qualora venga disposta l’archiviazione del procedimento, è vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, degli atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero o delle investigazioni difensive»;

(continua…)

Emma Bonino: Nostra Signora delle Tasse

martedì, 2 febbraio 2010

Dunque, agli occhi degli elettori, di tutti gli elettori, Emma Bonino appare come una liberista: come una persona, cioè, ostile all’interventismo statale e favorevole al mercato.

Questa convinzione è talmente radicata che la leader antiproibizionista è vista con favore anche dagli elettori del centrodestra. Prova ne sia un recente sondaggio elaborato da Renato Mannheimer, dal quale emerge che se il duello Bonino-Polverini si svolgesse su scala nazionale, l’esponente Radicale sarebbe votata dal 9% degli elettori del Pdl, dal 17% degli elettori della Lega Nord, e addirittura dal 23% degli elettori dell’Udc. Se questi dati fossero confermati anche nel Lazio, ove la Lega non corre, la Bonino risulterebbe plebiscitata dal 32% degli elettori moderati (Pdl+Udc). Cioè da un elettore su tre dello schieramento avverso al centrosinistra.

Evidentemente, c’è chi ha dimenticato alcuni aspetti della vita politica della Bonino. Vediamo di ricordarli.

Quantunque si presenti come un’outsider, come un soggetto politico estraneo al “sistema”, la leader Radicale ha avuto, invece, importanti responsabilità di governo. In particolar modo, nella precedente legislatura ha ricoperto, all’interno del Governo Prodi, l’incarico di Ministro per il Commercio internazionale e per le Politiche europee. In tale veste, giova ricordare, la Bonino propose di introdurre dazi a difesa delle nostre calzature. Il che, come dire, è più da social-comunisti che da liberisti.

Fin qui, però, niente di straordinario. Il meglio, e si fa per dire, deve ancora venire.

La cara Bonino, infatti, con il proprio voto favorevole in Consiglio dei Ministri, al pari di Bersani e di Di Pietro rese possibile l’introduzione di 67 nuovi balzelli. Altro che liberista: l’esponente Radicale gode a vessare fiscalmente il contribuente, e nei fatti propugna un interventismo statale non dissimile da quello caldeggiato dai comunisti Ferrero e Diliberto (con cui, non a caso, era alleata).

La cara Bonino, inoltre, con il proprio voto contribuì a fare aumentare – da Ministro prodiano – la pressione fiscale di 3 percentuali in due anni. E per questo motivo, l’Italia divenne il sesto paese più tartassato al mondo.

Il centrodestra, infatti, aveva lasciato il prelievo fiscale al 40,5%; il centrosinistra di Emma Bonino lo fece risalire al 43,3% (“La pressione fiscale infatti, sempre secondo l’Istat, salita nel 2007 al 43,3% del Pil, il massimo dal 1997, l’anno dell’ «Eurotassa» nel quale toccò il 43,7%“, Corriere della Sera).

Carta canta:

A causa della scellerata politica fiscale approvata dall‘esponente Radicale, poi, la disoccupazione – nel nostro paese – subì un improvviso aumento a partire dal primo trimestre 2008: quando governava lei e i suoi amici comunistardi.

Allo stesso modo, la domanda al consumo iniziò a subire una flessione a partire dall’aprile di quello stesso anno; facendo registrare un -3,4% nel comparto dei beni non alimentari, e un -0,8% nel settore dei beni alimentari (La Repubblica).

Ecco, se fossimo elettori del Lazio, prenderemmo in considerazione anche questi aspetti, per nulla trascurabili, della biografia politica della Bonino. La quale, ai nostri occhi, più che Satana pare Nostra Signora delle Tasse.

Che Dio ce ne scampi e liberi.

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La sinistra ostacolò la cattura di Bernardo Provenzano

giovedì, 3 dicembre 2009

Romano Prodi e Giorgio Napolitano foto

Correva l’anno 1998. Al governo c’era il centrosinistra; al Ministero degli Interni, Giorgio Napolitano.

Un reparto speciale della Guardia di Finanza, lo Scico, era sulle tracce di Bernardo Provenzano, il boss dei boss della Mafia. Forse si era prossimi alla sua cattura.

Un bel giorno, però, senza una plausibile ragione, il suddetto corpo d’élite venne sciolto dal titolare degli Interni.

A raccontare l’accaduto è il generale di Corpo d’Armata, Mario Iannelli; all’epoca dei fatti, Capo dello Scico:

Nel 1998 coordinavo un’indagine riservatissima su Bernardo Provenzano, latitante dal 1963 e finimmo smantellati, trasferiti. Una fonte ci aveva avvertiti che il boss soffriva di problemi al sistema urinario, così piazzammo numerose telecamere fuori da cliniche, ambulatori, e case di medici e infermieri nella zona di Bagheria. Quando poi cominciammo a perquisire casolari, covi appena abbandonati, quando iniziammo cioè ad avvicinarci al superlatitante arrivò all’improvviso l’ordine di azzerare lo Scico, la struttura che presiedevo. Fummo trasferiti. L’inchiesta arenata”.

Lo Scico era un gruppo di eccellenza, ammirato in tutta Europa:

I reparti speciali della Gdf vennero istituiti nel 1992 per combattere la mafia dopo la morte di Falcone e Borsellino. Ma solo nel 1994 sono riuscito a definire un’unità investigativa strutturata sulla base di studi compiuti con la Cia e l’Fbi e applicando le loro più innovative tecniche d’indagine”.

Era rivoluzionario il metodo d’inchiesta che univa alla tradizionale attività operativa anche quella di intelligence. Così lo Scico, con l’addestramento specifico dei suoi 700 uomini, era diventata una macchina da guerra. Avevamo una banca dati di voci per individuare tutti i boss. Avevamo una piattaforma informatica che venne anche premiata dall’Ue come la migliore tra le polizia europee”.

Puntavamo alle commistioni tra mafia e imprenditoria, ai soldi cosa nostra. Almeno fino al 1998…”.

Sono le prime settimane del 1998, ci arriva una segnalazione: Provenzano sta male. Ha bisogno di un urologo. Creo una squadra che inizia la caccia al boss. E’ un gruppo selezionatissimo: io, il mio vice, 2 ufficiali e 4 sottoufficiali a Palermo, oltre al procuratore capo Caselli. Avevamo telecamere ovunque. Iniziamo a battere una pista che ci porta dopo quattro mesi a perquisire casolari, un covo abbandonato da poco dal boss. Eravamo sulla pista buona sino all’imprevedibile…”.

Nel maggio del 1998 viene sciolto lo Scico a seguito del decreto dell’allora ministro dell’Interno Giorgio Napolitano del governo Prodi. La struttura creata viene azzerata. Con i miei collaboratori siamo così obbligati a chiudere i fascicoli pendenti e consegnare alle articolazioni periferiche le indagini più delicate”.

E l’inchiesta su Provenzano? (chiede il giornalista).

Finisce a Palermo perdendo di qualità e riservatezza visto che viene “spalmata” tra numerose unità investigative. Prima però, proprio il fatto di aver scoperto il covo ancora “caldo” mi aveva spinto a chiedere ai superiori di rinviare il mio trasferimento. Volevo concludere l’indagine visto che eravamo a buon punto. Ma della cattura di Provenzano non fregava niente a nessuno. Anzi, eravamo come colpiti da una maledizione. Io chiesi di poter posticipare la “presa” del mio nuovo incarico a Torino visto che non c’era urgenza: al mio predecessore, il generale Italo Pappa, non era stato ancora affidato alcun incarico. Feci presente che eravamo vicini a Provenzano ma nessuno volle sentire ragione”.

Che fine ha fatto la sua squadra, poterono continuare l’indagine per individuare il boss?

Macché. Il colonnello venne trasferito a Pisa e il capitano dopo un paio di incarichi venne assegnato al reparto tecnico logistico a Palermo. Gli fecero abbandonare ogni indagine e passò, come diciamo noi militari, a “contar coperte”. La squadra fu smembrata”.

Io non sono qui ad accusare ma a raccontare fatti che per dieci anni con sofferenza mi sono tenuto dentro. Però dovevo capirlo prima…”.

Pochi mesi prima ricevetti un richiamo ufficiale dal comandante generale Rolando Mosca Moschini per una mia dichiarazione al tg della Rai”.

Sostenevo che era intollerabile il sospetto di connubio tra mafia e politica in Sicilia per un paese democratico. Il comandante generale mi richiamò e questo influì sulla mia carriera, tanto che per essere promosso a generale di corpo d’Armata ho dovuto presentare numerosi ricorsi. Tutti vinti ovviamente“.

Certamente non mi ha aiutato. Di Provenzano interessava solo allo Scico. Non gliene fregava a nessuno, glielo ripeto. Comunque sono sempre stato un generale scomodo. Arrivai a Torino nel giugno del 1998, dopo qualche tempo chiesi dei fascicoli sull’Olivetti, volevo riaprire un accertamento fiscale su Carlo De Benedetti e dopo due settimane venni trasferito”.

E’ tutto documentato, basta chiedere al comando regionale del Piemonte. Chiesi delle carte delle precedenti verifiche sull’ingegnere e venni spedito a Roma. Sa a far cosa? Nulla. Per due anni. Ogni mattina andavo in ufficio, leggevo i giornali, guardavo la tv a cinque milioni di lire al mese: “a disposizione”. Ovvero nell’ozio assoluto imposto come comando e non certo cercato da me. Lunghissimi mesi nel congelatore”.

Non si è mai visto nella storia della Guardia di Finanza ricevere 12 encomi solenni. Non si è mai visto un investigatore con il mio curriculum rimanere in ufficio senza incarico e senza accuse”.

Ma c’è dell’altro:

Il fatto di aver condotto anche tutte le inchieste su Antonio Di Pietro con la procura di Brescia la considero, questa, una coincidenza. Di certo mi viene in mente il vecchi adagio “chi tocca certi fili”…”.

Certo, dopo aver svolto un servizio meritorio sugli intrecci mafiosi e imprenditoriali, su vari personaggi, sono nati tutti i guai”.

Inquietante.

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I respingimenti sono stati introdotti da Giorgio Napolitano

mercoledì, 20 maggio 2009

23 ottobre 1997. Il Ministro degli Interni, Giorgio Napolitano, interviene alla Camera dei Deputati:

Accanto ai controlli all’ingresso, sono indispensabili misure di efficace respingimento o espulsione di quanti siano penetrati (o nel momento in cui abbiano tentato di penetrare) clandestinamente nel nostro territorio. A questo riguardo vi è una casistica elaborata molto accuratamente nel disegno di legge”.

Il disegno di legge evocato dall’allora responsabile del Viminale, è quello che ha introdotto nel nostro ordinamento il Testo Unico sull’immigrazione. In vigore ancor oggi, sia pur con qualche modifica apportata per recepire una direttiva dell’Unione Europea.

Ebbene, il Testo Unico sull’immigrazione, all’articolo 10, statuisce quanto segue:

(continua…)

1997, Otranto: il centrosinistra opera un respingimento e muoiono oltre 100 albanesi

giovedì, 14 maggio 2009

Tommaso Di Francesco, il Manifesto (27 marzo 2007):

“Al di là dei fatti accaduti “a mare” resta ancora adesso tutta quanta la responsabilità, oggettiva e politica, del governo di allora – il primo governo di centrosinistra – per il cosiddetto “pattugliamento navale”.

Dieci anni fa si consumava la tragedia della Kater I Rades. Ad uno dei sopravvissuti, Krenar Xhavara, che incontrammo già nel 1997 e che fu portavoce delle famiglie dei profughi raccolti poi nell’ex caserma Caraffa di Brindisi, abbiamo rivolto alcune domande. Krenar ha perso nel naufragio la moglie e la figlia di sei mesi oltre che tutta la famiglia del fratello; lo raggiungiamo telefonicamente a Valona in Albania, parla sempre benissimo l’italiano, «l’ho imparato con la vostra televisione italiana, da quando avevo dieci anni ricordo che vedevo sempre le trasmissioni di Raffaella Carrà…poi ho imparato tante altre cose meno divertenti in italiano dopo che la nostra nave di fuggiaschi venne speronata e colata a picco. Ti parlo dall’Albania dove ormai tutto è incomprensibile, e tutti i politici, “tutti” sono lontanissimi dal popolo».

Nel venerdì santo del 28 marzo del 1997 la nave militare italiana Sibilla impegnata a far rispettare il blocco navale deciso dall’allora governo Prodi, speronò la carretta del mare Kater I Rades facendola colare a picco. Che cosa ti ricordi ancora di quei momenti?

Ho sempre davanti ai miei occhi quei momenti nei quali morirono più di cento persone. Mi ricordo il terrore di noi tutti, le urla, il rumore sordo dello scontro con la nave Sibilla che avvenne in acque internazionali violando tutte le leggi del mare senza alcun rispetto per le vite civili. Eppure tutte quelle persone fuggivano dalla guerra civile in Albania che era scoppiata perché Berisha voleva reprimere la rivolta popolare contro le Piramidi finanziarie che lui e il suo governo avevano favorito. C’erano già molti morti nelle città albanesi, a nord come a sud. Io avevo già trovato riparo in Italia ed ero tornato per prendere la mia famiglia e quella di mio fratello, lì la situazione era gravissima, si sparava dappertutto, le caserme erano assaltate, le armi giravano dappertutto, così abbiamo pensato di spostare le famiglie e portarle in Italia. Certo non avremmo mai pensato di fare quella fine quando siamo partiti quella sera che nessuno di noi potra mai dimenticare, soprattutto chi come me ha perso la moglie e la figlia di sei mesi, o come mio fratello che ha perso tre figli e la moglie. Io non me la scordo, il fatto è che siamo stati dimenticati da tutti, messi da parte. Quella sera, dopo un’ora che eravamo partiti da Valona, appena dopo avere superato l’isola albanese di Sezano, siamo stati accostati ancora in acque albanesi dalla nave militare italiana Zefiro, che non fece però manovre pericolose. Ci avvertivano solo con il megafono di tornare indietro. Noi eravamo troppo disperati e abbiamo scelto di andare avanti. Allora abbiamo visto, anche se era inverno e buio pesto, peggio che di notte, arrivare dalla direzione di Brindisi un’altra nave militare. Era buio, ma vedevamo bene tutto quello che accadeva davanti ai nostri occhi, aveva scorto perfino un militare italiano che ci puntava la mitragliatrice contro dalla nave. Dopo un’ora e mezza di inseguimento è arrivato un elicottero, credo della Zefiro e dieci minuti dopo l’elicottero, è arrivata la nave Sibilla che stava attaccata dietro di noi e che ha colpito la nostra nave. E’ stata una cosa terribile.

(continua…)

Respingimenti ed amnesie

mercoledì, 13 maggio 2009

(via DestraLab), Riccardo Barenghi – alias: Jena – su La Stampa:

“Il respingimento degli immigrati è l’ennesimo esempio di politica criminale della destra, vi ricordate quando la nostra Marina militare affondò un barcone provocando la morte di oltre cento albanesi? Ma guarda che allora governava la sinistra. Ops…”.

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